Chiesa e Vlahovic mandano il Napoli K.O. A Gattuso non resta che pregare

Chiesa e Vlahovic mandano il Napoli K.O. A Gattuso non resta che pregare

Alla Fiorentina basta un gol per tempo ed una gara accorta e ben impostata per avere ragione di un Napoli in caduta libera. Terza sconfitta di fila per Gattuso, quarta in cinque partite di campionato


Chiesa e Vlahovic affondano il Napoli

NAPOLI – Chiesa e Vlahovic mandano il Napoli K.O. Il terzo consecutivo, il quarto consecutivo in casa. I viola sbancano il San Paolo con un gol per tempo, spedendo Gattuso ed il Napoli nell’oblio più profondo.

La fotografia della partita sta tutta nelle lacrime sul viso di un ragazzino, avvolto dalla sciarpa azzurra del Napoli, che piange dopo il secondo gol segnato dalla Fiorentina. Si, perchè veder giocare questo Napoli mette tristezza. E dopo due mesi di cura-Gattuso (cura?) dovremmo chiederci se il tecnico ex-Milan sia davvero l’uomo giusto per risollevare questa squadra.

Questo Napoli non si riconosce nelle caratteristiche proprie al tecnico calabrese: grinta, carattere e personalità, gli ingredienti che, uniti ad un opportuno cambio di modulo e qualche nuovo innesto, avrebbero dovuto dare una svolta a questa disgraziata stagione, proprio non si vedono. E di punto in bianco, quei lievi progressi intravisti contro la Lazio svaniti e dissolti con uno schiocco di dita, evaporati nella gelida ed umida serata del San Paolo.

I numeri di Gattuso sono imbarazzanti: quattro sconfitte su cinque partite di campionato; numeri e classifica peggiorati dal suo arrivo a Napoli. Per carità, le colpe di una squadra alla deriva ed una classifica disastrosa non sono solo sue, ma da lui si cercava quell’imput capace di invertire la rotta.

Quell’imput che la Fiorentina sta trovando grazie alla guida tecnica di Iachini, subentrato a Montella. Seconda vittoria consecutiva per i viola, che a Napoli non ha rubato assolutamente niente. Anzi, non fosse stato per Ospina, anti-eroe all’Olimpico ma autore di almeno due parate super, il passivo rimediato dal Napoli sarebbe potuto essere ancora più pesante.

Eppure, è bastato davvero poco alla Fiorentina per avere ragione del Napoli, ma quel poco è stato più che sufficiente per sbancare Fuorigrotta. Corsa, vivacità e organizzazione di gioco, che la Fiorentina ha ed il Napoli no. La differenza sta tutta lì: inutile cercare alibi che non reggono e che non esistono.

Inutile parlare dei soliti problemi che sono evidenti ma per i quali non si riesce a trovare una soluzione adeguata. Una manovra di gioco che è scolastica nella sua costruzione, dettata da un ritmo di gioco gestibile anche da una squadra di attempate vecchie glorie, figurarsi da ragazzi giovani, dotati di fiato, muscoli e corsa.

Castrovilli, Benassi e Pulgar contro Zielinski, Ruiz ed Allan. La partita la Fiorentina l’ha vinta in quel settore. Stravinta, per meglio dire, anche se i gol della condanna sono arrivati da Chiesa e Vlahovic, due bellissimi gol, per costruzione e finalizzazione. Due gol che si era soliti applaudire quando a segnarli erano quelli in maglia azzurra. Un ricordo lontano e malinconico.

Si, perchè, nonostante Gattuso le abbia provate praticamente tutte per cercare di raddrizzare un risultato praticamente congelato, l’innesto simultaneo di Milik, Llorente, Lozano, Insigne supportati da Zielinski e Ruiz in fase di spinta (se così si può dire) non ha prodotto praticamente nulla. Dragowski, intervento sul connazionale Milik, ad inizio partita, è stato uno spettatore quasi inoperoso.

Poca roba il Napoli in attacco, anche se va annotato l’ennesimo palo stagionale, ad opera di Insigne. Sfortuna, indubbiamente, ma un tiro che cozza sul palo o la traversa e pur sempre un tiro sbagliato, un limite che il Napoli si trascina dietro da tanto, troppo tempo.

Problematiche che Vlahovic non competono, lui che al secondo pallone toccato lo piazza alla destra di Ospina con un morbido sinistro a giro. Bel gol, come quello di Chiesa, che con una “puntata” piazza alle spalle di Ospina una azione sviluppatasi sull’asse orizzontale Castrovilli-Benassi.

Due bei gol indubbiamente, ma assistiti dalla gentile e cortese collaborazione della banda del buco “Difesa del Napoli snc”, specializzata nel’accoglienza degli attaccanti nella propria area e lasciar loro tempi e spazi per battere comodamente a rete. Insomma, sarà anche vero che il Koulibaly (non) apprezzato finora non era il massimo, ma senza il senegalese, il reparto arretrato del Napoli è davvero facile da gabbare.

E questa squadra ha dimostrato di non poter fare a meno delle sue certezze. Koulibaly serve come il pane così come Mertens, ma nemmeno le assenze devono essere prese e mò di scusanti, per una squadra che di scuse non ha mai avute e non ne deve avere, per quello che sta facendo, per come (non) sta giocando. Demme ha esordito anche in campionato, al posto di Allan che, sostituito, ha preso la via degli spogliatoi; il tedesco si è fatto notare per un tiro svirgolato ed un’ammonizione (rischiando anche il doppio giallo). In attesa di Lobotka, a questa squadra serve molto altro.

E a questo punto, altro che Champions League, o Europa League: è tempo di guardare in faccia la cruda realtà e soprattutto alle spalle. Continuare a perdere punti e posizione potrebbe alimentare un blocco psicologico, già in atto, dal quale gli azzurri potrebbero anche non riprendersi. Non è voler portare male ma i numeri sono quelli che sono ed evidenziano una realtà oggettiva, impossibile da eludere.

Il Napoli è undicesimo in classifica. attualmente a -10 dalla terzultima (il Genoa) e una partita contro la Juventus all’orizzonte. La partita contro Sarri ed Higuain, ex che forse, per la prima volta al San Paoli saranno visti, più che come traditori, come rimpianti. Speriamo in bene o non ci resta che piangere, come quel ragazzino in tribuna.

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