Addio a Luciano De Crescenzo: le sue frasi più celebri ed il suo lato da tifoso del Napoli

Addio a Luciano De Crescenzo: le sue frasi più celebri ed il suo lato da tifoso del Napoli

L’ingegnere-filosofo è morto oggi all’età di 90 anni a causa di una grave polmonite, a Roma, dove era ricoverato


NAPOLI – Luciano De Crescenzo, simbolo della cultura italiane e napoletana in particolare, è morto oggi all’età di 90 anni a causa di una grave polmonite, a Roma, dove era ricoverato. Nella sua straordinaria esperienza come scrittore, autore ed attore, l’ingegnere-filosofo ci ha lasciato tante frasi memorabili. Eccone alcune tra le più celebri:

«La lunghezza effettiva della vita è data dal numero di giorni diversi che un individuo riesce a vivere. Quelli uguali non contano».

«A Napoli il semaforo rosso non è un divieto, è solo un consiglio».

«I sorsi di caffè napoletano: brevi, gustosi, ma capaci di salire nelle vicinanze del cervello e fargli un po’ di sano solletico».

«Al Niente preferisco l’Inferno, se non altro per la conversazione».

«L’uomo produttivo, il milanese, preferisce la doccia: consuma meno acqua, meno tempo e si lava meglio. Il napoletano invece, se si decide, preferisce il bagno: s’intallea come si dice a Napoli, cioè si attarda e tiene tutto il tempo che vuole per pensare».
«Il Punto Interrogativo è il simbolo del Bene, così come quello Esclamativo è il simbolo del Male. Quando sulla strada vi imbattete nei Punti Interrogativi, nei sacerdoti del Dubbio positivo, allora andate sicuro che sono tutte brave persone, quasi sempre tolleranti, disponibili e democratiche. Quando invece incontrate i Punti Esclamativi, i…».

«Ognuno è meridionale di qualcuno».

«Il cane è superiore all’uomo e lo dimostra il fatto che impara da noi molte più cose di quante noi ne impariamo da lui».

«Chi possiede delle certezze d’acciaio è convinto di sapere tutto, e dunque inaridisce la propria voglia di apprendere».

«Siamo angeli con un’ala sola, solo restando abbracciati possiamo volare».

«A volte penso addirittura che Napoli possa essere ancora l’ultima speranza che resta alla razza umana».

De Crescenzo era anche un grandissimo tifoso del Napoli. Da piccolo infatti, come ebbe modo di ricordare lui stesso, andò a vedere un Napoli-Ambrosiana (l’attuale Inter) nel vecchio stadio Ascalesi. Ebbene, il Napoli perse all’ultimo minuto e lì scoppiò a piangere, rendendosi conto di quanto fosse tifoso, dicendosi “sì, sono davvero tifoso del Napoli”. In occasione del primo scudetto, De Crescenzo si recò al San Paolo, nel match decisivo con la Fiorentina, vestito da fotografo. Per l’evento scrisse anche il romanzo “La domenica del villaggio”. Memorabile anche, in occasione del secondo tricolore, nel 1990, il giro di campo assieme a Marisa Laurito, a Edoardo Bennato ed altri artisti partenopei. Su Maradona disse: “ebbi modo di conoscerlo ma non parlammo molto, forse non destai il suo interesse”.

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