Un buon 2020 per lasciarci alle spalle un amarissimo anno di Napoli

Un buon 2020 per lasciarci alle spalle un amarissimo anno di Napoli

Con la speranza di un 2020 di rinascita, con Gattuso in panchina ed un nuovo progetto che dovrà sorgere dalle ceneri della gestione Ancelotti, una breve cronistoria di un anno calcistico disastroso per i colori azzurri


Un buon 2020 di NapoliL'esultanza dopo il gol al Liverpool

Un buon 2020 per lasciarci alle spalle un amarissimo anno di Napoli. Volge al termine uno degli anni più disastrosi del Napoli sotto la gestione De Laurentiis. Questo 2019 non passerà alla storia come uno dei più prolifici della storia della squadra partenopea e l’augurio migliore che si possa fare per il 2020 venturo è che possa portare la serenità, la stabilità (calcistica) e i successi per la quale questa squadra è stata progettata nel tempo.

Il percorso non sarà semplice, perché il Napoli che esce da questo 2019 è un Napoli con le ossa rotte, ancora in terapia intensiva dopo i traumatici ultimi mesi della gestione Ancelotti. Gli azzurri ripartiranno con Gattuso, che ha già avuto modo di saggiare con mano propria la pessima condizione nella quale versa la squadra. A lui spetterà la gravosa responsabilità di risollevare il morale e la classifica di un squadra che aveva ben altre ambizioni, le quali si sono trasformate, col passare dei mesi, in cocenti delusioni.

Il sospetto che il 2019 potesse essere scevro di soddisfazioni lo si è intuito già dai primi mesi dell’anno: a Gennaio, gli azzurri venivano eliminati dal Milan in Coppa Italia, uno degli obiettivi che squadra, allenatore e società si erano prefissati di raggiungere. Una sconfitta senza attenuanti che lanciava un campanello d’allarme a cui nessuno ha prestato ascolto.

La seconda parte dello scorso campionato è scivolato via in maniera anonima. Per intenderci: un secondo posto è pur sempre un secondo posto, ma il Napoli di Ancelotti non ha mai dato quell’idea di forza che aveva con Sarri e mai, nei mesi a seguire, ha dato l’idea di tenere più di tanto ad un campionato dalla posizione congelata già da mesi.

L’inverno del 2019 segna l’addio alla maglia azzurra di Marek Hamsik, unico vero simbolo del Napoli di De Laurentiis evolutosi negli anni. L’addio dello slovacco, da recordman di reti segnate con il sodalizio partenopeo, segna l’inizio, se vogliamo davvero trovare un punto cronologico preciso, del declino degli azzurri. Marek, per quanto di difficile collocazione tattica possa essere stato e per quanto, per certi versi, carente sia stata la sua personalità in campo, non va mai messa in discussione la leadership silenziosa che faceva pesare nello spogliatoio. Una mancanza fondamentale, mai colmata e per la quale il Napoli ha pagato un conto salatissimo.

Se in Italia le cose restano in uno stato di calma apparente, con il secondo posto ormai blindato da mesi, in Europa va male: l’Europa League, altro target stagionale va in fumo. Dopo la qualificazione maturata ai danni di Zurigo e Salisburgo, il Napoli si arrende all’Arsenal, nel doppio confronto dei quarti di finale. Due sconfitte, 3:0 globale, ed anche stavolta nessuna attenuante. La squadra non ha gioco, non ha identità e la sensazione di confusione che trapela dalla squadra e dall’allenatore, di partita in partita, è troppo evidente per non essere notata.

Arriva l’estate. Tempo di calcio mercato, le delusioni della stagione appena conclusa finiscono alle spalle, pronti ad una nuova sfida alla Juventus, nel frattempo vincitrice del suo ottavo Scudetto di fila. Tanti buoni propositi per una stagione che ha un imperativo comune e condiviso da tutte le parti coinvolte: vincere per interrompere l’egemonia bianconera.

Il calcio mercato si rivela un’affannosa rincorsa a James Rodriguez ed Icardi. Una rincorsa inutile poiché il colombiano e l’argentino non vestiranno la maglia azzurra. Al loro posto Lozano, acquisto più costoso della storia (circa 42 milioni di cartellino) e Llorente, attaccante low-cost, giunto a parametro zero. Salutano Albiol, Chiriches, Diawara, Ounas e Verdi, entrano il giovane Elmas e Manolas, altro fiore all’occhiello della campagna acquisti.

Mercato da dieci, lo definirà l’ormai ex allenatore Ancelotti, ma in realtà un buco nell’acqua. Il Napoli inizia la stagione 2019-2020 con le stesse incertezze dei mesi addietro, forse anche più accentuate. La squadra gioca male, vince poco e quando vince, non convince.

Come non convince Ancelotti, nella sua gestione dei moduli e degli uomini. I turnover applicati rigorosamente dal mister si rivelano deleteri e fin dalle prime battute del torneo il Napoli si trova ad inseguire sia Juventus che Inter, quest’ultima tornata prepotentemente alla ribalta con Conte in panchina.

Le uniche note positive giungono dalla Champions, nella quale il Napoli sconfigge (e con merito) i campioni d’Europa in carica del Liverpool. Rimarrà l’ultima soddisfazione di quest’anno che da Ottobre in poi conoscerà il periodo più buio del decennio, che inizia proprio dopo una partita di Champions League, il pareggio casalingo contro il Salisburgo.

La squadra si oppone con veemenza e decisione al ritiro imposto dalla società, dopo gli ultimi risultati ed un livello di gioco poco soddisfacente. E’ lo stesso allenatore che si dichiara non concorde, innescando, di fatto, la miccia che è poi esplosa dopo la gara contro il Salisburgo. La squadra intera si ammutina contro la società e non va in ritiro, costringendo la società a prendere le dovute contromisure, tradotte poi in multe salatissime per tutti.

Il Napoli è una nave alla deriva: in campionato si perdono punti su punti, tanto che gli azzurri vengono sparati fuori dalla zona-Europa nel giro di un mese. In Champions le cose vanno meglio, con il pareggio ad Anfield che, in pratica, consegna la qualificazione agli ottavi. Niente di cui gioire; non lo fanno più neppure i giocatori che sembrano giocare per conto loro, lasciando per strada la dignità del professionista e lo spirito di gruppo che una volta erano l’asse portante di questa formazione.

La delusione più grande giunge proprio da quei calciatori che avrebbero dovuto fare la differenza e che invece sono i più involuti: da Insigne ad Allan, da Callejon a Koulibaly, da Mertens a Ruiz. Insomma, in questo Napoli devastato non si salva nessuno, neppure Ancelotti. Il mister non viene più seguito dalla squadra ed in campo si vede e dopo la vittoria (in realtà inutile) contro il Genk, la società opta per il cambio di gestione tecnica: via Ancelotti, dentro Gattuso.

Una decisione che era nell’aria già da qualche settimana ma forse presa con eccessivo ritardo. Gattuso è un allenatore grintoso e di carattere, abituato alle battaglie da allenatore come lo fu da calciatore, ma basterà la scossa del cambio allenatore e un bagno di carattere ad una squadra calcisticamente morta per riportare di nuovo il Napoli laddove merita di stare? Solo il 2020 potrà darci questa risposta; per il momento, nel carnet dell’allenatore di Schiavonea finiscono una sconfitta interna con il Parma (1:2) e con lo stesso risultato la vittoria al fotofinish del Mapei Stadium di Sassuolo. Una vittoria che mancava da due mesi e che almeno ridà quella briciola di morale che al Napoli serviva come il pane.

Adesso viene il bello, anzi il brutto. Dopo le vacanze, il Napoli è atteso da un ciclo terribile dove dovrà affrontare Inter, Lazio, Fiorentina e Juventus. Non il massimo per chi deve cercare di fare più punti possibili per risalire la classifica che è la conseguenza logica delle peripezie che si sono verificate in questo 2019 così avaro di soddisfazioni. Quelle che vorremo che il Napoli ci regalasse nel 2020 che non vediamo l’ora inizi per mettere alle spalle quello che è stato il peggior anno che la recente storia calcistica azzurra ricordi.
Buon 2020 Napoli. Buon anno a tutti!

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