Dries Mertens è un “centravanti senza alcun senso”

Dries Mertens è un “centravanti senza alcun senso”

Un tempo ad altissimi livelli costa tantissimo alla Lazio che svanisce letteralmente nel secondo tempo. Napoli impressionante nel gestire con “normalità” ciò che altrimenti sarebbe stata una “situazione complicata”. Mertens capolavoro

@Saverio Nappo

NAPOLI –Numeri, dati, cifre, statistiche. E comparazioni. Il Napoli 2017/2018 è una squadra con una caratteristica importante, determinante rispetto alle ultime edizioni: centra molto di più la porta. I numeri non mentono, e raccontano questo cambiamento (forse) decisivo. Nella stagione 2015/2016, l’attacco fagocitato da Higuain raggiungeva la percentuale di precisione al tiro del 48%. L’anno scorso questa quota è salita fino al 50%. Oggi, invece, dopo cinque giornate di campionato siamo al 65%.”. Comincia così un’analisi numerica pubblicata questa mattina dai colleghi de ilNapolista. I numeri, freddi e incontestabili, sono tra i migliori giudici e maestri che si possano trovare su questo pianeta. Anche e, nel nostro caso, soprattutto quando l’oggetto dell’analisi è l’andamento/crescita di una squadra che è tra le candidate allo scudetto. Ci dicono che questa squadra non è più centravanti-centrica da almeno due stagioni e che il vero centravanti sono tutti e nessuno in particolare. L’uomo che occupa la posizione al centro dell’attacco bianco azzurro non può essere catalogato esattamente come centravanti: difatti, se l’attacco della squadra è globale, Dries Mertens occupa un ruolo senza senso. E, in questo caso, non è assolutamente un’accezione negativa.

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Callejon esulta abbracciato da Dries Mertens: quello di ieri è il suo 50 goal in campionato su 66 totali in azzurro

Dries Mertens
Dries Mertens è la boa alla quale ti aggrappi quando sei un bambino e non riesci a mantenerti a galla per tanto tempo. Dries Mertens è il coniglio che puoi pescare dal cilindro. Dries Mertens è il cilindro. Mi ricorda i ragazzini di Napoli, già esperti anche se sono al mondo ancora da troppo poco tempo. Mi ricorda quelli della provincia, portati a spingersi sempre più in là del portone di casa, attirati dalla grande città così vicina ma ancora troppo lontana da loro. Dries Mertens è l’adorabile conseguenza del processo evolutivo del calcio secondo Maurizio Sarri. Trovatosi costretto a fare di necessità virtù, il Mister si è fidato di un’intuizione venutagli durante un’amichevole estiva in Germania contro l’Herta Berlino, due estati fa. Ed ha avuto ragione. Perché Dries Mertens è la ragione. Leggero, elastico, scattante, pronto, con la “cazzimma”. E ancora, con entrambi i piedi fatati, con le idee che viaggiano con quattro secondi di anticipo sulle azioni. Tanti gli sono bastati per cercare e trovare con lo sguardo il pallone allontanato da Strakosha, raggiungerlo, focalizzare la porta e certificare come “unica cosa da fare” ciò che le sue idee avevano già disegnato nella sua testa. Dries Mertens è il Napoli anche se il Napoli non è Dries Mertens. Anzi, si potrebbe dire che Dries è Mertens proprio perché il Napoli non è Dries Mertens. L’entità calcistica costruita da Maurizio Sarri è omogenea ed eterogenea assieme. Essa esiste come collettivo, all’interno del quale ogni singolo fa la sua parte. La sua e sua soltanto. Come ogni organo di cui è composto il copro umano.

 

Dries Mertens, meraviglia su prato verde

Nell’immediato dopo partita dell’Olimpico, gli studi di Sky Sport sputano una definizione del 14 del Napoli: un centravanti senza senso. Letta così, a freddo, sembrerebbe quanto di più lontano possa esserci per descrivere il peso specifico che Dries Mertens ha in campo e quanto il suo calcio ordinatamente entropico riesca a spostare l’orientamento dell’andamento delle partite. Invece, guardando le facce stupite della D’Amico, di Billy Costacurta e degli altri ospiti in studio, è subito chiaro quanto fosse difficile per i loro abiti di classe riuscire a contenere l’imbarazzo nel non avere le parole giuste per dare un senso al multiverso generato da Dries Mertens. E, allora, non c’è altro da dire se non che «è un centravanti senza senso» che fa cose difficili facendole sembrare facili, su campi difficili dove giocare non è mai facile. Non è un caso che Paolo Condò, analizzando l’arcobaleno del parziale 1-3, abbia ricordato che, in una vita passata, di questi tempi, un goal molto simile (ma col sinistro, ndr) lo segnò Diego Armando Maradona, proprio alla Lazio. Però quello era un altro Napoli – fortissimo –, aggrappato in modo vitale al genio del Pibe de Oro. Quello di oggi è un Napoli libero da dipendenze, che si nutre di spazi e opportunità, capace di centellinare energie attraverso il controllo del ritmo del gioco. Anche per questo non è necessario dargli un senso ordinario: Dries Mertens è una meravigliosa ciliegina su una torta perfetta o quasi. Sapete chi sia lo chef, vero?

Se non ne avete abbastanza di Dries Mertens, potete gustarvi questa carrellata meravigliosamente montata da Score90