Tesori di Giugliano, le opere di Cacciapuoti fuori i confini cittadini

Tesori di Giugliano, le opere di Cacciapuoti fuori i confini cittadini

Impressionante spazialità nel telone della Trinità, la Vergine e le Anime Purganti


GIUGLIANO – Come già detto in precedenza, Nicola Cacciapuoti ebbe notorietà al di fuori di Napoli e successivamente al di fuori della Campania; lo testimoniano l’eccezionale numero di opere site nelle più disparate chiese e palazzi di Napoli fin dagli anni ’40 del Settecento, dalla Costiera Amalfitana a Vico Equense alla zona del Nolano, e proprio qui realizza svariate opere tra cui per importanza quelle della chiesa di San Paolo bel Sito. Piccolo Comune della zona di Nola, vi si trova la chiesa di san Paolo eremita che ha al suo interno un importante ciclo di tele tra i più grandi e importanti realizzati dall’artista, insieme a quello di santa Sofia a Giugliano e di san Lorenzo nel Duomo di Scala, in costiera Amalfitana.

Realizzato nel 1751, consta di tre grandi tele di eccellente qualità e tecnica pittorica, probabilmente tra le più belle dell’artista, realizzate nella sua fase più matura. Si tratta di una grande tela al centro raffigurante la Madonna con anime purganti e la SS.Trinità in gloria e ai margini altre due grandi tele raffiguranti rispettivamente San Girolamo e il Martirio di San Sebastiano il tutto racchiuso da decorazioni pittoriche che ricoprono interamente il soffitto dando l’illusione di  grande  profondità.  Il monumentale dipinto al centro è quello che colpisce più di tutti per l’eccezionale impianto compositivo di grande spessore e ricchezza: in uno scenario oltremodo affollato si stagliano in basso le anime purganti, raffigurate di sbieco o di spalle con grande maestria nel disegno e nei volumi, al di sopra sul lato destro la Vergine Maria circondata da angeli, sulla sinistra un altro gruppo di angeli che regge la croce, simbolo di salvezza e al di sopra di tutti la Trinità rassimbolata da Dio – Padre, Dio – Figlio e lo Spirto Santo in forma di colomba che si staglia tra di loro, il tutto circondato da un abbagliante fulgore di luce che permea tutta la scena fino in basso, mentre le anime penitenti sono illuminate dalla più flebile luce delle fiamme.

In questo dipinto la luce dà profondità a tutta l’opera che unita alle nubi e agli angeli è veramente impressionante; un vero e proprio vortice spaziale sembra condurre lo spettatore nella scena e renderlo partecipe della Gloria divina. Questo imponente ciclo, come gli altri due, risale alla fase matura del nostro artista che durerà fino allo scorcio degli anni ’50, fase in cui già si assiste al reimpiego di schemi e personaggi, come la figura di Cristo, simile a quello della tela della resurrezione in Santa Sofia. Il Cacciapuoti in questa fase è debitore della pittura di Francesco de Mura, figura centrale del tardo barocco che lavorò come il Giordano anche in Spagna e ricevette finanche le lodi di Vanvitelli. Influenza Cacciapuoti il gusto cromatico del de Mura, brillante e luminoso che contribuisce a questa grande apertura spaziale creando un barocco assai sciolto e arioso. L’opera in questione ha sicuramente come antecedente gli affreschi del de Mura nella chiesa di san Severino e Sossio a Napoli raffiguranti scene della vita di san Benedetto, risalenti proprio alla prima metà del ‘700 (dato che le opere precedenti a quelle del de Mura andarono distrutte nel terremoto del 1731) in cui chiaramente si nota il gusto cromatico brillante e la luce che modella le forme; elementi che legano questi artisti a un filone artistico singolare, prosecutore della lezione dei grandi maestri da Solimena a Vaccaro, da Giordano a de Matteis.