“Così ho riempito Napoli di cocaina”, le dichiarazioni del killer pentito

“Così ho riempito Napoli di cocaina”, le dichiarazioni del killer pentito

Mariano Torre, killer del clan Lo Russo, è divenuto collaboratore di giustizia due settimane fa


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NAPOLI – E’ un fiume in piena Mariano Torre, killer del clan Lo Russo di Miano e pentitosi lo scorso 30 novembre.

Torre decide di diventare collaboratore di giustizia la settimana prima della sentenza che lo ha condannato al secondo ergastolo per l’omicidio della vittima innocente di camorra Genny Cesarano.

Al pm della Dda partenopea, Enrica Parascandolo, racconta degli omicidi, del racket e di come il clan ha letteralmente riempito Napoli di droga, in particolare di cocaina.

Torre parla di un sistema di “puntate”, simile a quello della borsa, sui carichi di stupefacente provenienti dall’Olanda o dal Sud America. In poche parole si scommette sulla capacità di un carico di droga di varcare la frontiera, di sfuggire alla giustizia e di giungere intatto dal Sud America a Napoli.

Una volta che la droga giunge sana e salva a destinazione, ecco che lo scommettitore riscuote il denaro. Ed è con questo sistema, secondo Torre, che il clan ha riempito di droga la città grazie ai broker della cocaina, che portano la cocaina a Napoli che poi passa nelle mani degli intermedi e dei pusher nelle piazze di spaccio.

Torre poi ha raccontato e confessato gli omicidi commessi durante la sua carriera da killer del clan. «Prima che uscisse Carlo non avevo mai ucciso nessuno, per questo dico che i Lo Russo mi hanno rovinato la vita e Carlo Lo Russo in particolare. Prima della sua scarcerazione facevo già parte del clan, mi occupavo di droga ed estorsioni ma non avevo mai ucciso nessuno, ho solo partecipato all’agguato a Francesco Sabatino, nel periodo in cui Salvatore Scognamiglio aveva fatto la scissione, o meglio, aveva tentato di estromettere Antonio Lo Russo dal comando del clan».

Il killer pentito va avanti: «Mi viene chiesto se abbia avuto rapporti con Ettore Bosti di Nunzio, cugino di Ettore Bosti, genero di Mario Lo Russo e dico che lo conosco bene, perché è il cognato di Luciano Pompeo: Ettore faceva le puntate di droga dall’Olanda, erba e cocaina, insieme ad un altro ragazzo che ci ha detto essere suo cugino; Ettore faceva puntate di droga assieme a Vincenzo Lo Russo e a Marco Corona».

Non solo droga e morti ammazzati nel racconto di Torre. Ma anche investimenti, fatti a Roma e a Napoli, per riciclare i soldi della droga e del racket.