Un boss nella caserma di Piacenza: si vanta al telefono col figlio per le botte agli immigrati

Un boss nella caserma di Piacenza: si vanta al telefono col figlio per le botte agli immigrati

Il piccolo di soli 11 anni: “L’hai preso poi? Gliele avete date? Chi eravate? Chi l’ha picchiato?”


PIACENZA – Sono diverse migliaia le conversazioni telefoniche che hanno incastrato la “Banda di Malfattori” della caserma di Piacenza. Stando alle notizie di cronaca ed alle varie telefonate che i militari si sono scambiati, emerge un modus operandi tipico delle più pericolose organizzazioni criminali. Spaccio di droga, tortura, arresti inutili di persone innocenti; una vera e propria organizzazione a delinquere. Delinquenti per tutti ma eroi per i propri figli. E’ proprio questo ciò che spaventa di più; un bimbo di soli 11 anni, figlio dell’appuntato Montella che incuriosito dalle varie vicende che gli racconta il padre, chiede al proprio genitore se lui ed i suoi colleghi siano riusciti a prendere ed a pestare “Un negro”.

«Ieri mi sono fatto male… ho preso un piccolo strappo… perché ho corso dietro a un negro, racconta al figlio Giuseppe Montella, l’appuntato di Brusciano.

Il ragazzino, 11 anni, purtroppo imbevuto di cultura razzista e violenta, vuole sapere di più: «L’hai preso poi? Gliele avete date? Chi eravate? Chi l’ha picchiato?». “Eh, un po’ tutti”, è la risposta dell’appuntato che, come per vantarsi, precisa che anche i suoi colleghi avevano picchiato lo straniero. Montella dall’inchiesta emerge come il “boss” di quella caserma di Piacenza.