Ridotto in fin di vita da parcheggiatori abusivi, la madre: “voglio giustizia”

Ridotto in fin di vita da parcheggiatori abusivi, la madre: “voglio giustizia”

Padre e figlio avevano infatti speronato il giovane a bordo di un motociclo a seguito di una lite mandandolo in coma. I due sono stati arrestati ieri


CASERTA/CAPODRISE – Minorenne ridotto in fin di vita dalla follia di un parcheggiatore abusivo, soffrirà danni permanenti. L’episodio è avvenuto lo scorso 20 ottobre a Caserta. In quella data, infatti, Giuseppe Rinaldi, detto “Peppe a’ Tigre”, e suo figlio Gianfranco, arrestati ieri dai Carabinieri di Marcianise, si sono resi protagonisti di un gravissimo episodio, raccontato dalla stessa vittima nel momento in cui ha ripreso conoscenza. Quest’ultimo, infatti, avuto una lite a Caserta, in seguito alla quale padre e figlio, di 45 e 20 anni, a bordo di un’autovettura, hanno speronato il motoveicolo a bordo del quale viaggiava il 17enne.

In particolare, la vittima aveva riferito ai Carabinieri che nella serata tra il 20 ed il 21 Ottobre 2018 si trovava insieme ad alcuni suoi amici per trascorrere la serata in Piazza Dante del Comune di Caserta, luogo solitamente molto affollato e ritrovo dei giovani casertani.

Mentre stava consumando una bevanda in un bar, la sua attenzione veniva attirata da una rissa innescatasi poco distante da lui, durante la quale uno dei suoi amici era stato ferito con un pugno al volto da uno degli indagati.

Il giovane prendendo le sue difese si scagliava contro l’aggressore del suo amico e colpendolo al capo con una bottiglia. Accortosi tuttavia di essere in minoranza, in quanto in loco era presente anche l’altro indagato, padre del primo, che aveva assunto fin da subito un contegno minaccioso e vendicativo nei confronti del ragazzo, si dava alla fuga a bordo del suo motociclo per timore di azioni ritorsive.

IL RISVEGLIO DAL COMA

La versione dei fatti riferita dal ragazzo, appena si era svegliato dal coma, è stata riscontrata dalle ulteriori risultanze investigative emerse grazie all’espletamento di diverse attività di indagine, consistite nell’escussione di numerose persone informate sui fatti, nell’acquisizione delle immagini riprese dai sistemi di videosorveglianza installati nei pressi dei luoghi in cuisi sono verificati i fatti per cui si procede, nonché nelle attività di intercettazione ambientale.

Previa richiesta della Procura della Repubblica, l’Ufficio GIP presso questo Tribunale applicava, quindi, ad entrambi gli indagati la misura cautelare della custodia in carcere in ordine al delitto di tentato omicidio, avendo riconosciuto la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza – avendo gli stessi, dapprima, inseguito a forte velocità la vittima che viaggiava a bordo del motoveicolo, intimandogli più volte di fermarsi per “fare i conti”, per poi speronarlo e facendolo così rovinare a terra, dove lo lasciavano riverso in gravi condizioni, senza prestargli soccorso -, nonché alla sussistenza di esigenze cautelari.

LE PAROLE DEL CONSIGLIERE BORRELLI E DELLA MADRE:

“Gli ha provocato lo scoppio di tre vertebre, la frattura del bacino in più punti, lesioni agli arti e danni tali che hanno determinato la perdita dell’uso di una mano. Lo ha costretto a tre operazioni chirurgiche, a soli diciassette anni. Quello che è successo lo scorso 20 ottobre a Caserta deve essere oggetto di condanne esemplari. La furia animalesca del parcheggiatore abusivo che ha deliberatamente investito un ragazzo a bordo di uno scooter, con il solo obiettivo di fargli del male, mette i brividi”. Queste le parole del consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, all’indomani dell’arresto a Marcianise di un abusivo e di suo figlio, accusati di tentato omicidio.

“Non smetterò mai di ripeterlo – prosegue Borrelli – siamo di fronte ad una categoria composta da delinquenti dall’altissima pericolosità sociale. Questi individui sono dei violenti, totalmente avulsi dal normale contesto del vivere civile. Pensano ed agiscono secondo logiche criminali. Quale orrendo disegno mentale spinge un ultraquarantenne ad inseguire e speronare un ragazzino con il solo obiettivo di tentare di ucciderlo? La giustizia deve agire con la massima severità. Questi criminali dovranno essere colpiti da una pena esemplare”.

“E’ solo un caso che mio figlio non sia morto – spiega la mamma del giovane -. Solo dopo il coma ci ha spiegato chi lo aveva ridotto così. Se non si fosse svegliato, non avrei mai saputo il nome dell’assassino. Mio figlio è stato lasciato a terra, agonizzante, dopo essere stato travolto deliberatamente. E’ rimasto sul selciato per diverse decine di minuti. Quando è arrivato in ospedale era in fin di vita, a pochi minuti dalla morte. Ora dovrà fare i conti con i danni permanenti provocati da questa azione assurda e criminale. I medici non sono ottimisti sulle sue condizioni, dovrà sottoporsi ad una lunga rieducazione”.

“La mia speranza – prosegue la donna – è che la giustizia si riveli tale. Non vorrei che questi criminali se la cavassero in qualche modo. Devono pagare per tutto il male che hanno fatto e stanno facendo a mio figlio”.