Infermiera cade con in braccio un neonato: grave bimbo di 2 mesi

Infermiera cade con in braccio un neonato: grave bimbo di 2 mesi

L’incidente è avvenuto quando il piccolo è stato trasferito da un reparto all’altro


infermiera

NOCERA INFERIORE – Un bambino di due mesi è ricoverato in prognosi riservata dopo che ha battuto la testa a seguito di una caduta rimediata mentre un’infermiera lo trasferiva da un reparto all’altro dell’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore. I fatti si sono verificati nel week-end appena trascorso. Il piccolo, nato a Milano, aveva accusato una crisi respiratoria che aveva convinto i genitori a portarlo al pronto soccorso. Dopo averlo visitato, il medico di turno ha allertato il reparto di pediatria che sarebbe stato necessario il ricovero.

Il bimbo è stato affidato ad un’infermiera che lo ha avvolto in un telo e lo ha preso in braccio. Lungo il corridoio che collega il primo soccorso a pediatria, la donna è inciampata su una rampa di scale trascinando con sé il fagotto che aveva in braccio e travolgendo il neonato. Il piccolo ha battuto la testa e ha riportato un ematoma nella regione occipitale. Le grida della mamma hanno allertato gli altri operatori sanitari e il bambino è stato ricoverato d’urgenza per trauma cranico in prognosi riservata. I medici, dopo gli esami di rito, hanno predisposto il trasferimento all’ospedale pediatrico Santobono di Napoli. Il piccolo paziente non ha vomitato e non ha perso conoscenza ma le sue condizioni restano comunque gravi.

I medici delle due strutture sanitarie, quella salernitana e quella napoletana, restano in costante contatto per monitorare la situazione. Il bimbo dovrebbe essere fuori pericolo ma restano tanti dubbi sulle modalità in cui si è verificato questo incidente. Perchè l’infermiera non ha utilizzato una culletta per il trasferimento? Il direttore sanitario dell’Umberto I ha ammesso che l’ospedale non ha in dotazione questo strumento per i trasferimenti da un reparto all’altro e che l’infermiera non è mai incappata in un incidente del genere. Parole che forse non bastano a giustificare il fatto che in alcune strutture ospedaliere campane anche le operazioni di routine possano nascondere pericoli mortali per i pazienti.