Permesso premio ad uno degli assassini della guardia giurata, i colleghi: “non ci stiamo!”

Permesso premio ad uno degli assassini della guardia giurata, i colleghi: “non ci stiamo!”

La scarcerazione è stata concessa per consentire al ragazzo di festeggiare i suoi 18 anni. La figlia di Della Corte: “tutto questo fa male”


NAPOLI – Si uniscono in protesta le guardie giurate di Napoli dopo il permesso premio di uno dei tre delinquenti artefici (condannato a 16 anni e mezzo di reclusione) dell’omicidio del loro collega Francesco Della Corte. L’uomo fu barbaramente ucciso a marzo scorso all’interno della metropolitana di Piscinola.

In tanti- come riporta ilmattino.it- oggi si sono recati sul posto di lavoro con un cartello di protesta appeso al collo sul quale si legge: «In ricordo del collega Francesco Della Corte, io non ci sto alla scarcerazione per un permesso premio». La scarcerazione è stata concessa per consentire al ragazzo di festeggiare i suoi 18 anni. «La cosa che più ci indigna – racconta Michele Onorato, un collega di Francesco – è che questo balordo ha pubblicato foto di festeggiamento sui social, infischiandosene di ciò che ha fatto».

Per Onorato «Tutto ciò ci fa capire che il ragazzo non è ancora pronto per essere inserito nella società» in quanto «non ha compreso la gravità delle sue azioni». In massa Le guardie giurate continuano in queste ore la protesta indossando una fascia nera a lutto per tre giorni.

IL DOLORE DELLA FIGLIA DI DELLA CORTE

Vedere chi ti ha portato via l’altra parte del tuo cuore, a poco più di un anno dal fatto, così ritratto sui social, è dura e fa male“. Lo scrive Marta Della Corte, figlia di Francesco Della Corte, la guardia giurata uccisa il 13 marzo 2018 uccise una guardia giurata davanti alla stazione della metropolitana di Piscinola, a Napoli, commentando le foto apparse sui social in cui si vede uno dei tre giovani condannati festeggiare i suoi 18 anni durante permesso premio.

Il ragazzo ha chiesto e ottenuto il permesso di uscire temporaneamente dal carcere minorile di Airola (Benevento), tenendo anche conto delle valutazioni degli assistenti sociali. La festa si è tenuta in una canonica a poca distanza da Airola. Sono state scattate alcune foto che, qualche giorno dopo, una familiare ha pubblicato su un social network.
“Non mi sono mai espressa direttamente tramite i social – scrive su Facebook – perché queste ‘persone’, che nel tempo continuano a dimostrarsi di una pochezza inaudita, non meritano la mia attenzione. Ma ogni volta è veramente dura. Ci hanno costretto a vivere con il cuore a metà. Il tempo aggiusta le cose, dicono, ma non sempre”. Marta Della Corte si augura che “il 19 settembre”, quando i tre condannati in primo grado si presenteranno davanti alla Corte d’Appello del Tribunale dei minori di Napoli, “a queste persone non venga scontato nulla, ma che quel giorno la giustizia, come dovrebbe essere sempre e per tutti gli uomini in uno stato di diritto, faccia il suo corso”.

C.U., che a fine luglio ha compiuto 18 anni, è uno dei tre giovanissimi, all’epoca minorenni, che il 13 marzo 2018 uccisero a sprangate la guardia giurata Francesco Della Corte nel tentativo di impossessarsi della sua pistola. I tre ragazzi sono stati condannati a 16 anni e 6 mesi di reclusione dal Tribunale dei minori di Napoli al termine del rito abbreviato, a fronte di una richiesta del pm di 18 anni di reclusione a testa.

“E’ vergognoso che, dopo neppure un anno di detenzione, il killer di Piscinola sia stato ‘premiato’ nonostante abbia ucciso un uomo a sangue freddo: non possono esserci sconti o concessioni verso chi si è macchiato di reati tanto gravi”, scrive in una nota Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di Polizia Coisp, in riferimento al permesso concesso a uno dei tre assassini del vigilante Franco Della Corte, ucciso lo scorso 16 marzo.

“Uno Stato che premia un assassino macchiatosi dell’omicidio di un tutore dell’ordine, permettendogli di festeggiare il suo 18esimo compleanno insieme a parenti e amici e con tanto di foto sui social network, di fatto non è uno Stato di diritto: è uno Stato in cui la giustizia è morta. La nostra vicinanza oggi va ai familiari della vittima e al profondo dolore che inevitabilmente staranno provando in queste ore”, conclude Pianese.