Il Napoli non cede davanti ai campioni d’Europa. Ad Anfield è 1-1

Il Napoli non cede davanti ai campioni d’Europa. Ad Anfield è 1-1

Ad Anfield Road, Liverpool e Napoli danno vita ad un pareggio poco spettacolare. A Mertens risponde Lovren e gli azzurri sono ad un passo dalla qualificazione agli ottavi


Il Napoli non cede a Liverpool

LIVERPOOL – Il Napoli non cede davanti ai Campioni d’Europa e pareggia 1:1. Al gol di Mertensnel primo tempo risponde Lovren nel secondo. Serviva una vittoria per cambiare davvero le carte in tavola e mettere la parola fine al discorso qualificazione, ma un punto conquistato ad Anfield, terra di conquista di nessuno, in casa dei campioni d’Europa uscenti non si butta mai.

Soprattutto per questo Napoli, che non si può definire neppure in convalescenza tante sono le vicissitudini che affliggono la Ancelotti-band. Per questo, laddove ci aspettava che gli azzurri uscissero con le ossa rotte dall’inferno di Anfield, arriva questo punticino che, sebbene rimandi il discorso qualificazione all’ultimo incontro casalingo contro il Genk, almeno autorizza a sperare a qualcosa di meglio in vista dell’immediato futuro.

Per carità, non illudiamo nessuno: la partita di Liverpool è stato un manifesto di calcistica italianità. Difesa rigorosamente a 5, con Di Lorenzo inserito al posto di Callejon all’ultimo momento per arginare il trio d’attacco del Liverpool; linea mediana dal baricentro bassissimo e attaccanti veloci per cercare eventuali spazi in avanti per ripartire e far male alla difesa dei Reds

Dura la vita di Mertens e Lozano, designati a svolgere questo ingrato compito eppure, nell’unico barlume di luce lasciato dal Liverpool, l’attaccante belga ha avuto modo di involarsi verso Alisson e trafiggerlo con un diagonale così stretto ed angolato da risultare imparabile anche per il portiere più forte del mondo, Alisson, tra le proteste di giocatori, allenatore e tifosi per un presunto fallo dello stesso Mertens su Van Dijk.

Per il resto, va detto che, gol a parte, del Napoli c’è poca traccia in mezzo al campo. Gli azzurri riescono raramente a passare la linea di centrocampo, troppo spesso e facilmente soggiogati dalla superiorità tecnica e fisica dell’avversario. Con altrettanta obiettività, va però sottolineato che il Liverpool non combina sfracelli, a parte un giro-palla costante che non trova sostanziali sbocchi per impensierire Meret, che si disimpegna bene su qualche uscita alta e su Milner, che sul finale di tempo riesce ad scaldargli i guantoni.

La chiave tattica, la mossa che ha fatto saltare il banco e messo in crisi la squadra di Klopp è stata quella di intrappolare Firmino in mezzo alle due linee partenopee. Difficile per il brasiliano, il deus ex-machina dell’attacco dei Reds riuscire a trovare tempi da dettare nella manovra offensiva dei suoi, a cui va aggiunto un Salah in dubbio fino a qualche ora prima della partita e a tre-quarti di servizio. L’aggiunta di Di Lorenzo, finto centrocampista ma, di fatto, terzino aggiunto, ha inibito la velocità di Manè che, nell’uno contro uno contro Maksimovic avrebbe avuto vita facile. In generale, finalmente una chiave di lettura della paartita, da parte di Ancelotti, che porta i suoi frutti. Il gioco resta una chimera, ma non è il caso di fare gli schizzinosi. Ad Anfield è difficile per tutti, ancor di più per il Napoli più acciaccato che la storia recente ricordi.

Era però prevedibile che la filosofia di gioco attuata dalla squadra partenopea non avrebbe potuto reggere per tutto l’arco dell’incontro. Nella ripresa, in effetti, la pressione dei campioni d’Europa si è fatta più intensa mentre le ripartenze del Napoli si riducevano sulle dita di una mano. Alisson diventava uno spettatore aggiunto (tranne per qualche uscita di piede) mentre Meret cominciava a vedere le streghe: un suo errore in presa alta permette a Firmino una battuta a porta sguarnita, previo salvataggio sulla linea di Koulibaly in formato europeo, mentre nulla si può sullo stacco di testa di Lovren, lasciato libero di colpire a rete (di certo, Mertens in fase di marcatura non può essere attendibile) da azione di calcio d’angolo e ripristinare la parità.

Il forcing finale del Liverpool non basta per scardinare nuovamente la retroguardia azzurra che, mai come stasera si dimostra una roccaforte quasi inespugnabile, fatta di sostanza, vigore, grinta e concentrazione. Viene quasi il nervoso pensare alla superficialità ed agli errori banali che gli azzurri commettono in campionato, regalando gol ed occasioni a chicchessia. Da prestazioni come queste si deduce come i limiti di questa squadra siano più che altro di mentalità e concentrazione, aspetti troppe volte trascurati e che invece in certi casi fanno la differenza.

Teniamoci questo punto d’oro, che apre al Napoli anche la prospettiva di una vittoria del girone, ipotizzando una vittoria contro il Genk e una (non-vittoria) del Liverpool a Salisburgo. Per il momento, gli azzurri restano in seconda posizione, ad un punto dal Liverpool e a due lunghezze sullo stesso Salisburgo. Contro il Genk non si può sbagliare, basterebbe un pareggio per la qualificazione agli ottavi, con la speranza che, tra due settimane, il Napoli abbia risolto le questioni interne che stanno inficiando negativamente sul morale e sul rendimento della squadra, rendendo proprio la Champions League l’unico obiettivo per dare ancora un senso ad una stagione altrimenti da etichettare come fallimentare. Nessuno lo vorrebbe e dunque, che la rinascita possa partire da Anfield. Napoli, you will never walk alone!

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