Consulenza finanziaria: la crescita passa dal binomio costi-rischi

Consulenza finanziaria: la crescita passa dal binomio costi-rischi

Sono dati e numeri a testimoniare una crescita costante sia dei risparmiatori sia del giro d’affari


La consulenza finanziaria negli ultimi anni ha fatto registrare un’impennata della raccolta. Sono dati e numeri a testimoniare una crescita costante sia dei risparmiatori sia del giro d’affari. Il trend è riscontrato principalmente nel Regno Unito, in considerazione degli effetti positivi della nuova regolamentazione RDR che riducono le commissioni sui prodotti finanziarie a vantaggio delle cosiddette fee-only, ossia di quei costi legati alle consulenze continuative e durature nel tempo.

Da Londra è partito anche il boom della consulenza finanziaria indipendente, mentre scendono gli investimenti diretti, a testimonianza della crescente fiducia nel mix tra consulenza umana e supporto digitale. I numeri arrivano a supporto di questa crescita, visto che nel Regno Unito l’80% delle fonti di reddito dei consulenti finanziari inglesi è costituito dalle consulenze indipendenti, mentre la consulenza su base ristretta scende al 16%. Anche l’Italia si è adeguata al trend, inizialmente con la “classica” diffidenza, poi con sempre maggiore fiducia nei confronti di una serie di strumenti che propongono vantaggi interessanti per i risparmiatori di ogni “taglia”.

Gli investitori presenti sul territorio nazionale hanno carpito l’importanza della progressiva diminuzione dei rischi e dei costi, a fronte di guadagni “spalmati” alla distanza. Il vantaggio delle consulenze continuative si riflette anche sugli stessi operatori di mercato, che guadagnano il 41% del fatturato totale delle ongoing adviser charges, superando anche le quote iniziali. Una consulenza finanziaria indipendente cela quindi vantaggi importanti per tutti gli attori in causa, purché si valuti con attenzione il rapporto tra rischi e costi.

Tali variabili influiscono in maniera importante sui rendimenti. Sembra banale ricordare che tutto quello che si risparmia alla voce costi e commissioni resta investimento puro e può essere immesso sul mercato con la prospettiva di ottenere un rendimento più alto. Da questo punto di vista, sia in Italia che nel Regno Unito, gli investitori hanno cominciato da diversi mesi una “corsa” agli ETF, le cui commissioni sono letteralmente “decimate” se confrontate ai costi di gestione portafoglio di altri strumenti finanziari concorrenti. “Un investimento così attento ai costi può essere vantaggioso sia per coloro che hanno a disposizione piccole cifre, sia per i grandi investitori: per entrambi, le parole d’ordine possono e devono essere flessibilità e commissioni minime”, come spiegano gli esperti di Moneyfarm.

In materia di commissioni, il Regno Unito fa registrare una crescita della raccolta delle società di consulenza. A confermarlo è l’Associazione dei Consulenti Finanziari Inglesi (APFA) nel quinto rapporto annuale sull’andamento finanziario pubblicato su Advisoronline.it. Le società britanniche hanno raccolto 3 miliardi di sterline nel settore del Retail Investments, facendo registrare un +9.3% rispetto al 2015. Un andamento parzialmente anomalo: se nel Regno Unito diminuiscono i clienti, al contempo i consulenti si concentrano su quella fascia di mercato capace di remunerare maggiormente gli sforzi lavorativi. Ancor più evidente il guadagno delle fee di consulenza continuativa, la cui crescita ha sfiorato il 20%, a fronte di un calo del 7% delle commissioni sui prodotti d’investimento. Nonostante la già citata crescita delle commissioni di consulenza non hanno compensato l’aumento dei costi legati alla compliance per una contrazione dei profitti lordi – al netto delle imposte – del 6.7%.