Il Napoli resta al buio. Alla Dacia Arena non si va oltre un inutile 1-1

Il Napoli resta al buio. Alla Dacia Arena non si va oltre un inutile 1-1

Udinese e Napoli danno vita ad una partita spigolosa ma senza vincitori. Al vantaggio friulano di Lasagna risponde Zielinski nella ripresa. Ancelotti resta in bilico: sarà decisiva la Champions


Il Napoli resta al buioZielinski, gol dell'ex alla Dacia Arena

UDINE – Il Napoli resta al buio. Un punto che serve davvero a poco se non a sollevare il polverone di polemiche sull’ennesima prestazione negativa di questo Napoli che viaggia, ormai, a vele spiegate verso un agonizzante campionato da anonima metà classifica.

Troppo poco quanto visto alla Dacia Arena, con gli azzurri capaci solo negli ultimi venticinque minuti di alzare il baricentro del gioco e cercare con più insistenza il ribaltone riuscito solo a metà, con il gol di Zielinski che sembrava aver dato un pizzico di mordente, di ardore e di tenacia fino al qual momento mancanti.

Quegli ingredienti che latitano da oltre un mese e che il ritiro imposto da Ancelotti avrebbe dovuto restituire, ma che invece si è rivelato l’ennesimo flop di un fine 2019 praticamente da buttare e dimenticare immediatamente, se solo servisse.

Purtroppo, la stagione continua e la squadra ha il dovere si scendere in campo e dare il massimo per questa maglia, agli ordini di chi, a questo punto non si sa. Il Friuli potrebbe essere stata l’ultima partita del Napoli guidata da Ancelotti; il dubbio resta poiché De Laurentiis si è riservato di esprimere il suo parere a riguardo solo dopo la partita contro il Genk.

Ancelotti esonerato o confermato fino a martedi? Solo nelle prossime ore potrebbe delinearsi con più chiarezza il destino dell’allenatore, ma se queste sono le condizioni del Napoli che dovrebbe presentarsi al San Paolo a giocarsi la qualificazione agli ottavi, è lecito mettere in dubbio anche la capacità di questa squadra di gestire due risultati su tre per qualificarsi.

Perché la squadra vista ad Udine è stata davvero imbarazzante per oltre un’ora: senza idee in avanti, con il quartetto dei “piccoli” Insigne, Mertens, Callejon e Lozano che, tutti insieme, non hanno fatto un solo tiro verso la porta. Poco è cambiato con Llorente che, almeno, si è offerto per il gioco di sponda e per il gioco aereo dal quale il Napoli ha ricavato davvero poco.

Senza fisicità a centrocampo, sovente sovrastato da un imperioso Fofana che ha vinto praticamente tutti i duelli in mediana contro il solito stralunato Zielinski, che salva una prestazione altrimenti mediocre con il gol del pareggio e un Ruiz nel pieno della discendenza della sua parabola di rendimento, neppure lontano parente da quello che si apprezza in nazionale; sebbene la mancanza di Allan si vede e si sente, non può essere l’attenuante ad una squadra afflitta da mille problematiche.

Menzione di (de)merito anche per la difesa, facilmente infilata da Lasagna, nell’ennesima ripartenza subita da calcio d’angolo a favore. Deprimente vedere come certi errori che il Napoli commetteva tre mesi fa sono ancora oggetto di discussione e dibattito. Purtroppo è così ma, al di là di evidenti lacune tattiche, quello che più sconvolge e fa rabbia sono la scarsa voglia, la superficialità e la mancanza di concentrazione con le quali la squadra partenopea affronta i suoi impegni. Grinta e carattere gravemente smarriti quando si pensava che l’onda delle polemiche piovuta sulla squadra ed il ritiro punitivo imposto dal mister potesse restituire quel “quid” di brillantezza che oggi servirebbe come il pane. Niente da fare,  non è servito.

Meglio guardare avanti e non pensarci. C’è una qualificazione agli ottavi di Champions che sarebbe da suicidio fallire. Una prova convincente potrebbe ridare fiducia ad un ambiente demoralizzato, ma verrebbe da dire che dopo la discreta prova di Liverpool, gli azzurri sono crollati in casa contro il Bologna, confutando quindi il corollario.

Non resta altro che attendere gli sviluppi di questi giorni, vibranti e carichi di ansia e tensione come non mai. Resta la speranza di inversione di rotta che si invoca ma che non si materializza. La classifica diventa sempre più deprimente, partita dopo partita, settimana dopo settimana ed il Napoli non ha ancora toccato il fondo nel pozzo buio nel quale è sprofondato. E se l’ha toccato contro l’Udinese, è giunto il momento di iniziare la risalita verso la luce dell’alta classifica. Sarà faticoso, ma questa squadra ha il dovere di provarci. A prescindere da Ancelotti.  

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