Omicidio Melania Rea, Parolisi potrebbe uscire a giugno dal carcere

Omicidio Melania Rea, Parolisi potrebbe uscire a giugno dal carcere

Potrebbe usufruire di un premio per buona condotta dopo 9 anni


BOLLATE – Avvicina la data in cui l’ex caporal maggiore dell’Esercito Salvatore Parolisi potrebbe uscire dal carcere milanese di Bollate in cui è recluso per usufruire dei permessi premio. Il prossimo mese, infatti, a giugno, l’uomo che sta scontando una pena definitiva a 20 anni per l’omicidio della moglie Melania Rea, il cui cadavere è stato ritrovato nel boschetto delle Casermette a Ripe di Civitella, se il giudice di sorveglianza glielo dovesse concedere, potrà iniziare a godere di quei benefici concessi ai detenuti che hanno avuto una buona condotta e partecipato all’opera di rieducazione.

Da tempo questa notizia è iniziata a circolare, ma solo adesso per l’ex caporal maggiore, che è stato poi degradato così com’era previsto dalla sentenza della Cassazione, si avvicina davvero quel momento dopo 9 anni già trascorsi in carcere. Era la mattina del 18 aprile 2011 quando marito e moglie, insieme alla loro bambina all’epoca di appena 18 mesi, uscì  per andare a fare la spesa al supermercato e poi sempre tutti
Insieme verso Ripe di Civitella per una gita. A dare l’allarme della scomparsa e far iniziare così le ricerche della giovane mamma 28enne di Somma Vesuviana era stato proprio Salvatore. Ma due giorni dopo ecco arrivare ai Carabinieri una chiamata, che resterà sempre anonima da parte di un uomo dalla voce di mezza età  che diceva di “stare facendo una camminata”, partita da una cabina telefonica di piazzale San Francesco che segnalava “un corpo per terra” proprio “a Ripe, chioso della Pineta”.

Quel corpo era il corpo martoriato da 35 coltellate, come svelerà poi l’autopsia, di Melania Rea morta dopo una lunga agonia. In primo grado suo marito Salvatore Parolisi è stato condannato all’ergastolo con il rito abbreviato, in Appello a trent’anni e, successivamente al ricorso in Cassazione dov’è stata rivista la condanna eliminando l’aggravante della crudeltà, a venti dai giudici della Corte d’appello di Perugia a cui la Suprema Corte aveva rinviato gli atti. Un movente del delitto sarebbe il conflitto con la moglie che non intendeva lasciare, ma dalla quale desiderava essere libero. Melania era percepita come ostacolo anche alla sua carriera da quando aveva minacciato l’amante Ludovica di “rovinarli” con le sue conoscenze nel mondo militare.

 

FONTE IL MATTINO