Rifiuti, 23 indagati: tra questi il vice presidente regionale Bonavitacola e l’assessore Del Giudice

Rifiuti, 23 indagati: tra questi il vice presidente regionale Bonavitacola e l’assessore Del Giudice

Raffaele Del Giudice, mugnanese, è stato più volte impegnato come attivista ed inventore dell’espressione “Terra dei Fuochi” oltre che ideatore e curatore di numerose campagne di sensibilizzazione per Legambiente Campania


NAPOLI/MUGNANO – La Procura di Napoli ha notificato 23 inviti a comparire ad altrettanti indagati tra i quali figurano il vice presidente della Regione Campania con delega all’Ambiente, Fulvio Bonavitacola (a destra in foto), e l’ex vice sindaco e attuale assessore all’Ambiente di Napoli, Raffaele Del Giudice (a sinistra), mugnanese, già impegnato come attivista ed inventore dell’espressione “Terra dei Fuochi” oltre che ideatore e curatore di numerose campagne di sensibilizzazione per Legambiente Campania. Si ipotizza il reato di omissione di atti d’ufficio per presunte inadempienze nella gestione del ciclo integrato dei rifiuti, da parte degli enti locali, che hanno causato sanzioni per 190 mln di euro nei confronti dell’Italia da parte dell’Ue.

Tra i destinatari figurano ex e attuali funzionari pubblici, come l’ex l’amministratore di Sapna Gabriele Gargano e l’ex direttore di Asia Francesco Mascolo. Eseguite anche perquisizioni nelle sedi della Sapna (società della Città Metropolitana di Napoli che si occupa della gestione integrata dei rifiuti nella provincia del capoluogo) e dell’Asia (azienda integrata nel territorio del Comune di Napoli, che effettua i servizi di igiene ambientale).

Bonavitacola, in particolare, dovrà rispondere delle seguenti accuse: mancata rimozione delle ecoballe, mancata realizzazione degli impianti di compostaggio, mancata realizzazione dei siti di compostaggio al servizio degli Stir nella città metropolitana di Napoli.

Da un lato c’è la pesante eredità dello scorso decennio, dall’altro ci sono le scelte amministrative messe in campo negli ultimi cinque anni. Ma andiamo con ordine. È una questione di igiene e di sanità pubblica, quelle ecoballe andavano rimosse, occorreva attrezzare delle procedure amministrative efficaci a risolvere il problema. Stando a quanto emerso finora, e come ricostruito da ilmattino.it, sono state rimosse solo 458.550 tonnellate di rifiuti, a fronte di oltre tre milioni e ottocentomila tonnellate non ancora rimosse. Stesso scenario che riguarda invece la storia degli impianti di compostaggio e degli stir. Stando alle prime ricostruzioni investigative, gli impianti di compostaggio (decisivi per incamerare la frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata) dovevano essere operativi già dal maggio del 2018, ma al momento non ci sarebbe stata la definizione delle strutture, né per Napoli, nè per le altre province. Ed è con questo ragionamento, che finiscono sotto accusa – oltre a Bonavitacola – anche Iacotucci, Mascolo e lo stesso assessore comunale Del Giudice. Poi c’è la questione dei siti di stoccaggio, altra storia che vede coinvolti al momento – al di là della posizione del vicegovernatore Bonavitacola – anche l’ex direttore Sapna Andrea Abbate, anche altri dirigenti e amministratori. Per i pm, non avrebbero garantito il funzionamento delle stazioni ecologiche di stoccaggio al servizio degli stir, in particolare nella città metropolitana di Napoli. Ricostruzioni che vanno raccontate a partire da una premessa: perquisizioni e inviti a comparire non vanno ritenuti come una sentenza di condanna definitiva, ma come uno strumento di verifica di una ipotesi investigativa

Fissato un calendario di interrogatori.

 

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