L’omicidio di Vincenzo e la lucida follia del mostro di Giugliano

L’omicidio di Vincenzo e la lucida follia del mostro di Giugliano

Una dissimulazione durata oltre 20 giorni. Un mare di bugie anche ai carabinieri. Ciro potrebbe non essere l’unico assassino


GIUGLIANO – Un racconto che sembra uscito da un film dell’orrore per efferatezza, violenza e crudeltà: un corpo senza vita sciolto con l’acido cloridrico, fatto a pezzi e murato. Invece è successo a due passi da casa: tra Giugliano, Aversa e Ponticelli. L’ultimo capitolo del triangolo amoroso tra Vincenzo Ruggiero, 26enne gay di Parete, la trans Heven Grimaldi e Ciro Guarente, dipendente civile della Marina Militare, è andato in scena ieri quando i carabinieri che stanno indagando sul caso si sono recati in un box situato in un quartiere popolare di Ponticelli e murato in un tombino hanno trovato brandelli di un cadavere che potrebbe essere quello di Vincenzo ma al corpo mancano la testa e le braccia. Secondo gli investigatori l’assassino avrebbe tentato prima di sciogliere e poi di occultare i resti della vittima. I militari ci sono arrivati grazie ad accurate indagini sugli spostamenti di Ciro Guarente che nei giorni immediatamente successivi al delitto è stato più volte avvistato nel garage di Ponticelli che si trova a due passi da casa della madre.

Un quadro totalmente diverso rispetto alla testimonianza fornita dall’ex militare che inizialmente aveva parlato di una morte a seguito di una caduta accidentale avvenuta al culmine di una lite. Seconda la sua prima testimonianza poi avrebbe gettato il corpo in mare lungo la costa di Licola ma la corrente e il basso fondale del litorale domitio avrebbero fatto riaffiorare il corpo pochi giorni dopo. I carabinieri fin da subito hanno nutrito forti dubbi sulla sua versione e per questo hanno continuato a scavare fino alla scoperta di ieri.

Sullo sfondo resta la lucida follia di Ciro che adduceva la fine della sua storia con Heven all’amicizia, diventata poi convivenza, con Vincenzo. Per tutto questo tempo, cioè da quando il 7 luglio si è appresi della scomparsa del 26enne, l’ex militare ha finto davanti a tutti: famiglia, amici parenti e anche davanti alla stessa Heven. La rassicurava dicendo che Vincenzo si era allontanato volontariamente per proseguire la relazione con un altro uomo. Ha finto anche quando all’alba del 28 luglio i carabinieri di Aversa gli hanno mostrato il filmato che lo incastrava: pochi secondi in cui si vede Ciro che carica sulla sua auto alcune valigie e un sacco nero molto pesante, dove presumibilmente era occultato il corpo del ragazzo. Una dissimulazione che è andata avanti per giorni mentre Ciro continuava nelle sue normali attività.

Resta ora da capire se l’assassino abbia agito da solo e come sia riuscito a non dare nell’occhio, in un quartiere che è notoriamente nelle mani della criminalità organizzata, mentre scioglieva e faceva a pezzi il cadavere di un ragazzo in un garage a pochi metri da abitazioni e bar. Sui resti sarà effettuata l’autopsia che prima di tutto dovrà affermare con certezza che quei brandelli appartengono al corpo di Vincenzo e potrà aiutare a chiarire la dinamica, visto che al momento non è chiaro in quali circostanze il 26enne abbia trovato la morte. L’unica cosa certa è che questo giallo è ancora lontano dall’avere una soluzione.