Terra dei Fuochi Centro Tutele in audizione: la richiesta

Terra dei Fuochi Centro Tutele in audizione: la richiesta

Lunedì mattina nel palazzo del Consiglio Regionale si è tenuto l’incontro richiesto dall’Associazione Centro Tutele Consumatori e Imprese con la Commissione speciale Ecomafie e Terra dei fuochi


centro tutele

NAPOLI – Lunedì mattina nel palazzo del Consiglio Regionale si è tenuto l’incontro richiesto dall’Associazione Centro Tutele Consumatori e Imprese con la Commissione speciale Ecomafie e Terra dei fuochi per la risoluzione del problema. L’intervento non è stato esposto durante l’incontro, ma i membri dell’associazione lo hanno inviato alla regione e chiesto che venga protocollato.

QUESTO IL COMUNICATO STAMPA

Su richiesta dell’associazione è stata convocata un’audizione in Regione Campania presso la Commissione speciale Ecomafie e Terra dei fuochi per riferire in merito al PIANO DELLE AZIONI PER IL CONTRASTO AL FENOMENO DELL’ABBANDONO DI RIFIUTI E DEI ROGHI DOLOSI IN CAMPANIA – 2017/2018. (Delibera della Giunta Regionale n. 548 del 10/10/2016).

All’audizione, presieduta dall’On G. Zinzi, Presidente della III Commissione speciale, hanno partecipato la segretaria Maria Muscarà e il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli; l’incaricato per il contrasto del fenomeno dei roghi di rifiuti nella regione Campania, Gerlando Iorio; il coordinatore Unità Roghi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Fabrizio Curcio; i delegati Arpac Mario Claudio e Roberto Bardari; il delegato di Legambiente Antonio Gallozzi e l’Associazione Centro Tutele Consumatori e imprese, rappresentata dal Presidente Avv, Monica Mandico, in rappresentanza dell’area territoriale di Napoli Nord, dal Segretario Generale Avv. Luigi Benigno in rappresentanza dell’area territoriale della provincia di Caserta e dai Consiglieri Avv. Ilaria Romano in rappresentanza dell’area di Giugliano in Campania e Dott.ssa Stefania Fanelli, Consigliere comunale a Marano.

“L’audizione, come ha dichiarato anche l’On Zinzi – ha messo in luce carenze e ritardi insostenibili da parte del governo nazionale, confermando l’inconsistenza dell’ultimo Patto per la Terra dei Fuochi siglato in Prefettura a Caserta. Trovo inaccettabile che chi opera, e bene, costantemente sul territorio coordinando anche un’azione interforze, debba lavorare a legislazione ed a risorse invariate nonostante promesse ed annunci che ancora oggi riempiono giornali e social network. Gli unici a farne le spese sono i cittadini, che non possono neanche aprire con tranquillità le finestre della propria casa, e i sindaci, lasciati soli ad affrontare un fenomeno più grande di loro. La Terra dei Fuochi non è uno spot. Davvero triste doverlo ripetere ancora oggi”.

Gli autorevoli interventi del Vice Prefetto, Dott. Gerlando Iorio e dell’Ing. Fabrizio Curcio, coordinatore Unità Roghi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri hanno fatto luce sullo stato dell’arte, in particolar modo hanno evidenziato ciò che finora è stato fatto e le lacune che ancora permangono per giungere alla soluzione del problema. In data 23 marzo 2012, il 17 ottobre 2012 e il l’11 luglio 2013 venivano sottoscritti Protocolli d’intesa volti all’attività di prevenzione, controllo e rimozione dei rifiuti lungo le strade, nonché di prevenzione e repressione dello smaltimento illegale e dell’incendio di rifiuti sui territori maggiormente interessati da detti fenomeni; quei protocolli d’intesa sono stati in parte eseguiti ma tanta strada occorre ancora da fare. Ciò che è emerso è l’eccessiva burocratizzazione del nostro Paese che involge ogni criticità e non solo la gestione ordinaria della cosa pubblica. Gli addetti lavoro in un regime ordinario poiché il fenomeno roghi oggi non rientra a pieno titolo in una classificazione emergenziale; ciò a scapito dell’emanazione di norme straordinarie ad hoc da parte del Governo centrale e da parte del Governo regionale, unitamente alla limitata possibilità di accedere a fondi straordinari che consentano di svolgere con priorità assoluta un’attività che individui le cause del fenomeno sia ai fini di una repressione efficace ma anche per poter intervenire definitivamente sulle stesse. Sembrerebbe che l’attenzione si sia concentrata soprattutto per diminuire la percezione del problema ai cittadini ma che non vi sia una vera strategia per sradicare questo disastroso fenomeno.

Pur avendo sottoscritto dei protocolli di collaborazione tra la polizia metropolitana di Napoli con quelle della provincia di Caserta, nonché un ulteriore protocollo tra la P.M. di Calvizzano ed altri 4 comuni viciniori, non sembra che siano stati preventivamente forniti strumenti conoscitivi in materia ambientale né poteri speciali che si addicono in una situazione di emergenza. Per cui i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il coordinamento delle polizie locali può certamente essere utile ma non basta. Bisogna fare i conti con l’esigenza di una elevata specializzazione in materia nonché con gli organici, spesso ridotti al lumicino. Il presidio del territorio è uno strumento efficace laddove sia eseguito con una precisa strategia.

Sebbene “il Piano Interministeriale sia stato definito in funzione del necessario collegamento tra le politiche per la sicurezza e la legalità, le politiche di repressione e di contrasto ai fenomeni di sversamento illecito e incendio di rifiuti, le politiche per lo sviluppo della coesione sociale, attraverso il coinvolgimento degli enti locali e dei cittadini per il rafforzamento delle misure di prevenzione e per la crescita del capitale umano e sociale”, non appare finora compiuto. Ancora emergono questioni di competenza territoriale dei Comuni, soprattutto a causa della conurbazione che, ormai con la crescita delle periferie, congiunge molti comuni; spesso è proprio in questi punti che si verificano gli sversamenti, l’abbandono di rifiuti ed i roghi.

Bisognerebbe rivedere anche l’impiego delle risorse economiche, finora destinate al fenomeno, poiché non sempre apparirebbero utilizzate in modo efficace. Ad esempio la Segretaria Muscarà ha osservato che anziché costituire 4 presidi operativi forse ne sarebbe bastato uno da cui poter coordinare gli interventi sull’intera area.

Una nota positiva è derivata dall’unica azione preventiva preannunciata dall’Ing. Fabrizio Curcio che presto ci auguriamo possa esplicare i suoi effetti direttamente dal Governo Centrale. Anche l’impiego dell’esercito appare una misura, come detto anche da alcuni presenti, certamente non idonea a fronteggiare il fenomeno a meno che non si adibiscano i militari a difesa passiva circoscritta e fissa di determinati siti; l’attività mobile si rivela come uno spreco inutile di risorse anche solo per la vastità del fenomeno e del territorio per cui richiederebbe ben oltre le 250 unità impiegate.

Lo stesso impiego dei droni sembra non aver prodotto i risultati sperati. I documenti operativi condivisi nell’ambito della cabina di regia contemplavano significative azioni per il potenziamento delle attività di contrasto, per il risanamento delle aree comunali, delle aree del demanio regionale e dei Regi Lagni, per il prelievo degli pneumatici abbandonati, per la realizzazione di una Piattaforma Informativa condivisa per il contrasto e la prevenzione dell’abbandono abusivo e dei roghi di rifiuti, per l’attivazione di collaborazioni improntate ai principi di cittadinanza attiva, per le quali sono state attivate le società partecipate regionali afferenti al polo ambientale; Ciò a cui a nostro avviso non si da la giusta importanza è che i fenomeni dello sversamento illecito e dell’incendio di rifiuti, incidono negativamente sui livelli di benessere delle popolazioni interessate, comprese le attività turistiche, naturalistiche, culturali ed enogastronomiche;Quali valutazioni sono state fatte delle conseguenze sullo stato di salute fisico e psichico dei cittadini???

Non sembra sia stata stimata correttamente l’incidenza del fenomeno sulle conseguenze economiche dal punto di vista lavorativo, della concorrenza sleale, dei danni ambientali. si può fermare questa catastrofe di inquinamento ambientale e avvilimento dell’economia solo se si individuano gli autori della produzione dei rifiuti e dell’abbandono su strade pubbliche e private.

Da ciò che si detto all’audizione si tratta di un problema di sicurezza, di legalità, che purtroppo non viene affrontato con cogenti politiche di prevenzione, repressione e di contrasto ai fenomeni di sversamento illecito e incendio di rifiuti. Tutto si riversa sui Comuni che, spesso, non hanno uomini e mezzi per controllare il territorio di competenza e la Regione e il Governo centrale forse non forniscono il necessario supporto.

La cabina di regia dovrebbe fungere da raccordo tra le forze dell’ordine, i Comuni, le Province, gli enti proprietari/gestori delle strade e le prefetture ma dovrebbero essere concessi speciali poteri e mezzi snellendo la burocrazia che, ancora una volta, si rivela uno dei peggiori mali del nostro Paese.

Con il Regolamento (UE) n. 1303 del 17 dicembre 2013, il Consiglio dell’Unione Europea ha formalmente adottato le nuove normative e le leggi che regolano il ciclo di investimenti effettuati nell’ambito della Politica di coesione dell’UE per il periodo 2014-2020; nell’ambito della programmazione regionale 2014-2020 assumono UNA DICHIARATA priorità il risanamento ambientale e i rischi naturali ed antropici, nonché la necessità di evitare la frammentazione e mettere a sistema gli interventi in materia di sostegno all’innovazione; d. con deliberazione n. 59 del 15 febbraio 2016, la Giunta regionale ha approvato la proposta di Programma Operativo Complementare 2014-2020 ai fini della successiva approvazione a cura del CIPE. In data 14 aprile 2016, la Conferenza Stato-Regioni ha reso parere positivo sul POC Campania 2014-2020, approvato con DGR 59/2016 come modificato alla luce delle indicazioni fornite dalle Amministrazioni centrali competenti, e in particolare dal Ministero dell’Economia e delle Finanze; il POC Campania 2014/2020, assentito in sede di Conferenza Stato Regione, articolato in Assi e in azioni operative, è stato approvato dal CIPE nella seduta del 1° maggio 2016, indica gli obiettivi strategici che la Regione intende perseguire per la crescita e lo sviluppo i quali sono tesi, tra l’altro, anche ad incidere sui fattori di contesto per rafforzare la competitività del sistema regionale, consentendo agli attori locali di sfruttare appieno i vantaggi competitivi territoriali; nell’ambito della complessiva strategia regionale, la linea di azione “2.3 Ambiente e Territorio” del POC 2014- 2020 assume l’obiettivo strategico di “intervenire nella ridefinizione dei processi di governance, della pianificazione strategica e della razionalizzazione delle strutture e dei servizi, con misure e decisioni straordinarie che richiedono inderogabilmente un approccio integrato per la promozione dello sviluppo sostenibile e il rafforzamento di sinergie fra interventi per lo sviluppo e la tutela ambientale a livello territoriale”; Sta di fatto che il fenomeno non ha oggi la caratterizzazione dell’emergenza.

RILEVATO, ALTRESI’
a. che, all’esito dell’incontro inter-istituzionale tenutosi presso la Prefettura di Napoli in data 14 settembre 2016, la Direzione Generale Ambiente ed Ecosistema e la Direzione Generale Lavori Pubblici e protezione Civile, con il supporto della società SMA Campania – organismo in house di Regione Campania – hanno elaborato il documento di pianificazione strategica ad oggetto “Piano delle azioni per il contrasto al fenomeno dell’abbandono di rifiuti e dei roghi dolosi in Campania” per la realizzazione di azioni di rimozione dei siti oggetto di sversamento illecito, azioni di integrazione e rafforzamento dei sistemi di videosorveglianza, di telerilevamento e di telepattugliamento, di supporto al presidio del territorio ed allo spegnimento degli incendi di rifiuti, di miglioramento della capacità istituzionale e del governo del territorio; Tutto ciò non sembra aver raggiunto i risultati attesi e i cittadini continuano a vivere privati del diritto alla salute e alla libertà di respirare.
b. che l’indicato Piano, con risorse a valere sul POC 2014-2020 e sul PO FESR 2014-2020, coerentemente con il Piano integrato approvato lo scorso 2 agosto 2016 dal Comitato Interministeriale istituito ai sensi dell’articolo 1, comma 6, del decreto-legge n. 136/2013, prevede azioni idonee al perseguimento di finalità di deterrenza rispetto alle condotte antigiuridiche dell’abbandono e dell’incendio dei rifiuti e di concreto contrasto delle conseguenze nocive del fenomeno, attraverso il ripristino del corretto ciclo dei rifiuti in questione e della bonifica delle aree interessate; E’ stato affermato che la qualità dei rifiuti abbandonati e incendiati è cambiata, spostando la bilancia a favore dei rifiuti urbani, maggiormente incendiati, rispetto ai residui di lavorazione. Ciò contraddice ciò che sostiene il Presidente De Luca poiché, a suo dire, si tratterebbe di un fenomeno gestito dalla criminalità organizzata e, in quanto tale, unica soluzione potrebbe derivare dall’intervento del MINISTERO degli Interni.

Ciò che sembra ancora allo stato embrionale è il raccordo con le strutture regionali competenti. Mentre sono svariate le motivazioni che originano gli accumuli di rifiuti abbandonati, di norma l’innesco della combustione ed il conseguente rogo sono la conseguenza voluta ed attuata da chi utilizza questa patologica forma di smaltimento gravemente nociva per l’ambiente.

Volendo, ai fini che qui interessano, classificare i rifiuti abbandonati sulla base delle diverse condotte umane a base del fenomeno, si può distinguere:

a) rifiuti solidi urbani di origine domestica che gli autori abbandonano in luoghi pubblici o privati, lontano dalle proprie abitazioni, in violazione delle modalità di raccolta previste dai regolamenti comunali;
b) rifiuti speciali, che i detentori abbandonano in luoghi pubblici o privati in luogo del conferimento ai centri di raccolta;
c) rifiuti prodotti in esito a cicli produttivi di aziende (spesso irregolari anche per altre ragioni), che riducono i costi di destinazione finale mediante l’utilizzo di canali di smaltimento illecito.

In ragione delle condotte tipologiche innanzi descritte, con le distinte motivazioni rispettivamente sottese, si comprende che il fenomeno in questione trova particolare alimento:
a) nelle aree di più elevata congestione urbana accompagnata a degrado ed abbandono diffusi;
b) nelle aree a più forte diffusione di piccole aziende irregolari che operano in nero, sia per l’utilizzo del personale che per lo smaltimento dei rifiuti da lavorazione;
c) nelle zone, anche appartenenti alle precedenti categorie sub a) e b), nelle quali l’inadeguato controllo del territorio da parte delle Istituzioni agevola la diffusione di un generalizzato senso d’impunità.

Gli effetti negativi di tali condotte sono plurimi e gravemente deleteri, in termini di compromissione ambientale delle aree interessate, di costi pubblici per la rimozione e trattamento, di induzione a comportamenti diseducativi a catena, di permanente discredito pubblico ed anche in termini d’immagine dei territori interessati; tra i vari effetti, il più rilevante e pericoloso del fenomeno in questione è il suo porsi come causa di potenziali roghi, normalmente di origine dolosa. Appiccare il fuoco, in particolare dei rifiuti derivanti da cicli produttivi, tende a consolidarsi come un ordinario segmento terminale del canale criminale dello sversamento illecito.

Il Consigliere Borrelli ha sollevato e richiesto un intervento più incisivo nei confronti dei campi Rom poiché, come da egli accertato sul campo, essi ritirano e provvedono ad incendiare rifiuti. L’art. 192 del Codice dell’ambiente (Decreto legislativo 03 aprile 2006 n° 152, in G.U. 14/04/2006) attribuisce al Comune territorialmente competente il potere di emanare ordinanze di rimozione, avvio a smaltimento/recupero e ripristino dello stato dei luoghi, in caso di abbandono e deposito incontrollato di rifiuti sul suolo, nel suolo e nelle acque superficiali e sotterranee ma non si può delegare un’attività a legislazione e fondi invariati poiché quasi tutti i comuni sono in dissesto finanziario. Occorrono misure straordinarie ed emergenziali che attribuiscano più risorse e mezzi ai comuni con il necessario raccordo della cabina di regia. Sotto il profilo delle competenze, la normativa vigente attribuisce, pertanto, all’autorità comunale l’adozione degli atti necessari per provvedere alla rimozione dei rifiuti abbandonati, sia che essi si trovino in aree pubbliche o di uso pubblico, che su aree private. È noto che per le aree private l’intervento di rimozione dei rifiuti abbandonati da ignoti deve essere preceduto da una previa individuazione del proprietario privato dell’area ed invito a provvedere alla rimozione. In mancanza, il Comune può procedere anche in danno del proprietario, ove questi sia da considerarsi corresponsabile a titolo doloso di concorrente con l’autore dell’abbandono illecito, ovvero colposo ove non abbia posto in essere le dovute ed ordinarie cautele volte ad evitare il fatto illecito (recinzioni, sorveglianza) e segnalato prontamente lo stesso alle competenti autorità.

Nel contesto descritto, la procedura di rimozione dei rifiuti abbandonati su aree private (quando non assume i caratteri della condotta ripetuta al punto da configurare la diversa figura della discarica abusiva) richiede un previo contraddittorio fra l’autorità comunale ed il proprietario delle aree interessate, anche al fine di accertare le specifiche responsabilità ed i conseguenti oneri economici e materiali di rimozione. Diversa è la problematica dei rifiuti abbandonati sulle strade ed aree pubbliche. Per quanto riferito alle strade pubbliche, l’articolo 14 del vigente Codice della strada dispone che gli enti proprietari e concessionari, allo scopo di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, debbano provvedere (lett. a) alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e del loro arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi. Interessa invece considerare che la questione non rileva ove la strada risulti nella titolarità della stessa amministrazione comunale. Ed anche nel caso di diversa titolarità, necessariamente pubblica, va considerato che prevale certamente l’interesse ambientale e di sicurezza al pronto intervento di rimozione, senza l’occorrenza di alcun contraddittorio preventivo fra enti di diritto pubblico.

Le soluzioni proposte.
Al fine del perseguimento delle finalità della pronta rimozione dei rifiuti e messa in sicurezza dell’area, si ritiene opportuno prevedere che, in attuazione del principio di leale cooperazione fra organismi pubblici e nell’ottica della tutela delle collettività insediate nei territori interessati, tra le diverse autorità (Regione, Province e Città Metropolitana di Napoli, Comuni, Enti proprietari e gestori delle strade) si debba definire un Accordo quadro, volto a disciplinare le rispettive competenze e responsabilità degli enti contraenti. Tale Accordo dovrà prevedere l’immediata operatività delle azioni di rimozione, evitando le lungaggini connesse al previo contraddittorio, invece necessario per la diversa ipotesi di rimozione dei rifiuti su aree private. Dette azioni possono così essere distinte (con esclusione degli interventi di rimozione su aree private):
a) rimozioni eseguite dai Comuni sulle strade ed aree pubbliche di proprietà comunale;
b) rimozioni eseguite dai Comuni sulle strade ed aree pubbliche di proprietà diversa da quella comunale;

c) rimozioni eseguite dalla Regione in via sostitutiva dei Comuni che non vi provvedano, sia con riferimento alle strade di proprietà comunale che di proprietà diversa da quella comunale.
Per quanto riferito alle rimozioni ad iniziativa regionale, di cui alla lettera c), configurandosi le stesse quale intervento sostitutivo dei Comuni, è naturalmente fatto salvo il diritto di rivalsa nei confronti dei Comuni da parte della Regione. A tale proposito, si prevede la costituzione, in sede regionale, di un apposito Fondo speciale di rotazione, da utilizzarsi per la copertura dei costi d’intervento e da reintegrare all’esito della rivalsa.

Al nuovo Accordo quadro e alle misure ad esso collegate ulteriori misure, volte alla celere rimozione e trasporto rifiuti abbandonati, al recupero ed allo smaltimento degli stessi, alla messa in sicurezza in sito dei rifiuti combusti, alla sanificazione del suolo di sedime in caso di incendio di rifiuti.

E’ superfluo evidenziare come un fenomeno così esteso e complesso debba essere affrontato con un insieme di misure strutturali, che segnino in modo irreversibile il passaggio dalla fase emergenziale degli anni passati ad un assetto a regime ordinario del ciclo di gestione dei rifiuti in Campania. Così come è superfluo, in questa sede, ricordare che il degrado si contrasta con
interventi di riqualificazione e sviluppo dei territori.

Il presente Piano, invece, intende definire un assetto operativo d’azione per l’immediato, puntando decisamente a migliorare i risultati positivi che pure si sono registrati in questi ultimi anni, soprattutto grazie ad una presenza più incisiva delle forze dell’ordine e dell’esercito nelle zone più critiche ed alla fattiva collaborazione con le amministrazioni locali che, seppure in modo non omogeneo, hanno già profuso un grande impegno per contenere ed avviare a soluzione il grave problema in questione.
4. Le Azioni e le sub-azioni.
Il Piano è articolato in Azioni e sub-azioni, inquadrate in un’unica strategia complessiva, in cui i vari attori operino in stretto coordinamento, sotto la direzione di un’unica cabina di comando.
La definizione delle Azioni (e delle sub-azioni che ne costituiscono la specificazione in fase operativa) muove dalla consapevolezza che la complessità ed estensione territoriale del fenomeno richiedono l’approntamento di un modello operativo chiuso, nel senso di più azioni susseguenti secondo un ordine e regole predeterminate. Tale modello racchiude, pertanto, una
filiera completa, che va dalla rilevazione dei rifiuti fino al loro trattamento finale.

Lungo tale filiera operano i diversi soggetti preposti alle singole Azioni (e sub-azioni), in ragione delle specifiche e rispettive funzioni ad essi attribuite dal modello operativo. In conformità alla predetta impostazione, il Piano viene articolato nelle seguenti 5 Azioni, per un totale di n. 18 sub-azioni:
Azione 1. Sale operative presso presidi dedicati.
1.1. Allestimento presidio di Giugliano
1.2 Allestimento presidio di Mondragone 1.3. Allestimento presidio Area Vesuviana
1.4 Attivazione piattaforma Iter di raccolta e condivisione dati
1.5 Gestione dati, procedure di intervento e funzionamento sale operative
1.6 Protocollo d’intesa fra gli organismi istituzionali partecipanti alle attività di ‘interesse dei presidi dedicati, con
individuazione dell’autorità di coordinamento operativo
Azione 2. Rilevamento dei rifiuti abbandonati.
1.1. Videosorveglianza mediante impianti fissi
1.2. Monitoraggio aereo, mediante droni ed altri velivoli a pilotaggio da remoto
1. 3. Monitoraggio a terra mediante personale d’istituto
1.4. Sostegno all’attività di segnalazione della cittadinanza
Azione 3. Spegnimento roghi.
3.1. Pronto intervento di spegnimento
3.2 Gestione dei rifiuti combusti in conformità alle Linee Guida Arpac
Azione 4. Rimozione e trasporto rifiuti abbandonati.
4.1 . Accordo- quadro Regione, Province e CMN, Enti proprietari e/o gestori strade pubbliche
4.2 . Prima selezione e imballaggio e/o addensamento dei rifiuti presso i luoghi di ritrovamento
4.3 Trasporto dai luoghi di prelevamento ai centri dedicati di raccolta , ovvero agli stir nel caso di rifiuti solidi urbani e
assimilati
4.4 Rimozione dei rifiuti abbandonati su aree del demanio regionale e nei corpi idrici
Azione 5 Realizzazione centri di raccolta e primo trattamento
5.1. Censimento dei siti e individuazione dei centri di raccolta. 5.2. Progettazione, realizzazione e allestimento di nuovi siti dedicati a categorie omogenee di rifiuti.
Costi deliberati e sostenuti:
Azione 1.- Sale operative presso presidi dedicati presidi di Giugliano, Modragone e Area Vesuviana
Descrizione sub-azione. L’allestimento del presidio prevede: progettazione e realizzazione degli interventi edilizi ed
impiantistici per l’adeguamento del presidio, con relativa funzionalizzazione (arredi, Hardware/Software, Server per la
gestione dei sistemi informativi dedicati, Sistema Videowall per la visualizzazione e la gestione congiunta degli eventi, etc.)
Tempistica: 120 giorni
Risorse stimate: euro 500.000
Fonti di finanziamento: Linea di Intervento Ambiente e Territorio del Programma Operativo Complementare (POC 2014
– 2016)
Sub- azione 1.4 Attivazione piattaforma Iter di raccolta e condivisione dati
Descrizione sub-azione. L’attività prevede la messa in esercizio della piattaforma nel CRED di Regione Campania,
popolamento con dati rilevati da altri sistemi in uso in Regione Campania, abilitazione di tutti gli utenti, formazione,
progettazione e sviluppo di nuove funzionalità della piattaforma.
Tempistica:
• 60 giorni per messa in esercizio nel CRED di Regione Campania, popolamento con dati rilevati da altre piattaforme di
Regione Campania, abilitazione utenti e formazione
• 60 giorni per progettazione nuove funzionalità
• 240 giorni per implementazione di nuove funzionalità
Risorse stimate: euro 2.000.000
Fonti di finanziamento: Obiettivo Tematico 2 del PO FESR 2014 – 2020
Sub-azione 1.5. Gestione dati, procedure d’intervento e funzionamento sale operative
Descrizione sub-azione. L’attività prevede l’avvio delle sale operative presso i presidi dedicati, con la partecipazione interistituzionale
di Regione Campania, Esercito, Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di finanza, Vigili del
Fuoco, Polizie Locali.
Risorse occorrenti: 2.000.000 € Fonti di finanziamento: Linea di Intervento Ambiente e Territorio del Programma Operativo Complementare (POC 2014
– 2016)
Sub-azione 1.6 Protocollo d’intesa fra gli organismi istituzionali partecipanti alle attività dei presidi dedicati, con
individuazione dell’autorità di coordinamento operativo
Descrizione sub-azione. Stipula di un Protocollo d’intesa fra tutti gli organismi istituzionali per la gestione dei presidi e
individuazione dell’autorità di coordinamento.
Soggetti partecipanti e/o operativi: Regione Campania, Prefetture di Napoli e Caserta, incaricato del Ministero degli Interni,
ANCI

Azione 2. Rilevamento dei rifiuti abbandonati
Sub-azione 2.1. Video sorveglianza mediante impianti fissi
Descrizione sub-azione. L’attività prevede il progressivo censimento degli impianti di videosorveglianza esistenti, del relativo
stato funzionale, degli impianti in corso di realizzazione, l’integrazione dei flussi video su piattaforme condivise,
l’individuazione delle zone interessate dal fenomeno effettivamente non coperte o poco coperte, la progettazione e la
realizzazione delle nuove postazioni di videosorveglianza intelligenti attrezzate con dispositivi di analisi della scena,
riconoscimento di persone e rilevazione targhe, nonché la eventuale rifunzionalizzazione di altre postazioni. Tutte le nuove
postazioni e quelle esistenti saranno rese disponibili nella piattaforma I.TER Campania nei presidi attrezzati di Giugliano
in Campania, Mondragone e Area Vesuviana, con implementazione di una opportuna rete di trasmissione dati che preveda
principalmente la gestione di allarmi rilevati dalle postazioni di campo. La realizzazione e messa in rete I.TER degli
impianti, ove necessario, comporterà preventive intese con gli Enti interessati.
Tempistica:
• 60 giorni per le attività di censimento
• 90 giorni per l’integrazione dei flussi video e la progettazione di nuove installazioni
• 90 giorni per l’implementazione delle nuove postazioni e la rifunzionalizzazione delle esistenti
Risorse stimate: euro 6.000.000
Fonti di finanziamento : Obiettivo Tematico 2 del PO FESR 2014 – 2020
Sub-azione 2.2. Monitoraggio aereo, mediante droni ed altri velivoli a pilotaggio remoto
Descrizione sub-azione. L’attività mira al rafforzamento del telerilevamento e del telepattugliamento svolto in sinergia con
le forze militari e di pubblica sicurezza, mediante l’acquisizione e la gestione condivisa di sensoristica evoluta e dispositivi a
pilotaggio remoto (APR) da utilizzare per il perseguimento di obiettivi operativi plurimi in scenari diversi. Tutti i flussi
informativi saranno resi disponibili nella piattaforma I.TER Campania nei presidi attrezzati di Giugliano in Campania,
Mondragone e dell’Area Vesuviana.
Tempistica: attivazione del rilevamento entro 90 giorni
Risorse stimate: 2.000.000 € Fonti di finanziamento: Obiettivo Tematico 2 del PO FESR 2014 – 2020
Sub-azione 2.3. Monitoraggio a terra mediante personale d’istituto
Descrizione sub-azione. L’attività prevede il monitoraggio del territorio attraverso personale d’istituto dedicato, dotato di
appositi strumenti di smartworking. Tutti i flussi informativi saranno resi disponibili nella piattaforma I.TER Campania
nei presidi attrezzati di Giugliano in Campania, Mondragone e Area Vesuviana.
Soggetti impegnati nelle attività di vigilanza: Forze militari, di pubblica sicurezza e Polizie Locali.
Tempistica: 60 giorni per fornitura degli strumenti di smartworking
Risorse occorrenti: euro 600.000 per fornitura degli strumenti di smartworking
Fonti di finanziamento: Linea di Intervento Ambiente e Territorio del Programma Operativo Complementare (POC
2014-2016)
Sub-azione 2.4. Sostegno all’attività di segnalazione della cittadinanza.
Descrizione sub-azione. L’attività prevede il supporto al presidio del territorio, rafforzando il coinvolgimento dei cittadini,
degli Osservatori civici riconosciuti e delle altre forze civiche e dell’associazionismo su base volontaria, con l’utilizzo di App
dedicate. Tutti i flussi informativi saranno resi disponibili nella piattaforma I.TER Campania nei presidi attrezzati di
Giugliano in Campania, Mondragone e nell’Area Vesuviana.
Soggetti partecipanti e/o operativi: ANCI Campania, COHEIRS, Guardie ambientali, Associazionismo su base
volontaria.
Tempistica: avvio delle attività entro 60 giorni
Risorse stimate: euro 100.000
Fonti di finanziamento: Linea di Intervento Ambiente e Territorio del Programma Operativo Complementare (POC 2014-
2016)

Azione 3. Spegnimento roghi
Sub-azione 3.1. Pronto intervento di spegnimento
Descrizione sub-azione. E’ prevista la destinazione dedicata di dotazioni mobili utilizzate dai VVFF, con relativo
personale, per attività di spegnimento.
Soggetti partecipanti e/o operativi: Vigili del Fuoco
Risorse stimate: euro 1.000.000 Fonti di finanziamento: Linea di Intervento Ambiente e territorio del Programma Operativo Complementare (POC 2014-
2020)
Sub-azione 3.2. Gestione dei rifiuti combusti in conformità alle Linee Guida ARPAC
Descrizione sub-azione. Attività di perimetrazione, isolamento, caratterizzazione, raccolta e smaltimento, bonifica del sito.
Soggetti partecipanti e/o operativi: società in house del polo ambientale, ARPAC e laboratori autorizzati, soggetti iscritti
all’albo dei gestori ambientali.
Fonte di finanziamento: Fondo rotativo per interventi sostitutivi di euro 10.000.000 a valere su risorse POC 2014-
2020.

Azione 4. Rimozione e trasporto rifiuti abbandonati
Sub-azione 4.1. Accordo quadro tra Regione, Province e CMN, enti proprietari e/o gestori strade pubbliche
Descrizione sub-azione. Predisposizione e sottoscrizione di apposito Accordo volto a disciplinare le rispettive competenze e
responsabilità degli enti contraenti, procedure standard di segnalazione automatica ed istruzioni di pronto intervento. Tale
Accordo dovrà prevedere l’immediata operatività delle azioni di rimozione, evitando ritardi connessi al previo contraddittorio
invece necessario per la diversa ipotesi di rimozione dei rifiuti su aree private.
Sub-azione 4.2. Prima selezione e imballaggio e/o addensamento dei rifiuti presso i luoghi di ritrovamento
Descrizione sub-azione. Attività di perimetrazione, isolamento, caratterizzazione (ove necessaria), raccolta e smaltimento,
bonifica del sito.
Soggetti partecipanti e/o operativi: società in house del polo ambientale, ARPAC e laboratori autorizzati, soggetti iscritti
all’albo dei gestori ambientali.
Fonte di finanziamento: Fondo rotativo per interventi sostitutivi di euro 10.000.000 a valere su risorse POC 2014-
2020.
Sub-azione 4.3. Trasporto dei rifiuti rimossi dai luoghi di prelevamento ai centri dedicati di raccolta , ovvero agli stir nel
caso di rifiuti solidi urbani e assimilati.
Descrizione sub-azione. Trasporto dei rifiuti dai luoghi di prelevamento ai centri dedicati di raccolta, ovvero agli stir nel
caso di rifiuti solidi urbani e assimilati.
Soggetti partecipanti e/o operativi: società in house del polo ambientale, soggetti iscritti all’albo dei gestori ambientali. Fonte di finanziamento: Fondo rotativo per interventi sostitutivi di euro 10.000.000 a valere su risorse POC 2014-
2020.
Sub-azione 4.4. Rimozione rifiuti abbandonati su aree del demanio regionale e nei corpi idrici
Descrizione sub-azione. L’azione si riferisce alla rimozione dei rifiuti abbandonati sui siti del demanio regionale e nei corpi
idrici.
Soggetti partecipanti e/o operativi: società in house del polo ambientale, altri soggetti abilitati.
Tempistica: 60 giorni per l’avvio delle attività.
Risorse occorrenti: euro 10.000.000
Fonti di finanziamento: Linea di Intervento Ambiente e Territorio del Programma Operativo Complementare (POC 2014-
2016)
Sub-azione 5.2. Progettazione, realizzazione e allestimento di nuovi siti dedicati a categorie omogenee di rifiuti.
Descrizione sub-azione. L’azione mira all’adeguamento della dotazione esistente, ove necessario, attraverso l’ampliamento
dei siti esistenti ovvero la realizzazione di nuovi siti idonei allo stoccaggio e al primo trattamento, dedicati a categorie
omogenee di rifiuti (pneumatici, scarti tessili, ingombranti, rifiuti derivanti da produzioni agricole, etc. ).
Soggetti partecipanti e/o operativi: Regione Campania, Comuni.
Tempistica: 120 giorni
Risorse stimate: euro 3.000.000
Fonti di finanziamento: POR Obiettivo Tematico 6 del PO FESR 2014 – 2020
Totale risorse €.58.200.000,00
Sembra di somma evidenza che, nonostante gli sforzi finora profusi, gli interventi messi in atto non
rispettano pienamente il Patto e comunque non hanno raggiunto i risultati ottimali desiderati. Al di là
delle statistiche, a fronte di migliaia di eventi verificatisi negli ultimi due mesi, nessun argine è stato posto
se non l’intervento per lo spegnimento. Tutte le altre misure inserite nel piano strategico sono ictu oculi
fallimentari e le risorse impiegate, ancora una volta, sono state sprecate.
I cittadini non accetteranno mai la standardizzazione del fenomeno dell’abbandono di rifiuti e della loro
combustione e non resteranno inermi.

È dovere degli Enti locali (Comuni, Province e Regione) chiedere con forza l’intervento dello Stato
acclarando anzitutto lo STATO DI EMERGENZA.
L’associazione, di fronte all’immobilismo degli Enti preposti, assumerà tutte le iniziative utili a garantire
alla cittadinanza il diritto alla salute, fisica e psichica, una leale concorrenza tra imprese, e, se necessario, ad avviare una class action per gli inadempimenti e l’inefficienza degli organi istituzionali deputati alla
soluzione della gravissima crisi ambientale in cui versano le province di Napoli e Caserta.

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