Procede il processo per l’incidente di Monteforte nel quale persero la vita 40 persone

Procede il processo per l’incidente di Monteforte nel quale persero la vita 40 persone

Le dichiarazioni dei superstiti ai magistrati fanno da eco per la tragedia


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POZZUOLI – Procede il processo per il terribile incidente avvenuto il 28 luglio 2013 sull’A16 nel quale morirono 40 passeggeri, i 13 imputati sono stati accusati di: omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni.

Il bus precipitò sul viadotto dell’Acqualonga di Monteforte, autostrada A16, direzione Napoli, e stava tornando da un pellegrinaggio da Pietralcina.

Clorinda Iaccarino, Patty De Felice, Annalisa Caiazzo e Gennaro Schiano Di Cola, i nomi dei quattro superstiti che hanno raccontato l’accaduto ai magistrati.

L’incidente, inevitabilmente ha sconvolto le loro vite, dalle dichiarazioni dei sopravvissuti, come riporta AvellinoToday, è emerso che  Gennaro Schiano di Cola racconta “ Dopo l’incidente si sono create condizioni che hanno spinto me e mia moglie per il bene dei nostri figli a separarci”; Clorinda Iaccarino, perse il marito e le due figlie nello schianto “Io e mio marito, che eravamo seduti in corrispondenza della porta centrale, sul lato dell’autista, abbiamo sentito un rumore strano. E mio marito ha capito che si stava rompendo un giunto. Era capitato alla nostra macchina e aveva riconosciuto il rumore, mio marito si e’ alzato dal suo posto ed e’ andato dall’autista per avvertirlo ma l’autista rispose che era solo un pezzo che aveva bisogno di un po’ di grasso. Il bus imboccata la curve sbandava a destra e sinistra. Ricordo solo una forte inclinazione e poi piu’ nulla”.

La donna si risvegliò dopo giorni di coma in ospedale e scopri di aver perso i membri della sua famiglia.

Annalisa Caiazzo, con ancora i segni dell’incidente visibili: una cicatrice al viso da bocca a mandibola, nella deposizione dice: “Mio marito è stato due mesi in rianimazione e per due volte me lo hanno dato per morto. Mia figlia si è spaccata la testa ma è viva, vorrebbe camminare ma non può. Lotta ogni giorno, cerca di essere forte. Fa riabilitazione ogni giorno, si ferma solo la domenica”. Sullo stato del bus si sofferma Patty De Felice: “Era brutto, vecchio, malandato non il solito che la ditta Lametta ci proponeva. Ce ne accorgemmo tutti, tant’è che vedevamo Ciro (l’autista morto nell’incidente) che, quando eravamo fermi, faceva continuamente lavori di manutenzione”. La signora De Felice rivela che “ l’organizzatore invitò Lametta ad aprire le porte per farci scendere al volo, ma non seguì il suo consiglio. Il pullman sbandava e Luciano, quando capì quello che sarebbe successo, disse con la coroncina tra le mani: “Prepariamo le nostre anime a Dio”.

A cinque anni di distanza dall’accaduto, denominato la strage di Monteforte Irpino, come riporta Cronaca Flegrea ci sarà il processo tra poche ore e saranno ancora gli avvocati ad animare l’udienza. La sentenza è attesa il 21 dicembre, tra i 13 imputati sono stati chiesti: 12 anni a Gennaro Lametta, il proprietario dell’autobus; 9 anni per Antonietta Ceriola e 6 per per Vittorio Saulino, entrambi ex dipendenti della Motorizzazione civile di Napoli; 10 anni a Giovanni Castellucci, l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia ed 11 impiegati della stessa azienda.

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