L’Ammazzacaffé: il Neomelodico, voce del sentimento verace

L’Ammazzacaffé: il Neomelodico, voce del sentimento verace

Un genere straordinariamente orecchiabile e platealmente facile


neomelodico

Musiche polistrumentali, ritornelli penetranti, anafore sinfoniche ed il Neomelodico è fatto. Le parole sono scontate: si parla quasi sempre dell’amore maledetto, quello mai dimenticato.

In barba alla musica d’autore ed ai pezzi di ricerca o al rock e al jazz, il Neomelodico ha la forza trascinante di essere straordinariamente orecchiabile e platealmente facile. Nessun doppio senso, poche ricombinazioni logiche, perché i versi sono diretti, volti a lasciare immediatamente il segno.

Non occorre licenza poetica, perché il Neomelodico sa essere efficace come ogni proclama a chiare lettere che parla d’amore, ricordi e distanza. La prova è che si gioca spesso a canticchiarlo, anche solo per scherzo. Nessuno lo ama, ma tutti lo conoscono.

Si potrebbe provare a lanciare in pubblico un “chill’ va pazz’ pe ttè …” per aspettarsi, come quasi certa risposta, subito un musicato “te penz’ semp’”. Poi, magari, in pochi proseguirebbero col canterellare il seguito, ma l’esperimento è già bello e riuscito: probabile non si conosca l’autore e nemmeno la precisa impostazione ritmica, ma intanto ad un richiamo sonoro in molti hanno già risposto. E ciò è la più grande constatazione del prestigio raggiunto da un pezzo pop: non sarà importante conoscere autore o voce, ma è certamente più importante l’impatto immediato che ha sul pubblico.

Si può essere certamente amanti di altri generi ed essere musicalmente ferrati verso altre mire artistiche, ma, senza alcun bisogno di essere giudicati, si può vivere serenamente la parentesi di quei versi dialettali che, comprensibile snobismo a parte, fanno parte di una tradizione sedimentata.

Andiamo per ordine.

Il padre della sceneggiata Mario Merola ha rappresentato la musica napoletana per tutti gli anni ‘70, riprendendo i soliti temi della guache partenopea di fine ‘800: il buono contro il “guappo”, l’amore per la famiglia, l’importanza di mammà ed i valori della vita modesta.

Negli anni a venire qualche produttore più sagace ha cominciato a proporre, a mó di musicarelli anni ‘60, pellicole dalla trama scontata ed intrise di melodie. Per due cantanti su tutti, grazie a queste trovate, si è inteso sponsorizzare le produzioni canore: Nino D’Angelo e Gigi D’Alessio.

Il ragazzo della curva B” e “Annaré” sono due parametri del modo di intendere diversamente il fenomeno del Primo Neomelodico. A confronto gli anni ‘80 e gli anni ‘90: il napoletano senza se e senza ma e quello che cerca anche un pubblico più ampio.

Il ragazzo della curva B”, “Lo studente”, “Annaré”, “Cient’anne” sono, rispetto ad un concetto di musica da passare anche per le pellicole del piccolo schermo, dei veri e propri monumenti della cultura popolare dei napoletani che si sentono più veraci.

Anni 2000. Si è assistito ad un boom quindici/ venti anni fa di nuovi promettenti cantanti che, col diffondersi e lo stabilizzarsi delle reti private, hanno cominciato a comparire in video dalla grossolana fattura, sponsorizzandosi per comunioni e matrimoni.

Avevano uno sguardo serio, dall’espressione vissuta e con un cinismo retorico cantavano di sentimenti veri, mettendo chiunque in guardia da sentimenti fasulli, da chi con l’amore vò sul pazzià (anche qui, qualcuno avrà riconosciuto l’illustre eufemismo di Alessio). Coi capelli fintamente arruffati, i basettoni, la lampada facciale d’ordinanza, i jeans strappati e la finta medaglina da detenuto di carceri americane al collo, finirono per diventare dei veri sex symbols e i più giovani tra i loro ascoltatori non potevano fare a meno che emularli.

Oggi il Neomelodico è forse in crisi ed suoi temi sono ormai superati. In gioco, oggi, a riportare voce alla napoletanità più sofferente, talvolta dimenticata dal Potere, è il Rap.

C’è in ballo un esperimento culturale diverso, più ampio, maggiormente rivelatore di tante istanze. Non più solo amore, allora, ma anche tanto altro, persino tabù politici che giocano coi destini della gente.

Ad una tradizione che prova a rinnovarsi sotto altre vesti, però, fanno, ancora, da contraltare sacche di afecionados. Basta, infatti, aggirarsi per i vicoli più remoti della Città, magari di domenica mattina, per sentire come tra enclave di cingalesi o nord africani molto in voga sono le melodie nostrane, ancora sotto forma di Neomelodico, quasi dimenticate, ad esempio, tra qualche autoctono loro dirimpettaio.

La musica è storicamente modo di propagazione del proprio sentire.

Può non amarsi ogni esplicazione sonora, ma non potrebbe mai non ammettersi il risvolto anche più popolare di una forma d’arte. È la prospettiva, il diverso modo di intendere le cose che arricchisce, anima e valorizza ogni cosa.

Non si giudica in fretta, vietato essere categorici, perché il Neomelodico assieme a tutta la creatività popolare ha una consolidata dignità e ignorarlo vorrebbe dire congedare in fretta l’esigenza di chi vuole ascoltare – rigorosamente ad alto volume, s’intende- la voce di chi momentaneamente si presta a profeta dei propri sentimenti.

Può non piacere, ricercare comprensibilmente modelli diversi, ma c’è poco da dire: tutto ciò che è testimonianza dei sentimenti va ascoltato, difeso e rispettato a prescindere da tutto.

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