Condannato a 16 anni per l’omicidio del vigilante, invia foto online dal carcere. Tutela Forze Armate: “Inaccettabile”

Condannato a 16 anni per l’omicidio del vigilante, invia foto online dal carcere. Tutela Forze Armate: “Inaccettabile”

Il 19enne condannato per il delitto di Francesco Della Corte, morto dopo l’aggressione subita alla metro di Piscinola


Non ha perso il vizio di diffondere le sue foto, e nonostante sia attualmente detenuto e condannato alla pena di 16 anni per l’omicidio del vigilante Francesco Della Corte (aggredito a Piscinola il 13 marzo del 2018), il 19enne ha inviato scatti che lo ritraggono a una web tv.

Il tutto è avvenuto dall’interno del carcere di Airola (dove è recluso). Il ragazzo, C.U. ha utilizzando in maniera del tutto abusiva il telefono dell’amministrazione penitenziaria messo a disposizione (in seguito all’emergenza Covid) per la possibilità di collegamenti dei detenuti con i parenti, tramite Skype e WhatsApp. E’ lo stesso ragazzo che lo scorso anno, pubblicò le foto della sua festa di compleanno sui social, festa avvenuta durante un permesso premio. (stessa condanna inflitta agli altri due complici).

Valerio Iovinella
Giovanni Maria Bonci

Incredulità e sconcerto da parte dell’Associazione Tutela Forze Armate, associazione nata per tutelare i Diritti dei militari e degli ex militari appartenenti alle Forze Armate, ai Corpi Armati dello Stato e ai corpi di sicurezza privata. ” “È vergognoso che dopo soli 2 anni di detenzione, al killer di Piscinola venga permesso di usare un cellulare ed inviare foto online. Per chi ha ucciso un uomo a sangue freddo: non possono esserci sconti o concessioni”, dichiarano il Presidente Giovanni Maria Bonci e il vice Presidente Valerio Iovinella.

“E’ inaccettabile che vengano permessi questi comportamenti all’interno delle carceri – aggiunge Iovinella, vice Presidente e Responsabile Nazionale per la Sicurezza – Uno Stato che concede ad un assassino macchiatosi dell’omicidio di un tutore dell’ordine di poter liberamente usare un cellulare e pubblicare foto sui social network, di fatto non è uno Stato di diritto: è uno Stato in cui la giustizia è morta. La nostra vicinanza oggi va ai familiari della vittima e al profondo dolore che inevitabilmente staranno provando in queste ore”.