Jardim come Sarri: ritratto del mago del Principato

Jardim come Sarri: ritratto del mago del Principato

Anche l’allenatore che ha riportato in alto il Monaco non ha mai giocato tra i professionisti


“I calciatori devono sempre allenarsi con il pallone: avete mai visto un pianista esercitarsi senza pianoforte?”. È questa la frase che sintetizza meglio il credo calcistico di Leonardo Jardim, uno degli allenatori emergenti in questa stagione a livello europeo, capace di riportare il Monaco a vincere la Ligue 1 e di qualificarsi per le semifinali di Champions League. Questa è la storia di quello che la stampa ha definito “il mago del Principato”.

Così come Maurizio Sarri e come Arrigo Sacchi prima di loro, Leonardo Jardim non ha mai giocato a calcio tra i professionisti. È sempre stato uno studioso del gioco e della tattica. Studi e ricerche che gli hanno permesso di prendere il patentino da tecnico nel 1996, a soli 24 anni. Capace come l’attuale allenatore del Napoli e come Allegri della Juventus di creare un sistema di gioco basato su un ordine estremamente preciso degli uomini in campo, Jardim inizia la sua carriera tra i dilettanti portoghesi prima di sbarcare in Grecia e iniziare a vincere Campionato e Coppa Nazionale con i biancorossi dell’Olympiakos.

Tre anni fa lo sbarco nel Principato. Tre stagioni in cui Jardim ha visto partire i giocatori migliori verso altri lidi, ma forte del suo sistema di gioco ha saputo ricostruire squadre sempre competitive fino al culmine raggiunto in questa stagione, dove ha sbaragliato la concorrenza di PSG e Nizza e ha riportato il titolo a Monaco.

Nato in Venezuela da genitori portoghesi, si è laureato con una tesi sui calci d’angolo a Euro 1996 basata sull’assunto che dalle situazioni su calci da fermo nasce il 50% delle reti. Un argomento a quel tempo non ancora curato dai tecnici come oggi, ma che rende bene l’idea della visione proiettata al futuro dell’allenatore portoghese.

Per questa sua lungimiranza tattica Jardim è stato definito dalla stampa di settore come il “mago del Principato”. Il secondo personaggio a cui è stato dato il soprannome dopo François Blanc, l’uomo che inaugurò il Casinò di Monte Carlo nel Principato di Monaco nel 1868, chiamato mago di Monte Carlo per il suo talento e il suo successo come imprenditore. Jardim e Blanc, due personaggi carismatici che hanno portato il piccolo stato al confine tra Francia e Italia al top dei rispettivi campi.

Una carriera costellata di primati di precocità quella di Jardim. Non tanto per i titoli delle sue squadre – oltre al campionato col Monaco ha vinto solo una terza divisione portoghese con lo Chaves e una seconda con il Beira Mar – quanto per la velocità con cui è arrivato al grande calcio. A 24 anni è stato il portoghese più giovane a conseguire la licenza Uefa, a 27 anni ha avuto la prima esperienza come membro di uno staff tecnico e due anni dopo era già capo-allenatore del Chaves. Con la squadra di terza divisione vince il campionato e viene chiamato in seconda dal Beira Mar da cui viene esonerato per contrasti con la società. Nella stagione 2011/12 passa al Braga e lo porta al terzo posto nel campionato di Serie A portoghese, il secondo miglior risultato nella storia del club. Da qui il passaggio all’Olympiacos e, nel 2014, al Monaco.

Un’altra delle doti che stupisce di Jardim è la capacità di modellare le sue squadre a seconda dei giocatori a disposizione, mantenendo immutati i principi guida dell’ordine e della gestione della palla. Il Monaco uscito ai quarti di finale di Champions League tre anni fa con la Juventus era una squadra che segnava poco e subiva ancora meno. Quello presentato quest’anno è un team che fa del gioco offensivo l’arma principale, una macchina da gol che ha fatto innamorare l’Europa del calcio e che ha lanciato campioni come Mbappé, attaccante di 18 anni capace di realizzare 16 reti nelle ultime 16 partite con i monegaschi, e rilanciato centravanti finiti nel dimenticatoio come Radamel Falcao. Due punte esaltate dal sistema di gioco di Jardim che ha avuto anche l’intuizione di trasformare il terzino Fabinho in centrocampista davanti alla difesa rendendolo un uomo mercato ricercato dalle big europee e che ha esaltato le doti di talenti ancora inespressi come Lemar, Mendy e Bernardo Silva.

Capacità di adattamento, idee ben definite di gioco, carisma da vendere e un carattere a tratti spigoloso, ma che ha fatto innamorare migliaia di tifosi in tutto il mondo. Questo e molto altro è Leonardo Jardim, un tecnico pronto al grande salto verso il top del calcio mondiale.