Tesori di Giugliano, le opere di Nicola Cacciapuoti nel duomo di Scala

Tesori di Giugliano, le opere di Nicola Cacciapuoti nel duomo di Scala

Il maestro al lavoro in equìpe tra adattamenti e soluzioni originali


giugliano

GIUGLIANO – Il ciclo delle storie della vita di san Lorenzo fa parte dei tre grandi cicli pittorici del Cacciapuoti, realizzato prima di quello di santa Sofia a Giugliano, porta la data del 1747, apposta dal collaboratore di Cacciapuoti per questa monumentale opera: Giovanni de Simone. Essi lavorarono assieme anche prima del duomo di Scala, ovvero nel cantiere di palazzo Tarsia, dove realizzarono tele e decorazioni sotto la guida di Vaccaro.

Di questo lavoro in collaborazione però nulla è rimasto, non così invece per questo monumentale soffitto superba testimonianza dell’arte rococò su una struttura essenzialmente Romanica, risalente all’ XI – XII sec. circa. Si tratta di quattro tele, tre nella navata e una nel transetto, raffiguranti rispettivamente: san Lorenzo che fa la carità ai poveri, il martirio di san Lorenzo nella grande tela al centro, san Lorenzo ridona la vista a un cieco e nel transetto l’incontro di san Lorenzo con papa Silvestro II o più probabilmente papa Sisto II.

Risalta sicuramente all’occhio la composizione del soffitto che si innesta sulla navata interamente bianca. Le decorazioni sono opera del de Simone che con sapienti accostamenti di colori tenui incorniciano le splendide tele che, al contrario caratterizzate da colori vividi risaltano sulla complessiva macchina scenografica del soffitto dando un effetto di ampio respiro, come del resto anche nel ciclo di san Paolo bel Sito e di santa Sofia.

Il Martirio di san Lorenzo al centro della navata segue più o meno lo stesso schema compositivo del martirio di san Giuliano, o meglio ne farà da modello, essendo l’opera Giuglianese posteriore: una scena affollata su più piani con il santo al centro che dà unità al tutto, partendo dal vorticoso complesso di angeli in alto fino a lui, la scena appare concitata sia dal moto degli angeli che dalle persone in basso, alcune raffigurate finanche di spalle e prese da svariate attività, forme ariose che coniugano spettacolarità e un certo naturalismo in alcuni particolari; i modelli ancora una volta i grandi maestri come Vaccaro per i colori e Solimena, Luca Giordano e de Mura per le forme e le composizioni, interessante l’essere divisa la scena su due piani e il veder contrapposte due forze, quella degli uomini che sospingono il diacono Lorenzo sulla graticola, e quella divina che scende dall’alto verso il basso, ad assisterlo nel momento del martirio che sta per avvenire, il tutto tenuto insieme dalla spirale di fumo.

Nel san Lorenzo che ridona la vista a un cieco abbiamo la stessa suddivisone senza un’eccessiva spettacolarità essendo le dimensioni più ridotte, come del resto l’autore fa per altre opere; anche qui la scena è su due piani: sul primo Lorenzo che compie il miracolo alla presenza di un gruppo di persone distribuito in maniera omogenea, in secondo piano una struttura che divide la scena dal resto e al di sopra accennate delle nuvole e alcuni angeli per rassimbolare la presenza divina.

Una scena nel complesso più naturalistica che come il san Lorenzo che fa la carità fa da pendant alla grande scena del martirio e non appesantisce la composizione, resa già ricca dalla ancor più grande decorazione della navata. Nel complesso una scena quasi da scuola caravaggesca che non si discosta affatto dal complesso di opere dando anzi coerenza e armonia; il tutto reso ancor più evidente dalle tinte di gradazione accesa giocate su colori come rosso, ocra celeste.

Sicuramente una grande testimonianza della versatilità dell’artista che si fece conoscere anche nella provincia del regno e diede prova di grande valore anche in collaborazione con altri maestri, sapendo pensare le sue opere in chiave moderna e versatile.

TORNA ALLA HOME PAGE E SEGUICI SU FACEBOOK