Il marito è grave, ma Rosetta deve lavorare a Firenze: la disperazione di una docente giuglianese

Il marito è grave, ma Rosetta deve lavorare a Firenze: la disperazione di una docente giuglianese

L’anno scorso era stata trasferita al V circolo di via Pigna. L’appello: “Non so più cosa fare, aiutatemi”

@Raffaele Silvestri

GIUGLIANO – Andare a Firenze per svolgere a tempo pieno il suo lavoro di insegnante di ruolo, allontanandosi da un marito gravemente ammalato di Alzheimer e dai suoi due figli, studenti universitari. Oppure rinunciare all’unica fonte di reddito vero di famiglia, fatta salva la pensione di invalidità del coniuge da 700 euro al mese, e restare a prendersi cura di Francesco tra enormi difficoltà. Più che un dilemma dai toni shakespeariani, un autentico dramma che Rosetta Pennacchio, docente giuglianese, sta affrontando in questi difficili giorni con i suoi cari nella sua casa di via Nuova Sant’Antonio, nei pressi dello svincolo dell’asse mediano di Giugliano.

LA STORIA

Il lavoro di insegnante di scuola primaria porta Rosetta a girovagare in lungo e in largo, soprattutto in Nord Italia, come tanti suoi colleghi. Trova impiego a Novara nel 2011, e resta nella città del Piemonte per tre anni ma nel frattempo le condizioni di suo marito – ammalatosi del terribile morbo nel 2008 – cominciano ad aggravarsi, dando il via all’odierno calvario. Anche perché il marito perde il proprio lavoro, in nero, senza ricevere quindi contributi, e riceve invalidità e accompagnamento attraverso la legge 104.

Novara è troppo costosa, si torna a Napoli dove possibilità non ce ne sono, Rosetta allora fa domanda a Firenze ed entra in graduatoria, nel 2014 ottiene un incarico annuale a Scandicci ma rifiuta per stare con il marito, l’anno dopo viene assunta. Fa richiesta di accesso alla mobilità straordinaria ma non riesce ad ottenerla, lo scorso anno scolastico per lei inizia nuovamente a Firenze ma qualche settimana dopo, il 4 ottobre, arriva una buona notizia: assegnazione provvisoria al V circolo di via Pigna nel quartiere Casacelle, a Giugliano, proprio a pochi minuti da casa, con la possibilità di poter contemporaneamente lavorare e accudire il coniuge, non più autosufficiente anche per le proprie necessità primarie. Quest’anno, invece, niente trasferimento e una situazione disperata da affrontare, rivolgendosi anche alla stampa.

L’APPELLO DI ROSETTA

“Io e i miei figli stiamo affrontando una situazione più grande di noi – ci racconta – lo Stato riconosce la malattia di mio marito, dichiarato non autonomo e incapace di intendere e volere dal Tribunale di Napoli, ma non mi dà la possibilità di assisterlo, perché dovrei rinunciare al mio lavoro. Con i miei figli facciamo i turni per l’assistenza, perché c’è bisogno di due persone fisse a casa e non possiamo permetterci la presenza di un infermiere privato”. E sulle possibilità di un nuovo trasferimento: “Ho fatto regolare domanda, ma è stata data precedenza ai coniugi dei militari ex Legge 100, non sono riuscita a rientrare tra i beneficiari ed ora non so più che fare. Chiedo aiuto a chiunque possa fare qualcosa, e chiedo alla stampa di diffondere il più possibile il mio appello affinché non resti inascoltato”.