Strage in discoteca, individuato il minorenne che ha spruzzato lo spray

Strage in discoteca, individuato il minorenne che ha spruzzato lo spray

La sostanza urticante alla base del fuggi fuggi che ha scatenato la tragedia. Indagati anche tre manager locali in merito all’organizzazione della serata


ANCONA – Si aggravano le posizioni di tre giovani manager locali identificati e sentiti, preludio all’iscrizione nel registro degli indagati, e un minore in posizione molto delicata, che potrebbe essere indagato nelle prossime ore per l’utilizzo dello spray urticante alla base della tragedia. Oltre al sequestro del locale “Lanterna Azzurra” ci sono già dei punti fermi nel lavoro investigativo portato avanti da una parte dal procuratore generale Sergio Sottani insieme al procuratore capo Monica Garulli e al sostituto Paolo Gubinelli e dall’altro dal procuratore dei minori Giovanna Lebboroni. Sono le risultanze dell’attività febbrile dai carabinieri del comando provinciale di Ancona che nel raggio di pochissime ore hanno sentito oltre 100 ragazzi presenti nella folle serata.

Per quanto riguarda il minorenne che ha spruzzato lo spray urticante al peperoncino che ha causato il tragico fuggi fuggi sono tutte aperte le ipotesi: si va dalla triste usanza di presunti fan che in almeno quattro occasioni ha marcato i pre-concerti di Sfera Ebbasta al possibile utilizzo di uno o più soggetti collegati (mirato a creare confusione per rubare), dallo sfregio di un contestatore seriale a, molto più banalmente, alla follia, appunto, di un ragazzo in preda ai fumi dell’alcol o all’effetto di stupefacenti. E come base per l’ipotesi di reato, in caso di iscrizione nel registro, i magistrati inquirenti stanno ragionando più sull’omicidio preterintenzionale che non sulla morte in conseguenza di altro reato. Non meno folle è anche l’altro capo della storia, ovvero la presenza alla Lanterna Blu di 1400 avventori per il concerto con un locale che aveva capienza per 879 persone.

Inoltre, la sala adibita a spettacolo era solo quella centrale che è omologata per 469 persone, come ha spiegato il premier Conte. Gli investigatori stanno cercando in Comune a Corinaldo la richiesta di autorizzazione per pubblico evento per vedere cosa era stato dichiarato. Si sa per certo che l’organizzazione faceva capo alla Magic, società a responsabilità limitata in mano a due soci: Quinto Cecchini e Carlantonio Capone, due imprenditori del ramo dell’intrattenimento con interessi tra bar (il primo) e locali di tendenza (il secondo). Nella compagine sociale, nella visura, figura anche l’amministratore unico, Francesco Bartozzi. I tre sono stati identificati e sentiti nel pomeriggio e oggi saranno formalmente indagati. Non risulterebbe nelle partecipazioni, a meno di situazioni parallele, un esponente della storica famiglia proprietaria dell’immobile, Micci, molto coinvolto nei social con la Lanterna. E non risulta il dj Marco Cecchini che pure figurava tra i riferimenti dell’organizzazione dell’evento (e, contattato telefonicamente, smentisce collegamenti).

Quella della Lanterna Azzurra è una storia frastagliata. Ha rinnovato le autorizzazioni nel 2014 quando erano andate a scadenza adeguandosi per due volte alle prescrizioni per gli impianti elettrici e le dotazioni antiincendio, poi nel 2016 aveva avuto la sospensione della licenza dal questore per alcune liti. Infine era stata la volta della Finanza ad affacciarsi a Madonna del Piano per alcuni lavoratori in nero. Nel 2017 il rinnovo delle autorizzazioni con prescrizioni sui maniglioni ottemperate: davvero niente che potesse interessare quelle balaustre arrugginite, guide molto precarie per l’uscita di sicurezza posteriore divelte l’altra notte dalla pressione della calca. Il cedimento che ha aperto la tracimazione umana nel cortiletto costata sei vite di una tragedia senza senso.

FONTE: CORRIEREADRIATICO.IT