Coronavirus più letale negli uomini che nelle donne: le motivazioni

Coronavirus più letale negli uomini che nelle donne: le motivazioni

Il dato basato su un’analisi dei dati compiuta dal Chinese Centers for Disease Control and Prevention


GIUGLIANO – Tutti possiamo contrarre il Covid-19, a prescindere dall’età ma con dati epidemiologici alla mano, le donne sicuramente sono più forti. In base a un’analisi dei dati compiuta dal Chinese Centers for Disease Control and Prevention su 44.672 casi di contagio, il 2,8% degli uomini con COVID-19 sarebbe deceduto, mentre la malattia è risultata fatale solo per l’1,7% delle donne.
Anche nel nostro Pese la situazione non cambia, infatti, secondo l’Iss (Istituto Superiore Sanità) negli uomini la letalità risulta più alta, il 7,2%, mentre nelle donne è del 4,1%.Ma quale possono essere le motivazioni, non si è ancora capito, ma un ruolo importante lo gioca sicuramente lo stile di vita, la componente ormonale e un sistema immunitario più forte.

Si ipotizza che la produzione di estrogeni, possa avere un ruolo importante. Non è un caso che le donne fino alla menopausa, sono poco esposte alle patologie correlate alla sindrome metabolica, come diabete e patologia cardiovascolari, e con la cascata estrogenica, cioè alla diminuzione di estrogeni conseguente alla menopausa, queste patologie cominciano ad affiorare. Però questa ipotesi non basta, perché il tasso degli over 65 è più alto comunque negli uomini, e la spiegazione potrebbe essere dovuta al cromosoma X che è sede di molti geni correlati all’immunità, e le donne ne presentano due.
Un ‘altra ipotesi potrebbe riguardare il recettore ACE, presente nei polmoni, che viene utilizzato dal virus per entrare nella cellula, proprio come avveniva con la SARS. Quest’ultimo è presente sul cromosoma X , e teoricamente nelle donne dovrebbe essere di più . In realtà, la Sif (Società Italiana di Farmacologia) afferma che nonostante tutto è più espresso negli uomini, spiegando così la maggiore incidenza nell’uomo.

Infine, tra le varie ipotesi abbiamo lo stile di vita: il fumo crea le migliori condizioni per la diffusione delle malattie respiratorie, probabilmente correlate al gesto di portare la sigaretta alla bocca. Inoltre, in Cina ma anche nel nostro Paese il numero di fumatori è maggiore rispetto alle fumatrici, e in particolar modo la forbice si allarga per le donne degli anni’50, dove il numero di fumatrici era bassissimo. Probabilmente, la causa dell’acutizzarsi della patologia è dovuto alle sostanze nocive ingerite con il fumo, che rendono i polmoni continuamente danneggiati e infiammati, andandosi così a sommare alla risposta infiammatoria che si viene a generare ad un certo punto, nei polmoni delle persone affette da Covid.

Infatti Il primo studio, riguardante il fumo, pubblicato sul New England Journal of Medicine, è stato fatto a Wuhan, epicentro dell’epidemia, su 1.099 pazienti ricoverati. All’atto del ricovero in ospedale, il 21% dei fumatori presentava un quadro grave, contro il 14,5% dei non-fumatori (un terzo in più); durante il ricovero il 12,4% dei fumatori aveva avuto bisogno di terapia intensiva, ventilazione meccanica o era deceduto, contro solo il 4,7% dei non-fumatori (un rischio più che doppio).
Nonostante tutte queste ipotesi, ci sarà bisogno di tempo e ulteriori dati per validare la differenza tra uomini e donne.

Giovanna RiccardiDOTT.SSA GIOVANNA RICCARDI

Farmacista, Biologa, Nutrizionista

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