Gemello morto in grembo e mai consegnato alla madre: chiesta esumazione

Gemello morto in grembo e mai consegnato alla madre: chiesta esumazione

La donna partorì una bimba ma non non ebbe più notizie dell’altro bambino che aveva portato in grembo fino a quel momento


MARCIANISE – Un velo di dubbi copre una vicenda legata al passato. La storia inizia nel 1989 all’ospedale di Marcianise, precisamente il 1 luglio di quello stesso anno, quando una drammatica notizia fu trasmessa a Maddalena Viggiano, una donna in dolce attesa di due gemelli. La donna apprese a seguito di una ecografia che uno dei due gemelli fosse premorto. Maddalena partorì in modo naturale 5 giorni dopo, dando alla luce sua figlia, Rossana Savastano, mentre non ebbe più notizie dell’altro bambino che aveva portato in grembo fino a quel momento. Il bambino fu registrato all’anagrafe con il nome di Mario Salvatore ed il suo piccolo corpicino fu poi sepolto al cimitero. La vicenda non ha mai avuto una conclusione ma potrebbe ottenerla in questi giorni, sarà infatti effettuata l’esumazione dei resti del piccolo per eseguire l’esame del Dna per far luce su quanto sia accaduto.

I DUBBI LEGATI ALLA VICENDA

La vicenda, riportata dal mattino.it,  portò l’avvio della indagini da parte della Procura, dopo l’esposto dell’avvocato della famiglia. Furono acquisite tutte le informazione relative al caso: la documentazione, le cartelle cliniche dell’ospedale, i certificati rilasciati dal Comune agli atti integrali di nascita ascoltando alcuni testi.

Due anni fa i primi dubbi, Rosanna richiese infatti all’ospedale la copia della cartella clinica, trovando delle cancellature ed inoltre l’ufficio anagrafe del Comune le rilasciò un certificato di nascita in cui Mario Salvatore non risultava deceduto. La famiglia Savastano la ricevette nel cimitero dove, ricercando il nome di Mario Salvatore tra i morti del 6 luglio 1989, non fu trovato, ma c’era quello della madre, Maddalena Viggiano, non riuscendo, poi, nemmeno a sapere dove il corpo sarebbe stato inumato. Archiviando il procedimento penale, il pm ha chiarito che non ci sarebbe stato alcun dolo, ma errori che hanno portato alle tante contraddizioni della vicenda, anche perché eventuali responsabilità mediche, dopo 28 anni, sarebbero prescritte. Grazie alla disponibilità dei funzionari comunali, il posto della sepoltura sarebbe stato individuato, per cui nei prossimi giorni si procederà allo scavo, con la speranza di rinvenire dei resti in modo da poter effettuare l’esame del Dna e concludere definitivamente la vicenda.