#Pgiuglian: punto e a capo. Epilogo

#Pgiuglian: punto e a capo. Epilogo

II peregrinare tra le strade e la nostrana cultura giunge qui a termine. Ultreya!


GIUGLIANO – Ogni viaggiatore che voglia davvero definirsi tale ha il dovere di conoscere, toccare la realtà ed immaginarsi ogni posto per com’era e per come potrebbe essere. Non c’è limen che tenga alla fantasia e giocare a rappresentarsi versioni alterne, magari più idilliache di quelle che compaiono sotto gli occhi, vuol dire riuscire ad amare quel luogo oltremodo.

Ad esempio, di tanto in tanto, la mente potrebbe andare a quella Giugliano d’un tempo circondata in lungo ed in largo da fertili terreni. Nel bel mezzo delle distese di campi sorgeva una lussuosa villa abitata dai principi Colonna. Di quella domus nulla v’è più, se non due obelischi che, dall’Appia, determinano, oggi, l’ingresso nel Paese.

Nell’eden di Giugliano si coltiva il frutto proibito: la mela, detta “annurca”. Il grazioso pomo che non ha simili nel resto del mondo né per gusto, né per dimensioni è la più significativa testimonianza di quella Campania Felix che tanto declamavano gli antichi e di cui, oggi, per effetto d’una strana debacle politica- economica rimane poco. La mela annurca è forse l’ultimo baluardo rimasto alle rivendicazioni agricole nostrane, uno dei pochi prodotti che ancora si prova ad esportare col marchio della autentica provenienza.

E come ogni posto veramente italico e meticcio che si rispetti, a Giugliano non mancano sovrapposizioni ed incroci. Lo testimonia praticamente tutto: una Madonna Bruna, un Protettore croato, una venerata Santa turca e persino una via detta “Camposcino” che verosimilmente indicava un campo appartenuto agli Osci.

Per il resto, almeno il centro di Giugliano, è un campo che si presta al gioco degli scacchi: dalle due torri sentinella che sono “e’cculonne”, ai due alti alfieri dei campanili di Santa Sofia e dell’Annunziata, fino agli elementi reali rappresentati dagli antichi palazzi baronali o dalle scomparse dimore.

Abbiamo visitato e girato la Città in ogni suo versante. Ormai non ci sono misteri che tengano: santi e madonne, aneddoti e leggende, corsi e viuzze, cattedrali e chiesette tengono insieme, alto, il fiero nomen ed il prestigio della Città più grande della Città.

II peregrinare tra le strade e la nostrana cultura giunge qui a termine. Ultreya!