Tesori di Giugliano, le opere di Nicola Cacciapuoti al Duomo di Scala. Seconda parte

Tesori di Giugliano, le opere di Nicola Cacciapuoti al Duomo di Scala. Seconda parte

Tra naturalismo e gusto per il particolare


cacciapuoti

SCALA – Sono le altre due opere del Ciclo di San Lorenzo nel Duomo di Scala: il Santo che fa la carità ai poveri e nel transetto il suo incontro col Papa. È stato già più volte detto della versatilità di questo artista nell’adattare le sue opere ai vari contesti e nel saper modulare gli stili in relazione a questi e alla collocazione delle opere.

Queste scene, decentrate rispetto alla scena del martirio, sono caratterizzate da un grande naturalismo; negli atteggiamenti dei personaggi raffigurati di spalle, che tanto fanno pensare a quelle che dovevano essere scene e contesti popolari dell’epoca, nello stesso soldato a cavallo di spalle che subentra da destra nell’incontro col Papa, nei popolani che si affollano attorno alla figura di Lorenzo ma anche nelle caratterizzazioni delle vesti il cui spiccato cromatismo sembra quasi renderle reali. Tutti caratteri mutuati dai già tante volte menzionati Solimena e de Mura che dominavano la scena dell’epoca cui Cacciapuoti dà sempre un tocco personale.

Nella scena dell’incontro col Papa colpisce ad esempio oltre che la naturalezza di alcuni personaggi come il cavaliere che irrompe, i personaggi sullo sfondo e, benché decentrati, Lorenzo e papa Sisto II raffigurati con grande solennità e irradiati da una luce che promana da sinistra in alto, che modella i volti e le pieghe delle vesti con un risultato molto suggestivo che contribuisce a dare importanza ai personaggi e a farli risaltare, quasi a spostare tutta la folla e il loro clamore, benché già in secondo piano, nell’ombra.

Cacciapuoti era uno che come il de Simone, e con lui stesso, aveva lavorato anche alla decorazione di vari palazzi nobiliari Napoletani fin da giovanissimo quindi ben sapeva coniugare le opzioni decorative; qui il lavoro di squadra è particolarmente intenso dove il de Simone realizza una complessa macchina decorativa che ricopre l’intero soffitto su cui Cacciapuoti innesta le sue opere: la soluzione è senz’altro originale, non solo perché va a innestarsi su una struttura romanica, ma per il fatto che coniuga la sensibilità e il gusto delle decorazioni dei palazzi privati con grandi scene religiose, il tutto in un complesso che si fa notare senza essere appesantito dalla sua ricchezza.

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