Messi infrange il sogno partenopeo. Al Barca basta un tempo ed il Napoli va in tilt

Messi infrange il sogno partenopeo. Al Barca basta un tempo ed il Napoli va in tilt

Al Camp Nou, un Messi in forma splendente prende per mano il Barcelona, guidandolo ai quarti di finale. Per i catalani gol di Lenglet, Messi e Suarez (rigore). Per il Napoli, l’inutile gol di Insigne


BARCELONA – Finisce con una sconfitta nella desolazione di un deserto Camp Nou l’avventura in Champions League, e con essa la stagione del Napoli. Il Barcelona di Messi passa alle final-eight di Lisbona giocando solo un tempo, sufficiente per smontare le velleità azzurre in terra catalana, grazie anche ad un arbitraggio, di Cakir, almeno discutibile, in occasione del gol del vantaggio di Lenglet.

Episodio importante, perchè quello che sblocca la partita ed infila il Barca nel rettilineo che lo condurrà, dritto dritto, ai quarti di finale. L’azione che porta al gol di Lenglet appare viziata da un fallo su Demme, non sanzionato da Cakir; episodio che smonta totalmente il Napoli, fino a quel momento autore di un ottimo inizio di gara.

Chissà, se Mertens avesse segnato quel gol dopo solo un minuto, avremmo mai potuto parlare di una partita diversa, resta il fatto che il palo colpito dal belga comporta tre conseguenze negative in un solo colpo: A) il limite evidente del Napoli di non capitalizzare le occasioni create; B) Mertens scompare dal campo per l’intera frazione di gioco; C) insieme a lui tutto il Napoli, entrato poi in crisi dopo il vantaggio di Lenglet.

Subire un gol al Camp Nou dopo meno di dieci minuti poteva essere messo in preventivo, scomparire di conseguenza dal campo, lasciando al Barca modi, spazio e tempo per fare ciò che volevano, quello no. Brutto parlare di mancanza di personalità per una squadra come il Napoli, guidata da un allenatore che del carattere, del furore agonistico, del fuoco dentro fa i suoi tratti più marcati, ma gli azzurri hanno difettato proprio sull’aspetto mentale.

Ancor più grave, se a tradire sono i perni principali della squadra, quelli sui quali si dovrebbero gettare le basi per costruire una partita perfetta, così come la voleva Gattuso, ma che son diventati invece assi traballanti. L’ovvio riferimento va, soprattutto, a Koulibaly autore di una prova forse tra le peggiori in maglia azzurra. Un primo tempo orrifico, nel quale Messi gli è sfuggito da tutte le parti, per non parlare del rigore causato, un pezzo di furbizia dell’argentino ma un’ingenuità da dilettante da quello che è considerato uno dei migliori centrali del mondo.

Non al Camp Nou, dove abbiamo (ri)scoperto un Koulibaly mentalmente vulnerabile e lo si vedeva dalle inutili scorribande palla al piede, fino ad arrivare ad un altrettanto inutile pressing solitario su Ter Stegen. Sintomi di visibile nervosismo e specchio perfetto della sua stagione e di quella del Napoli. Tanta corsa per nulla.

Nell’orrendo primo tempo del Napoli le responsabilità vanno equamente divise tra tutti i protagonisti, allenatore compreso, che manda in campo una squadra votata alla costruzione del gioco, ma che in realtà costruisce poco o nulla. Lo sapevano anche i sediolini vuoti del Camp Noi che un centrocampo con Zielinski e Ruiz avrebbe avuto vita difficile anche contro il raffazzonato reparto mediano blaugrana, accompagnati da un Demme stremato e costretto a correre per se e per i suoi.

Capitolo a parte per Fabian Ruiz: è bravo, è elegante, sa giocare a pallone, ma è troppo lento, macchinoso e compassato. La parabola discendente avuta dallo spagnolo nella seconda stagione partenopea è abbastanza preoccupante. Comprensibili le difficoltà nel 4-4-2 di Ancelotti, ma nel 4-3-3 (più nelle sue corde) è anche peggio.
Ecco, magari Fabian sarà destinato ad una grande carriera, ma la sua escalation sarà lenta come il suo passo in mezzo al campo. Anche al Camp Nou nessun guizzo, nessun cambio di passo, nessun tiro in porta, per non parlare della fase difensiva. Niente di personale, naturalmente, ma a questo punto è logico chiedersi se lo spagnolo sia un calciatore capace di offrire un certo apporto al Napoli. Questo Ruiz al Napoli non serve.

Della pochezza del centrocampo, a farne le spese è l’attacco. Mertens, poverino, non aveva spazi utili per muoversi, schiacciato com’era dalle linee catalane. Certo, non è stato servito granchè bene, ma neppure lui ha fatto vedere grandi cose. Il guizzo che produce il rigore resta l’unico acuto in una gara incolore, perchè quel tiro ad inzio gara doveva essere gol. Soprattutto per uno come lui, capace di prodezze di un certo stampo.

Chi invece ha sorpreso in positivo è stato Insigne. In dubbio fino alla vigilia è stato uno dei meno peggio e freddo dagli undici metri, nel rigore che ha ridato un briciolo di speranza di “remuntada”. Non ci sono particolari squilli di tromba nella sua partita, ma già il fatto di esserci e correre per oltre un’ora ne fa uno dei calciatori meritevoli della sufficienza.

L’unico, perchè tutto il resto finisce sotto la soglia del sei. Da Manolas a Zielinski, da Demme a Callejon, passando per i vari subentrati che, nel secondo tempo, niente hanno aggiunto alla causa. Qualche guizzo di Politano, un gol annullato a Milik, qualche scorribanda di Lozano, ma niente di efficace contro un Barcelona che, dopo aver blindato il punteggio nel primo tempo, si è limitato ad amministrare nella ripresa.

Ad essere sinceri, neppure il Barca ha impressionato. Una squadre che vive solo dei lampi del suo uomo più carismatico. Il secondo gol dei catalani è un gioiello di Messi che sembra Celentano in pieno fulgore anni 60. Dribbla, cade, si rialza, tira in caduta e gol da cineteca. Insomma, l’ennesima dimostrazione del calciatore sublime  che è. Resta il rammarico, proprio perchè il Barcelona è solo ed esclusivamente Messi. Suarez e Griezmann giocando ad intermittenza non hanno mai trasmesso quel senso di pericolosità che invece trasmette Leo ed il resto della squadra si è limitata ad una partita “normale”, che contro questo Napoli è più che sufficiente.

Pazienza. Era una sconfitta preventivabile e meno male che gli azzurri non abbiano preso un’imbarcata che, onestamente, non avrebbero meritato, anche per quello che hanno fatto vedere a Napoli, dove la differenza tecnica tra le due formazioni è stata meno evidente. A Barcelona, invece, si è fatto quello che si poteva ma non ciò che si doveva. Poi, come spesso accade in competizioni di altissimo livello, i valori tecnici e gli episodi fanno la differenza. Così è stato anche in terra catalana ed il Napoli ne ha fatto le spese. Una sconfitta che servirà da esperienza per la stagione che verrà (tra circa 40 giorni), speriamo di rivedere un Napoli capace di risolvere i tanti problemi che ne hanno condizionato la stagione. Alla prossima!

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