Giugliano, la “lezione” del centro destra: come potrebbe perdere la città in tre mosse

Giugliano, la “lezione” del centro destra: come potrebbe perdere la città in tre mosse

La candidatura di Giuseppe Pietro Maisto farebbe saltare l’accordo di unità della coalizione sancito anche in un documento


GIUGLIANO – Fase 2 vuol dire anche proiettarsi verso il ritorno ad una parvenza di normalità che implica il riprendere attività fino ad alcuni mesi or sono ritenute quotidiane. Tra queste, senza dubbio, la politica, e a Giugliano ciò vuol dire prepararsi alle elezioni.

Dopo il ribaltamento in assise che ha visto la minoranza diventare maggioranza e porre fine, con qualche mese d’anticipo, all’esperienza amministrativa di Antonio Poziello, gli assetti sembravano essersi delineati e all’orizzonte si profilava una corsa a tre per lo scranno di sindaco: da una parte l’uscente Poziello, dall’altra Nicola Pirozzi con la coalizione PD – M5S avvalorata dall’esperienza governativa nazionale, dall’altra ancora il centro destra unito e compatto intorno alla figura di Alfonso Sequino, che dopo la seconda esperienza in consiglio comunale da leader dell’opposizione era designato dalla coalizione come candidato naturale.

Ad oggi per la designazione di Sequino manca solo l’ufficialità, nonostante il suo nome sia stato posto sul tavolo delle trattative ed avallato da tutti anche durante l’ultima riunione tenuta a Giugliano, il 5 marzo scorso – tre giorni prima del lockdown – alla presenza, tra gli altri, del coordinatore provinciale Antonio Pentangelo.

Il nome di Alfonso Sequino è stato però mal digerito da quei politici della vecchia guardia che negli ultimi tempi hanno navigato nell’ombra, anche perché esclusi da ragionamenti di partiti che hanno preferito svecchiare le locali sezioni. Come il caso di Forza Italia che ad oggi presenta un direttivo formato da giovani tra cui sono assenti pluricandidati e incandidabili.

I vetusti, però, approfittando del periodo di pandemia stanno tentando il colpo di coda. La loro proposta ha un nome ed un cognome: Pietro Giuseppe Maisto, ex consigliere regionale, che negli ultimi anni si era allontanato dalla pratica politica. Uomo di esperienza, legato ad un establishment fondato su presenze storiche come l’ex sindaco Giovanni Pianese, che insieme a diversi ex consiglieri comunali della sua amministrazione confermano l’avversità alle nuove leve, restando ancorati a dinamiche oggi superate.

E qui arrivano le tre mosse con cui il centro destra potrebbe gettare alle ortiche una vittoria che pareva scontata fino ai tempi recenti.

  • La prima, spaccare la coalizione. Intorno a Sequino in questi cinque anni di consiliatura si erano amalgamate figure molto diverse, tutte con possibili velleità ed ambizioni, decise però a metterle da parte per sostenere chi aveva dimostrato di saper fare gioco di squadra. Ora Luigi Guarino, Anna Russo, Francesco Aprovitola e gli altri continueranno a portare acqua ad un mulino che difficilmente riconosceranno come proprio, o andranno per strade diverse? La seconda ipotesi appare molto più probabile, qualora – soluzione meno realizzabile – il nome scelto non dovesse essere quello di Sequino.
  • Seconda mossa, vanificare il lavoro fatto. La minoranza giuglianese è stata un caso più unico che raro sul territorio nazionale: insieme forze di centro destra, PD e Movimento Cinque Stelle. Storie lontane, valori spesso diametralmente opposti, eppure le proposte arrivate da quei banchi non sono mancate, e sovente hanno visto l’appoggio di tutti. Una minoranza che si è proposta come alternativa, più che come opposizione. Unita non solo dalle contingenze ma anche dalle idee. Chi si propone alla guida di Giugliano saprà sfruttare questa eredità che non gli appartiene?
  • Terza ed ultima, disperdere il consenso popolare. Il vento pre-pandemia soffiava decisamente verso destra in tutto il Paese, ne erano chiara testimonianza la richiesta più volte espressa di andare al voto e gli esiti elettorali di alcune regioni. A Giugliano si respirava aria molto simile, e il gruppo formato intorno a Sequino stava conquistando consensi anche tra chi non ha idee marcatamente della stessa area politica, grazie soprattutto a volti giovani e lontani dai dinosauri della politica.

La base, necessaria per quell’ampio consenso necessario a guidare la città, ora è visibilmente infastidita. In tanti hanno già manifestato il proprio dissenso, acuito dalla presenza più che probabile di una Lega dalla voce forte, necessaria a sopperire alla perdita delle liste civiche. Proprio la Lega è stata l’unica a non porre il veto sul nome di Maisto. La figura di Sequino aveva attratto almeno sette tra partiti e liste. Sarà difficile per Maisto, qualora la spuntasse, fare altrettanto.

Stando alle previsioni, al voto si potrebbe andare nella seconda metà di ottobre. Le decisioni, dunque, non sono ancora ufficiali ma il quadro che si profila è questo. Il centro destra unito manterrebbe intatte le alte probabilità di tornare alla guida di Giugliano. Ma, stando agli umori generali, questa unità sarebbe garantita solo da Sequino. Spaccarsi significherebbe vanificare tutto e “regalare” la città ad altri. Prima delle elezioni c’è ancora molto tempo per ragionare, discutere e arrivare ad una quadra. Ci sono altre mosse a disposizione, in attesa dello scacco matto.