Pietro De Martino: un giuglianese dell’entourage di Luca Giordano a lavoro in provincia

Pietro De Martino: un giuglianese dell’entourage di Luca Giordano a lavoro in provincia

Diverse le opere a Napoli, Aversa e Casoria di un artista caduto nell’oblio


 

GIUGLIANO – Il destino a volte gioca brutti scherzi, coloro che si prodigano per lasciare una traccia del proprio passaggio, spendersi per una comunità, a volte cadono nell’oblio più totale. Così è stato per un giuglianese vissuto qualche secolo fa; Pietro de Martino, artista attivo tra la seconda metà del ‘600 e il primo quarto del ‘700 di cui, per un caso o per un altro, molte opere sono andate perdute. Non sappiamo quando visse precisamente, nato forse tra gli anni ’50 e ’60 del ‘600 (o anche dopo), morì nel 1736. Fu allievo di Luca Giordano, che con una certa sicurezza seguì anche in Spagna tra il 1692 e il 1702, lavorando certamente al fianco del grande maestro alla decorazione di Palazzo Medici-Ricciardi, all’Escorial e al Palazzo Reale di Madrid.

A Napoli ha lasciato svariate opere in varie chiese, tra cui la Pietrasanta, santa Teresa degli Scalzi, l’Ospedaletto, ma “la migliore di tutte l’opere sue” come afferma de Dominici, il celebre biografo degli artisti napoletani, è a Casoria, nella chiesa di san Mauro, ovvero la tela col santo eponimo in gloria, oltre che vari affreschi nell’attiguo oratorio. Oltre questo vi è per importanza il ciclo (12 tele) delle storie della vita di san Benedetto nell’omonima chiesa ad Aversa, del 1701, uno dei più lunghi in Campania sulla vita del santo. Da quel poco che ci è rimasto possiamo vedere un artista certo di buon livello, che come il maestro sapeva adattarsi alle più svariate committenze, spaziando da una pittura manierista assai particolare che sembra quasi rispecchiare Rosso Fiorentino e i maestri toscani, non lasciando da parte un certo patetismo, a un barocco che già sfocia nel rococò da una parte, e dall’altra in un certo classicismo.

Un artista capace di temperare la teatralità e pomposità di questo stile, senza arrivare ad eccessi scenografici, certo vicino alla scuola Romana, a quella di Tiepolo e Pietro da Cortona anche, che aveva studiato con molta probabilità seguendo il maestro, che per portarlo con sé doveva considerare certo un valido aiuto. Non ci è dato ad oggi sapere quale stile l’artista privilegiasse, data la scarsità di opere. Il destino beffardo ha voluto sottrarre a noi posteri la conoscenza di questo giuglianese. Ciò che possiamo fare è però preservare quel che è rimasto, molte sue opere versano in pessime condizioni, e approfondire da queste la vicenda artistica di un altro grande artista del ‘600 Napoletano, che come il suo metaforico successore vissuto un secolo dopo, Nicola Cacciapuoti, la Storia ha relegato ad artista quasi sconosciuto.