Coronavirus, le tre fasi della malattia e i relativi sintomi. Perdita di gusto e di olfatto nel 60% dei positivi

Coronavirus, le tre fasi della malattia e i relativi sintomi. Perdita di gusto e di olfatto nel 60% dei positivi

L’anosomia e l’augesia non sono però ancora riconosciute dall’OMS come sintomi del Covid-19


Il decorso clinico di Covid-19 sta sempre più delineando la presenza di tre fasi:

  • FASE 1: Fase dell’invasione e della replicazione virale
  • FASE 2: Fase polmonare
  • FASE 3: Fase dell’iperinfiammazione.

Nella valutazione del paziente di fondamentale importanza è la fase di incubazione, riuscire a capire quando avviene, ci permette di capire l’andamento della sintomatologia. Dura dai 4 ai 14 giorni.

La fase 1, che ha una durata di 7-10 giorni, invece, rappresenta la fase dell’inizio della sintomatologia: febbre (>37,5°C), tosse, rinite, fiato corto, cefalea, congiuntivite. Se si riesce a bloccare l’infezione in questo stato il decorso è benigno.

Se l’organismo, invece, non riesce contrastare la replicazione virale si passa alla fase 2. Ed è in questa fase che si osservano alterazioni a livello polmonare, dovute sia dagli effetti diretti del virus, sia dalla risposta immunitaria dell’ospite, che è causa di polmonite interstiziale molto spesso bilaterale ma senza riduzione di ossigeno nel sangue.

Infine, abbiamo la fase 3, dove si ha iperinfiammazione e la cascata di citochine, tra le quali l’interleuchina 6, bersaglio del tocilizumab. Il paziente presenta una grave insufficienza respiratoria e in alcuni casi insufficienza renale fino ad arrivare alcollasso cardio-circolatorio.

Nonostante la presenza di tutti questi sintomi, un campanello d’allarme è l’anosomia e l’augesia, ossia perdita dell’olfatto e del gusto. Questi sintomi si presentano su 1 paziente su 3 e riguardano soprattutto giovani e donne. La motivazione non è ancora chiara ma sussistono varie ipotesi.

La più accreditata è che il virus potrebbe utilizzare la via nasale per raggiungere il sistema nervoso centrale, proprio come altri virus respiratori come influenza e herpes virus. L’epitelio olfattivo, infatti, ospita anche terminazioni del nervo trigemino, attraverso le quali il virus potrebbe guadagnare l’accesso all’encefalo, dove sono presenti centri regolatori tra cui quello del respiro. Quindi, il virus effettuerebbe una risalita lungo le cellule nervose.

Nonostante tutto, L’OMS non li riconosce ancora come sintomi correlati al Covid-19, sebbene si manifestino in circa il 60% dei pazienti positivi al nuovo coronavirus. La perdita di olfatto, infattipotrebbe essere una spia per individuare pazienti con scarsità di sintomi da sottoporre al tampone.

Questo è quanto emerge da uno studio coordinato da Massimo Galli, del Dipartimento di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, e accettato dalla rivista ‘Clinical Infectious Diseases’, che riporta la prima descrizione dei disturbi di gusto e olfatto come manifestazioni cliniche frequenti in pazienti con infezione da Sars-CoV-2.

Inoltre, alcuni esperti sostengono che gli adulti con perdita di olfatto dovrebbero auto-isolarsi per due settimane, in modo da ridurre il numero di asintomatici.

Giovanna RiccardiDOTT.SSA GIOVANNA RICCARDI

Farmacista, Biologa, Nutrizionista

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