Giugliano, la storia della “zingarella”: la Madonna della Pace

Giugliano, la storia della “zingarella”: la Madonna della Pace

Affettuosamente la si definisce “zingarella”, perché da noi lo straniero lo si rispetta e lo si vuol bene a tal punto che gli spetta, come a tutti gli intimi, un ironico soprannome


GIUGLIANO – Per tante culture la vita, intesa come fecondità dei campi o come fertilità per una donna, è stato il bene più grande da ossequiare per popolazioni e popolazioni. L’auspicio ovviamente ha toccato il superiore ed al sacro è stata diretta ogni richiesta. E, così, a santi, beati e madonne sono stati affidati dicasteri o istanze di cui s’è invocata protezione.

È successo che in un sud crocevia di culture si sia finito per venerare con totale naturalezza anche figure non esattamente indigene. Dalla Madonna Bruna del Carmine, alla Madonna di Loreto o di Tindari o di Costantinopoli le xenofilie si sono sprecate.

Dalle nostre parti la cultura dell’accoglienza è così radicata che non s’ha mai diffidenza dinnanzi a simboli stranieri. Tutt’altro. Per esempio, a Giugliano la Madonna più amata è nera e viene da Bisanzio.

Affettuosamente la si definisce “zingarella”, perché da noi lo straniero lo si rispetta e lo si vuol bene a tal punto che gli spetta, come a tutti gli intimi, un ironico soprannome. Per altro la Madonna della Pace è chiamata così, perché pare abbia avuto il merito di sedare, dopo diversi anni, rivalità tra due importanti famiglie locali ed ancora oggi la si ricorda e la si porta in processione per le strade, innalzandola a simbolo di redenzione.

Le celebrazioni durano per tutto il periodo di Pentecoste. Il lunedì, la statua della Madonna lascia la sua cappella della Chiesa dell’Annunziata e, trasportata da buoi, sfila per tutto il centro storico,  mentre le “bianco vestite”, giovani donne dall’abito candido, intonano canti e preghiere.

La parte più caratteristica della festa è il Volo dell’Angelo, ovvero la riproduzione dell’Arcangelo Gabriele che si avvicina alla Madonna per darle il glorioso annuncio. Una bambina, sospesa per aria e collegata a dei cavi a più di 30 metri dal suolo, viene calata e fatta avvicinare al simulacro per omaggiarlo con dei fiori.

Non c’è appuntamento primaverile che tenga: la Madonna della Pace non potrebbe non avere tanto seguito tra i giuglianesi (ce ne sono molti devoti) e la festa in suo onore è giusto che la si abbellisca anche con esibizioni di rinomati artisti.

Chi si sente cittadino del mondo, non conosce né odi, né differenze ed ama, invece, conciliarsi con le più genuine tradizioni. In una Europa sempre più pragmatica ed egoista chi finisce per amare un simbolo straniero può dirsi davvero vittorioso, perché foriero di calore umano, vero antidoto agli strumentalismi della pseudo politica.

La Madonna della Pace non s’è mai posta il problema di essere accettata, perché non autoctona: s’è lasciata amare incondizionatamente ed oggi è, certamente, anche un piccolo simbolo di riuscita commistione culturale. Alla faccia di chi difende le frontiere.