Covid, aumentano i casi di ricaduta: dubbi sull’efficacia del futuro vaccino

Covid, aumentano i casi di ricaduta: dubbi sull’efficacia del futuro vaccino

L’epidemiologo trevigiano: “Non solo l’immunità acquisita non sembra proteggere ma può allearsi con il virus durante infezioni secondarie per facilitarne l’ingresso”


Woman in medical mask on street. Protection against virus, infection, exhaust and industrial emissions in urban. Air pollution and epidemic in city

ITALIA – Aumentano sempre di più i casi di ricaduta per quanto riguarda il Coronavius, ovvero di pazienti che, una volta guariti, dopo settimane o addirittura mesi scoprono di aver contratto nuovamente il virus. Dunque una domanda fondamentale sorge spontanea; se gli anticorpi sviluppati in seguito al virus stesso non riescono a debellarlo, lo faranno quelli di un vaccino prodotto in laboratorio?

Le segnalazioni circa pazienti tornati positivi per la seconda volta giungono da tutto il mondo, in particolare ultima caso in Italia è un’ottantaquattrenne di Pozzuoli che aveva contratto il virus lo scorso aprile, ed adesso si trova nuovamente confinata in casa. A tal proposito, una ricerca italiana pubblicata su Bmj Global Health ipotizza che l’immunità acquisita non solo non sarebbe protettiva, ma potrebbe favorire reinfezioni con sintomi più gravi. Inoltre uno studio del King’s College di Londra parla di un’immunità lunga pochi mesi: nei pazienti esaminati gli anticorpi raggiungono il picco dopo tre settimane e successivamente diminuiscono.

Secondo Luca Cegolon, epidemiologo trevigiano, “Non solo l’immunità acquisita non sembra proteggere ma può allearsi con il virus durante infezioni secondarie per facilitarne l’ingresso, sopprimere l’immunità innata e scatenare o amplificare una reazione infiammatoria importante dell’organismo”. Chi ha contratto il virus in primavera dunque probabilmente potrà essere nuovamente infetto in autunno, addirittura in modo più violento.