Giugliano, la disgregazione del centrodestra porta la sua firma: Giuseppe Pietro Maisto

Giugliano, la disgregazione del centrodestra porta la sua firma: Giuseppe Pietro Maisto

Il nome che ha spaccato la coalizione portandola da favorita ad ultima negli attuali sondaggi elettorali


GIUGLIANO – La corsa alla fascia tricolore di Giugliano continua a prendere forma, ma se alla ricandidatura di Antonio Poziello ha risposto il centro sinistra ufficializzando Nicola Pirozzi, sul versante opposto si naviga ancora a vista. E in alto mare.

In alto mare si è finiti dopo la pandemia. Prima, infatti, il centrodestra aveva deciso di presentarsi in maniera unita alle elezioni, con tanto di documento sottoscritto da tutti i partiti. I ragionamenti sul candidato sindaco andavano avanti ed era stato  individuato perfino il profilo che avrebbe dovuto rispondere a “coerenza, militanza e costanza sulla scena politica locale”, come indicato nel documento.

Ciò che è successo nei giorni del lockdown lo abbiamo raccontato in un nostro articolo precedente: il centro destra rischiava di spaccarsi, vanificare il lavoro svolto come minoranza in consiglio comunale e disperdere un palpabile gradimento popolare.

Il nome che ha disgregato la coalizione del centrodestra – portandola da favorita ad ultima negli attuali sondaggi elettorali – è quello di Giuseppe Pietro Maisto.

L’opzione Maisto – che non si capisce da chi sia realmente sostenuto e quale sia il partito che abbia fatto il suo nome, come confermato anche da alcuni componenti della coalizione, come Giulio Pezzella di Fratelli d’Italia – ha portato danni anche all’interno dei partiti che formavano la coalizione.

 Forza Italia, dopo un continuo tira e molla tra i consiglieri comunali ed il coordinatore cittadino che si è affrettato a smentire le dichiarazioni dei primi, ora è sull’orlo del commissariamento. Commissariamento chiesto a gran voce da Francesco Aprovitola, ex vice presidente del consiglio comunale e tra i candidati dal bacino elettorale più ampio di tutto il centrodestra.

michele dianaLa Lega ad oggi risulta non pervenuta. Con la mancanza anche di un coordinatore cittadino è davvero difficile ipotizzare possa presentare una lista. Tra l’altro, la compagine giuglianese di Salvini ha perso addirittura pezzi. Ormai, nonostante non smentisca e non confermi – mantenendo una infelice posizione di comodo – Emanuele Bifaro ha abbandonato la nave per fare ritorno a Fratelli d’Italia. L’azione del coordinatore pro-tempore Michele Diana, infatti, non ha sortito particolari effetti, se non il tanto criticato documento – con gli omologhi di Forza Italia, UDC e Fratelli d’Italia. Per questo, è improbabile la discesa in campo di una vera squadra quanto, piuttosto, è la presentazione di un elenco di riempilista.

Fratelli D’Italia è il partito che sta meno peggio. Anche se il ritorno di Bifaro ha creato non pochi malumori. La sezione locale era poco disposta apezzella giulio riaccogliere il figliol prodigo dopo l’abbandono del partito per la Lega di Salvini allora in ascesa. La sezione cittadina è stata però “costretta” a riaprirgli le porte della sede di corso Campano da decisioni prese su tavoli provinciali e regionali. Hanno fatto il resto, poi, le dichiarazioni di Giulio Pezzella che ha rivelato di essere stato contattato dai vertici nazionali per la candidatura a sindaco.

L’UDC, invece, che aveva sottoscritto il documento unitario del centrodestra, oggi, dialoga con la coalizione del PD e non è affatto improbabile che possa raggiungere altri fuoriusciti dalla maggioranza Poziello al tavolo del candidato sindaco Pirozzi.

Discorso a parte, come già detto, per le liste civiche. Oggi pensare di imporsi con i soli simboli dei partiti, rinunciando di fatto all’apporto della società civile, è mera utopia. Lo confermano anche Poziello e Pirozzi, che tra le loro fila raccolgono diverse realtà di questo tipo. I coordinatori cittadini del centro destra, invece, con un clamoroso autogol avevano scelto di andare in controtendenza, siglando un documento in cui liste come quelle di Anna Russo e di Luigi Guarino non venivano prese in considerazione. Chiudersi in stanze di partito invece di aprirsi alla città e far entrare aria fresca. E un paio di migliaia di voti.

Se quindi il gruppo che sostiene Sequino aveva trovato l’equilibrio tra l’anima tradizionale dei partiti e quella più moderna e dinamica delle liste civiche – rappresentative del centrodestra – altrettanto pare non si possa dire del suo competitor. Che, fino ad oggi, non ha ancora speso una sola parola in pubblico, tanto che pare fondato il sospetto della mancanza di “numeri” per rendere autorevole una propria candidatura.

Qualora la situazione fosse questa, in tanti si chiedono come faccia – senza una reale forza elettorale – ad avere consenso da pochi politici di vecchio pelo, attirati forse da interessi più personali che collettivi. Le recenti uscite di chi indica Alfonso Sequino come unico candidato di centrodestra – leggasi principalmente Russo e Aprovitola – svelano, salvo smentite, retroscena preoccupanti in cui i loro nomi sarebbero stati “spesi” a loro insaputa su tavoli provinciali e regionali per dare forza alla candidatura di Giuseppe Pietro Maisto. Che, invece, appare ancora molto debole.