‘NAGioia, i sali-scendi in collina verso il complesso di Parco Grifeo

‘NAGioia, i sali-scendi in collina verso il complesso di Parco Grifeo

Nuova tappa alla riscoperta della Città obliqua che vive imperterrita tra luci ed ombre, opulenza e realtà, fato e raziocinio


NAPOLI – Da Napoli a quasi Capo nord. Basta una salita, ricca di curve, per lasciare la polis, giungere alla sua acropoli e toccare l’Olimpo. Parco Grifeo in altitudine sembra far concorrenza alla collina dei Camaldoli, il punto più alto della Città. Vive isolato, sommerso tra dune in asfalto ed nel mezzo di orgogliosi e nobili palazzi storici, in nome di un lusso che preferisce non mostrarsi e compirsi di privacy.

Parco Grifeo è un complesso residenziale che parla il liberty di fine ottocento. Giace alle spalle del Castello Aselmayer, all’altezza della parte di Corso Vittorio Emanuele che dà sul Parco Margherita, e, con diffusi terrazzamenti, gioca d’anticipo sulla collina del Vomero. Napoli, ormai lo sappiamo, di anfratti e sali- scendi carichi di mistero ne possiede a divinità.

Di tornanti ed arabeschi con palazzoni ricchi e carichi di sfarzo se ne trovano anche in Via Palizzi, alle spalle della funicolare di Via Cimarosa. Attori e personaggi celebri hanno abitato questi posti, respirando un’inconsueta paradossale atmosfera: villica, ma a pochi passi della dimensione del pieno Vomero. Anche da qui il tasto del rec dà sempre le stesse immagini panoramiche, e riesce a mettere a fuoco addirittura le visuali più alte di Capri e delle coste sorrentine.

Lontana, invece, anni luce da ogni tipo di ostentazione, vive la Salita Due Porte all’Arenella che prende il nome da due portici, ancora esistenti, da cui è possibile accedere a lunghi corridoi che ci accompagnano all’ennesima terrazza di Napoli. Tra le tre calate è certamente la più antica, come testimonia anche la famosa mappa del Duca di Noja del 1775, il più antiquato degli atlanti del territorio partenopeo.

In questa come in tante altre zone s’assiste all’ellissi della modernità, che sembra ricomparire solo all’accesso Via Bernardo Cavallino. Qui ci è passato Dio Crono e ha disposto l’eternità di questo luogo. Notti senza tempo si passerebbero a Napoli, esplorando le lune e i falò delle sue poliformi realtà.

Il sali-scendi delle strade senza né rampe, né scale, non s’arresta: la Città obliqua vive imperterrita tra luci ed ombre, opulenza e realtà, fato e raziocinio. Non vuol saperne di scoprirsi, Napoli: occorre catturarla sempre in ogni dettaglio, minuta sineddoche del suo mistero e, ad ogni spiraglio di oracolo svelato, a ciascuna perla di tesoro rubato, arricchito se ne va, l’audace e sensibile esploratore.