“Te la diamo gratis”, polemiche ad Aversa per un cartellone pubblicitario sessista

“Te la diamo gratis”, polemiche ad Aversa per un cartellone pubblicitario sessista

“Sono messaggi desolanti, equivoci che vanno stigmatizzati e condannati”, dice il sindaco del comune del casertano


AVERSA – “Te la diamo gratis la patata acquistando due polli”. La pubblicità, con un’avvenente donna in reggiseno accanto a due polli allo spiedo e un piccolo contenitore di plastica pieno di patate, campeggia sui manifesti 6×3 affissi in diverse zone dell’agro aversano. A promuovere la campagna pubblicitaria sessista è la girarrosteria- braceria ” Show Poll”, un esercizio commerciale di Aversa, con sede in via Gramsci, a pochi passi dall’ospedale Moscati. Ovviamente le gigantografie non sono passate inosservate. A segnalarle per prima sulla pagina Facebook ” Un Altro Genere Di Rispetto” è stata Miriam, che ha inviato la foto del manifesto che ancora campeggia all’uscita delle superstrade che circondano l’agro aversano. La denuncia è stata poi ripresa su Twitter dall’account ” Occhio allo Spot”.

Tra le prime a inviare un commento è stata Rosaria Rose Lucci, che vive a pochi passi dal locale: ” Abito lì vicino, sono felice perché ho un concittadino che vi ha segnalato questo scempio. Sul serio. Nel frattempo da questo non ci andrò mai e poi mai, ci ha pensato da solo a farsi una cattiva pubblicità”. È toccato poi a Manuela D’Angelo: ” Trovo sia vergognoso questo genere di pubblicità e chi non lo condanna – ha scritto anche lei su Facebook nel quasi 2020 si ha ancora così poca fantasia e bassezza di idee che si deve ricorrere a un cartellone del genere per pubblicizzare un’attività? Ma scherziamo? Esiste davvero, secondo loro, la necessità di mercificare e ridicolizzare la donna usandola come puro oggetto e strumento, deumanizzandola totalmente, per vendere più polli?”. E ha aggiunto: ” Questa gente è lo specchio di una società vergognosamente patriarcale e misogina per cui le loro attività vanno solo boicottate”.
” Non è ironico, non fa ridere – scrive un’altra donna sempre su Facebook – vecchio di grafica, rimandi sessuali banali. Non è nemmeno graffiante o cattivo. Solo squallido, leggermente unto e un tantino bavoso… Invitante zero”.

Anche il sindaco di Aversa, Alfonso Golia, ha condannato la campagna pubblicitaria: « Questo tipo di messaggio non si può condividere, né ad Aversa, né in ogni altra parte del nostro Paese. Sono messaggi desolanti, equivoci che vanno stigmatizzati e condannati. Non giudico il lavoro di grafici e pubblicitari – dice Golia – ma ricorrere ancora oggi a stereotipi e doppi sensi di questo tipo è davvero desolante. Ci vorrebbe più consapevolezza e responsabilità nelle campagne pubblicitarie. Ormai si cerca l’eccesso per far diventare la campagna virale, ampliarne la portata sui social » . La consigliera comunale del Pd Elena Caterino assicura: « Provvederò a portare all’attenzione del comandante della polizia municipale questa affissione vergognosa. È sconcertante e inopportuno utilizzare una simile pubblicità sessista come richiamo per vendere un prodotto. Come donna ancor prima che come consigliera – aggiunge – chiedo un maggior rispetto nei confronti delle donne. Ci vuole anche la consapevolezza che la donna è una persona e non un prodotto che si può esibire come si vuole».

E c’è anche chi come Annamaria Arlotta ha invitato tutti a segnalare la pubblicità all’Istituto dell’autodisciplina pubblicitari ( Iap), e nello stesso tempo ha pubblicato direttamente sulla pagina Fb della girarrosteria Show Poll un messaggio chiarissimo: ” Questa schifezza sessista è la vostra?”, senza alcuna risposta da parte dei responsabili del locale. Dalla braceria si difendono: « E chi lo dice che la nostra pubblicità è sessista? » afferma uno dei responsabili al telefono con Repubblica. Ma su Internet si sta scatenando una bufera contro la vostra campagna pubblicitaria…. «Ah! Ma noi abbiamo solo giocato un po’ con le parole, non è una pubblicità sessista» la replica. Ma che c’entra una donna con il reggiseno in primo piano con le patate e il pollo? « Guardi, non voglio commentare oltre».

FONTE: REPUBBLICA.IT