Viaggio dove l’omosessualità è ancora un reato

Viaggio dove l’omosessualità è ancora un reato

Sono oltre 70 i Paesi nel mondo dove l’orientamento sessuale, sia maschile che femminile, è passibile di reato.


omosessualità

DAL MONDO – I Paesi occidentali sembrano ormai indirizzati verso il pieno riconoscimento delle coppie omosessuali, sia dal punto di vista morale, che legale, sempre più frequenti infatti le città che riconoscono legalmente i matrimoni tra persone dello stesso sesso. E’ di qualche mese fa la notizia che l’India ha abolito il reato di omosessualità in vigore dal 1860.

La legge prevedeva la reclusione fino a 10 anni per “chiunque avesse volontariamente rapporti carnali contro l’ordine della natura”. Una decisione storica, della Corte Suprema indiana che ha depenalizzato l’omosessualità, cancellando la sezione 377 del Codice Penale. La sentenza arriva dopo anni di battaglia: un’analoga decisione della Alta Corte di Delhi, del 2009, era stata poi cancellata nel 2013 dalla stessa Corte Suprema, per poi tornare in agenda nel 2017. In festa gli attivisti dei diritti civili, le associazioni, e tutta la comunità gay internazionale. Situazione molto lontana dalla normalità si vive invece in molti altri Stati. In quasi un terzo del mondo essere omosessuali è reato. Sono oltre 70 gli Stati che puniscono l’orientamento sessuale con arresti, lunghe detenzioni e in alcuni casi con la pena capitale.

Quasi la totalità degli africani crede che l’omosessualità sia contro natura e ontologicamente errata. Sono 38 gli stati africani dove essere gay è un reato e le pene variano da nazione a nazione. In Nigeria basta essere sostenitori di associazioni gay per finire in carcere, in Uganda è previsto l’ergastolo, in Marocco una detenzione che varia dai 6 mesi ai 3 anni. In Camerun, oltre al carcere (5 anni), si deve anche pagare una multa, carcere anche in Burundi, Senegal, Ghana, Somalia, Zambia, Zimbabwe e Tunisia. In Liberia e Swaziland si è “più fortunati”, ce la si cava solo con un’ammenda. Secondo un recente sondaggio, tra l’altro il 96% degli africani è convinto che la legge sia giusta e che l’omosessualità sia un reato gravissimo. Non va meglio nella stragrande maggioranza degli Stati musulmani dove, tra l’altro, vige la Shaaria che prevede la morte per chi, oltre a essere adultero, è anche gay. La condanna a morte per gli omosessuali vige tuttora in Iran, Yemen, Emirati Arabi Uniti, Mauritania e Pakistan. In Bangladesh non è prevista la pena di morte ma “solo” l’ergastolo per gli omosessuali. Nel sultanato del Brunei e in Afghanistan vige la lapidazione sulla pubblica piazza per chi è omosessuale. In Arabia Saudita, prima di essere condannati a morte, si subisce il carcere, l’amputazione di parti anatomiche, la lapidazione e l’internamento in cliniche psichiatriche. Più “indulgenti” risultano Malesia, Singapore, Sri Lanka, Turkmenistan e Uzbekistan, dove è prevista solamente una multa.