Commercio, Beneduce (FI): Nel 2016 una vera ecatombe per gli esercizi

Commercio, Beneduce (FI): Nel 2016 una vera ecatombe per gli esercizi

La consigliera regionale: “La crisi è sotto gli occhi di tutti: serrande abbassate, molti quartieri stanno perdendo la loro identità, la loro morfologia”


NAPOLI – Il 2016 è stato un vero disastro per i vari esercizi e le attività commerciali nella Regione Campania. “Da un’indagine statistica riportata e commissionata da un noto giornale quotidiano risulta che 9421 esercizi commerciali sono stati chiusi; i più colpiti sono bar, ristoranti, librerie e negozi di abbigliamento; 2082 alberghi o ristoranti si trovano in gravi difficoltà”, così commenta la consigliera di F.I., dott.ssa Flora Beneduce ed aggiunge: “La crisi è sotto gli occhi di tutti: serrande abbassate e non è per l’orario, il giorno e la stagione talvolta con una semplice dicitura “chiuso per crisi”; e poi cartelli di varie dimensioni di affittasi e di vendesi di vari locali commerciali tappezzano ormai le strade dei nostri quartieri. Le vie principali, ma anche quelle periferiche delle nostre città, si stanno desertificando, molti quartieri stanno perdendo la loro identità, la loro morfologia.

È chiaro che non è soltanto un’attività commerciale che si chiude, fatto già di per sé grave per la relativa e conseguente perdita dei posti di lavoro non più recuperabili, ma è altresì grave che è in via di estinzione una categoria sociale, quella dei commercianti, che nel periodo industriale ha rappresentato un’ossatura fondamentale per lo sviluppo del nostro commercio con la conseguente trasformazione anche dell’aspetto socio-culturale della nostra società.

Nel lontano 1865 Il codice di commercio italiano definisce tale figura come “colui che esercita atti di commercio e ne fa la sua professione abituale”. Oggi questa figura, affiancata a quella del piccolo imprenditore, sta scomparendo. Siamo al time out.

Come si può ovviare a tutto questo? Cominciamo dall’analisi dei costi di affitto, oggi troppo alti, che un esercente è costretto a sostenere mensilmente, e spesso tra difficoltà di vario genere; un affitto non più sostenibile, in mancanza di un profitto adeguato e dignitoso per il crollo delle vendite.

Dove sono le istituzioni? Che propongono? Purtroppo le istituzioni sono completamente assenti, né difendono opportunamente la categoria degli imprenditori; come denunciano le associazioni di rappresentanza dei commercianti; le istituzioni dunque sono complici di questo sfascio totale.

Gravissime le conseguenze agli occhi di tutti. La microcriminalità infatti trova ampio spazio in questa situazione di degrado esercitando una attività predatoria senza limiti e costringendo, il più delle volte, gli esercenti alla cessazione dell’attività. Questo accade non solo nei quartieri meno ricchi ma anche in quelli più benestanti. Dietro ogni negozio che si chiude c’è, di fatto, una storia di difficoltà, di rassegnazione, di dolori; non è solo una questione economica e sociale, ma è in gioco anche la dignità personale lavorativa, costruita in anni e anni, con sacrifici enormi, con professionalità ed esperienze acquisite sul campo e spesso trasferite di generazione in generazione.

Analizzo un altro dato: l’espansione, a qualche Km. dalla città, di centri commerciali del tutto spersonalizzanti, dove enormi masse di individui si disperdono, alla ricerca dell’occasione unica, soprattutto nei week-end.

E infine ultimo – ma non ultimo- dato da considerare è lo sviluppo del commercio in rete, che si espande sempre di più ed in modo molto concorrenziale.

Tiro le somme occorre impegnarsi un po’ tutti per non interrompere la creatività e l’efficienza di una rete di piccoli e medi esercizi, tra cui alcune botteghe storiche che, ognuna per la sua specificità, offrono un servizio alla comunità tutta, con garbo e cortesia pur tra enormi difficoltà e disagi.

Non dimentichiamo inoltre che i commercianti, con la loro presenza sul territorio, rappresentano anche un punto di riferimento per la sorveglianza e il soccorso nelle vie, poiché ne assicurano la cura e la pulizia, e sono di fatto luogo fondamentale di incontro nei quartieri della nostre città.

Ma la immaginate una città senza negozi? Senza insegne luminose, senza vetrine colorate che attirano la nostra attenzione, ci distraggono e ci accompagnano? È un po’ come immaginare un corpo senza un’anima. Facciamo attenzione perché sembra proprio questo il destino delle città future; senza negozi le vie diventerebbero solo luoghi di passaggio, e non più luoghi fondamentali di incontro anche per scambiare una qualche notizia sul quartiere, luoghi di conforto e di compagnia anche per chi vive in solitudine. È uno scenario a cui non vorrei assistere: scendere in strada e non riconoscere più la mia città”.

COMUNICATO STAMPA