Droga a Giugliano: 100mila euro in contanti di Paparella per iniziare l’attività

Droga a Giugliano: 100mila euro in contanti di Paparella per iniziare l’attività

E’ quanto emerso dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali. Il traffico fu fermato da Francesco Mallardo che impose nuovamente il divieto dopo la sua scarcerazione


GIUGLIANO – Il mercato della droga a Giugliano iniziò quando numerosi capi del clan Mallardo si ritrovarono in regime di carcerazione favorendo in tal modo la libertà di movimento del ‘gruppo delle palazzine’. Michele De Biase, alias Paparella aveva corrisposto a Di Biase Aniello alias Nellino (suo figlio) e Mele Giuseppe (Pinuccio ‘o chiattone) la consistente somma di 100 mila euro in contanti per consentire loro di avviare il traffico delle sostanze stupefacenti.

La conferma arriva da una intercettazione tra Domenico Chiariello e Di Nardo Francesco, in cui quest’ultimo dice: “Quando hanno cominciato con la droga, Paparella mi disse che lui aveva cacciato 100 mila euro per fare iniziare i guagliuni. Disse al figlio e a Pinuccio: qua stanno centomila euro spiccioli…”

Dopo la scarcerazione del 29 marzo 2014, Mallardo Francesco alias Ciccio’e Carlantonio aveva nuovamente imposto il divieto di vendere droga a Giugliano che doveva essere rispettato entro il 30 aprile del 2014. Tali circostanze sono emerse dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Pellegrino Attilio.

Nonostante i tentativi di Micillo Biagio alias Bias ‘o chiacchiarone che dal carcere aveva chiesto agli altri affiliati del clan di consentire i traffici di droga di suo nipote (Chiariello Domenico), l’ordine di immediata sospensione dell’attività illecita sul territorio era stato impartito dal boss in termini perentori, considerata anche la caratura delinquenziale di chi lo aveva emanato.

L’ordine di Ciccio Mallardo era stato indirizzato direttamente a Michele De Biase e Gennaro Catuogno alias ‘o scoiattolo, in quanto tra i soggetti promotori del traffico di sostanze stupefacenti. Nonostante il disappunto fatto pervenire da Micillo Biagio ai propri sodali, Paparella e ‘o scoiattolo,Questi, preoccupati per una eventuale reazione del boss, avevano deciso di aderire all’ordine impartito e di fermare il traffico di droga sul territorio giuglianese.

L’organigramma della droga. Per quanto emerso dai contenuti delle conversazioni telefoniche e ambientali intercettate, Mele Giuseppe e Di Biase Aniello erano stati individuati quali organizzatori e promotori del traffico di droga a Giugliano. La loro base operativa era nelle palazzine Ina casa di San Nicola, tra via Montessori e via Agazzi.

Chiariello Domenico e Cuciniello Ernesto si occupavano, invece, dell’approvvigionamento, della suddivisione in singole dosi e della vendita agli acquirenti. Alle attività illecite del gruppo partecipavano attivamente anche Di Nardo Francesco e Panico Crescenzo alias Pippone che avevano il compito di vendere la droga e recuperare le somme in caso di pagamento posticipato.

Il gruppo dedito alla droga prestava particolare attenzione alle parole utilizzate durante le conversazioni telefoniche utlizzando un linguaggio volutamente criptico ma ben consolidato nel contesto associativo. “Per stasera ci devo fare l’ambasciata” per esempio dicevano, riferendosi a transazioni di partite di sostanze stupefacenti.

La sostanza stupefacente, molto spesso, veniva definita “la radiolina”. In una conversazione si sente: “la radiolina la tiene il compagno tuo”.  Al telefono avevano l’accortezza di evitare dialoghi più precisi ma fissavano unicamente gli incontri durante i quali concordavano i dettagli dell’organizzazione dell’attività illecita.

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