La “partita-zero” vale la finalissima di Roma. Al Napoli basta un pareggio per eliminare l’Inter

La “partita-zero” vale la finalissima di Roma. Al Napoli basta un pareggio per eliminare l’Inter

La prima partita post-CoVid vale la qualificazione alla finale di coppa Italia. Tutto nel primo tempo: a Eriksen risponde Mertens, che diventa il solo ed unico “re dei bomber” in maglia azzurra. Mercoledì la finale contro Sarri e CR7


Mertens, re dei bomber azzurri

NAPOLI – La “partita zero” vale la finalissima di Roma contro il grande ex, mister Sarri. Al Napoli basta un pareggio per eliminare l’Inter e guadagnare il diritto di giocarsi la terza finale degli ultimi dieci anni. Al gol di Eriksen dopo due minuti risponde il solito Mertens, a ridosso dell’intervallo, a firmare l’1-1 che il secondo tempo non ha mutato.

Napoli premiato dal risultato dell’andata (1:0 al Meazza, gol di Fabian) e, stasera, dalla prestazione sopra le righe di Ospina, resosi prima protagonista (negativo) del gol di Eriksen, subito direttamente da calcio d’angolo, forse tradito da una leggera deviazione di Di Lorenzo e da una visuale troppo ostruita, ma riscattosi a seguire, prima innescando il contropiede che porta al pareggio di Mertens (assist di Insigne) ma anche con almeno quattro interventi che hanno salvato risultato e qualificazione.

Ospina e la difesa sugli scudi (buonissima anche la prestazione di Koulibaly e Maksimovic), qualche buona accelerazione di Insigne, il solito spunto di Mertens, che nelle partite che contano la sua firma ce la mette sempre. Soprattutto stasera, segnando una rete fondamentale per la squadra, ma anche a titolo personale, ponendolo in cima alla classifica dei bomber in maglia azzurra: 122 reti con il Napoli, una più di Hamsik, da ieri spodestato ufficialmente dal trono.

Qualificazione a parte e qualche merito da attribuire al singolo, non c’è tanto da salvare, ma era da mettere in preventivo che si potesse andare in sofferenza contro una squadra fisicamente attrezzata come l’Inter, dopo tre mesi di stop forzato, durante la quale la squadra, inevitabilmente, ha perso quell’affiatamento e quegli automatismi che a Febbraio iniziava pian piano a vedersi. Da sottolineare la compattezza dopo il gol subito, a freddo, che ha permesso alla squadra di non scomporsi; la capacità di reagire mentalmente e di trovare il gol del pareggio in un momento di particolare delicatezza e lo spirito di sacrificio con il quale gli azzurri hanno affrontato il secondo tempo, arroccandosi davanti ad Ospina, impedendo alla squadra di Conte di trovare spazi e tempi di gioco a lei più congeniali.

Giusto però giocare d’attesa, anche perchè il Napoli non è, ad oggi, una squadra capace di imporre il suo gioco come era solita fare qualche stagione fa. Ci sarà da rivedere più di qualche cosa, a cominciare da un centrocampo che ha dimostrato poca personalità e qualità. D’altra parte non si può chiedere a Demme di fare da catalizzatore del gioco, attitudine che non fa parte delle sue routine, ma sicuramente qualcosa in più, in questo senso, ad Elmas e Zielinski, fin dalle prime battute troppo succubi di Barella e Brozovic, ed Eriksen quando il danese scendeva in marcatura “ad uomo” su Demme. Pochi, se non nulli i rifornimenti delle due mezzali a beneficio degli attaccanti, che hanno dovuto mettersi in proprio per mettere a disagio la retroguardia nerazzurra. Le cose sono lievemente migliorate nel secondo tempo, quando gli azzurri si sono affacciati con più frequenza nella trequarti interista, allorquando la mediana azzurra è arrivata in riserva di energie, come era normale che fosse.

Maluccio anche Hysaj che sulla fascia sinistra ha sofferto tantissimo gli inserimenti di Candreva, uno dei migliori dell’Inter, e successivamente quelli di Moses. Ma, ribadendo il concetto, dopo tre mesi di stop forzato, le attenuanti sono tante; ovvio che Mercoledì, contro la Juventus, servirà molto di più, sia come qualità sia come tenuta fisica, dovendo contrastare il modello calcistico di Sarri, che sappiamo essere basato sul possesso palla estenuante e Cristiano Ronaldo, non al meglio contro il Milan, ma guai a lasciargli un fazzoletto di spazio utile.

Piccola nota anche per i subentrati a partita in corso, che hanno sicuramente portato freschezza atletica, ma poco o nulla sul piano del gioco. Fabian quasi combinava un disastro, steccando un passaggio in orizzontale che si traduce in un’azione pericolissima dell’Inter; Milik non è mai riuscito a far salire la squadra, mai resosi pericoloso al tiro, mai un fallo preso per far rifiatare la squadra in affanno; Callejon fa in tempo a divorarsi il gol della sicurezza, in sospetto fuorigioco; ininfluenti gli innesti di Allan e Younes se non, come detto, per mettere dentro energie fresche.

Sommando il tutto, errori di qualsivoglia natura vanno tollerati e giustificati, ci mancherebbe altro, soprattutto quando una finale di coppa Italia è stata conquistata con i denti; a questo punto la coppa nazionale diventa l’obiettivo numero uno della stagione, almeno il più prossimo. Bisogna crederci ma c’è da lavorare tanto, anche se il tempo per poterlo fare è davvero poco, A questo punto, però, si guarda con ottimismo alla finalissima, contro la Juventus che, nonostante la risaputa forza, non ha fatto una grandissima impressione contro il Milan. Ma vietato abbassare la guardia e con Gattuso, da questo punto di vista, non dovrebbero esserci problemi, il resto verrà da se.

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