Carabinieri di Piacenza, il testimone: “Montella spinse mia madre e mi prese a schiaffi”

Carabinieri di Piacenza, il testimone: “Montella spinse mia madre e mi prese a schiaffi”

Il testimone, un detenuto arrestato lo scorso 3 aprile per detenzione di sostanze stupefacenti, ha preferito restare anonimo


PIACENZA – Ormai è storia nota il caso della caserma Levane dei carabinieri di Piacenza indagati per vicende legate a droga, escort ed atti violenti. Il più aggressivo del gruppo, a quanto riportano le testimonianze, sarebbe sempre stato Giuseppe Montella. Proprio quest’ultimo si è reso protagonista dell’ennesimo racconto negativo da parte di una vittima. L’uomo in questione era stato arrestato lo scorso 3 aprile per detenzione di sostanze stupefacenti. Del kilogrammo e mezzo di marijuana Montella si era preso 362 grammi, pesandoli in farmacia per la precisione, consegnandola poi ai suoi spacciatori di fiducia.

“Mi hanno portato a casa in manette – racconta l’uomo, che rimanere anonimo – Io per prima cosa ho detto loro che volevo un avvocato e di farmi vedere il mandato di perquisizione, ma loro mi hanno risposto che non ce n’era bisogno. Per cercare lo stupefacente nell’appartamento hanno spaccato tutto – ha continuato il testimone – dai cassetti ai cristalli dei quadri”.

Soprattutto, il protagonista della nostra storia, fa riferimento ad atti violenti sia fisici che verbali a lui rivolti durante la perquisizione: “Montella ha strattonato mia mamma, poi le ha impedito di andare in bagno e anche di portarmi un bicchiere d’acqua. Mio padre, invece, è cardiopatico, e io l’ho detto subito ai carabinieri, chiedendogli di comportarsi bene. Ma loro niente, umanità zero”.

“Dopo aver trovato la marijuana Montella mi ha dato un paio di schiaffi. Ma io cosa dovevo dire? Mi stavano portando dentro, se anche lo avessi detto al giudice pensi che mi avrebbe creduto? Loro sono le forze dell’ordine, tu sei il delinquente. Ti arrestano e ti prendi quattro o cinque sberle, è quasi una prassi, non ci scappi. Almeno qua a Piacenza è così”.