Passeggiando #pgiugliàn, Scipione a Liternum

Passeggiando #pgiugliàn, Scipione a Liternum

In riva al Lago Patria la tomba del condottiero che si oppose ad Annibale


GIUGLIANO – “Ingrata patria, non avrai le mie ossa” è il famoso epitaffio che si legge sul sepolcro di Publio Cornelio Scipione, detto l’Africano.

Anno 202 a.C.- battaglia di Zama ovvero lo scontro finale della seconda guerra punica, il più grande e significativo conflitto dell’antichità. Da un lato i cartaginesi ed il comandante Annibale, dall’altro i romani col generale Scipione: in ballo il prestigio, anzi l’egemonia nel Mediterraneo che né l’uno né l’altro schieramento voleva concedere.

Annibale e Scipione erano espressione di due mondi diversi, ma al tempo stesso del medesimo sistema di valori che metteva al centro di tutto vigore, astuzia, sagacia. Entrambi si fregiavano del proprio ingenium belli: si racconta infatti che, in segno di sfida, il romano abbia chiesto al cartaginese chi fosse il più grande condottiero di sempre e che questi gli abbia risposto, deciso, “Alessandro Magno”. Pare che Scipione, allora, gli abbia domandato chi ponesse al secondo posto e che Annibale si sia riferito a Pirro; come terzo, poi, avrebbe scelto sé stesso. Contrariato, il generale della Repubblica si dice abbia voluto sapere dal milite di Cartagine quale sarebbe stata la sua personale classifica, qualora i romani non si fossero aggiudicati l’esito della guerra. Annibale, spavaldo, si dice non abbia avuto dubbi: sé stesso primo di tutti, al di sopra perfino di Alessandro e di Pirro.

Publio Cornelio Scipione comunque faceva parlare di sé per i grandi risultati politici e militari. Grazie a lui infatti Roma riuscì finalmente a risolvere i problemi con Cartagine e divenne, da Zama in poi, la più grande potenza d’Occidente. Tornato in patria, questi fu accolto come un eroe ed, ex virtute, fu chiamato l’Africano.

La sua fama si espanse ulteriormente, quando, al fianco del fratello, combatté Antioco III e nuovamente Annibale per il predominio dell’Egeo. La vittoria portò a Roma un immenso bottino di cui l’Africano, però, non trasse alcun vantaggio. Tuttavia, al rientro, venne scatenata una enorme campagna denigratoria con accuse di corruzione da parte degli avversari politici, fortemente allarmati dal suo potere e dalla sua influenza sul popolo. Dopo aver respinto e platealmente reso infondato ogni singolo attacco, Publio Cornelio detto l’Africano si ritirò a Liternum, dove, nel 183 a. C., morì.

Ciò che oggi a Licola si nota non è che la postuma ricostruzione di quello che sarebbe dovuto essere il foro dell’antica Liternum. L’opera revisionista del Regime ebbe particolarmente a cuore la storia di Scipione, soprattutto per coprire di ricorsi storici quella che fu la colonizzazione fascista del Corno d’Africa degli anni ‘30.

Precisamente la villa e la tomba di Scipione non sono rinvenibili, ma è possibile dire che a Lago Patria ha abitato, in una maestosa dimora, l’eroe che avrebbe deciso per sempre le sorti dell’Impero che solo dalle nostre parti riusciva a trovare ristoro.