Moria di pesci nel Lago Patria, Legambiente: “Manca il ricambio dell’acqua”

Moria di pesci nel Lago Patria, Legambiente: “Manca il ricambio dell’acqua”

“Con la foce chiusa – spiegano dal Circolo Arianova – il lago diventa una trappola mortale”


GIUGLIANO IN CAMPANIA – In merito alla moria di pesci nella acque del Lago Patria, è arrivata la nota stampa di Sergio Bravi del  direttivo Legambiente Giugliano. Questo il testo integrale con il punto della situazion:

“Ho svolto stamattina un sopralluogo a Lago Patria dietro segnalazione da parte di cittadini, di ciò che stava accadendo. Il 28 luglio presso l’Anicrè, come Circolo Legambiente Giugliano e dipartimenti universitari di Biologia, Chimica e Scienze della Terra della Federico II, facevamo il punto sui primi risultati del programma di analisi che stiamo svolgendo sulle condizioni di salute del lago. Ciò che ne veniva fuori è che i fondali lacustri sono pressochè morti, fortemente asfittici e con sviluppo notevole di Idrogeno solforato (gas tossico per gli organismi bentonici) nei sedimenti fangosi del fondo. Risultano elevate anche le concentrazioni di Arsenico, Mercurio, Piombo e altri metalli tossici per l’ecosistema. Anche gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) derivanti da combustioni sul territorio (es. roghi tossici) risultano presenti in concentrazioni alquanto elevate. Quello che fino a pochi giorni fa si salvava era la fauna nectonica, ovvero pesci ed altri animali che vivono negli strati acquei più superficiali, dove di norma le concentrazioni di ossigeno sono molto più elevate che nei fondali. In generale, denunciavamo una decrescità della biodiversità lacustre, confrontandola con quella degli anni ’60.

Oggi però si assiste alla mortalità in massa anche degli organismi nectonici. Centinaia di migliaia di pesci , soprattutto cefali, sono già morti o in agonia. Esemplari adulti e, ancor più il novellame, pescetti che non raggiungono i 5 cm.

Osservando le acque del lago, specie nella sua zona SE, salta all’occhio il colore rossastro, dovuto all’enorme sviluppo di microalghe che compiono il loro ciclo di sviluppo in massa e successiva morte, con conseguenti fenomeni decompositivi che sottraggono ossigeno all’acqua. Tutto ciò favorito dalle elevate temperature, dall’abbondanza di nutrienti organici che finiscono in lago (scarichi non depurati, fertilizzanti agricoli dilavati da un ampio territorio circostante e immessi in lago attraverso i canali che ci si riversano, a volte precipitazioni meteorologiche che portano nutrienti dilavandoli dai terreni circostanti), ma soprattutto dal fatto che, con la foce chiusa, non vi è ricambio di acque col mare aperto e il lago diventa una trappola mortale.

Fenomeni di morìa di massa come quello odierno sono frequenti in questo lago. Il bacino ha, per sua natura, un equilibrio già difficile, ma avrebbe buone capacità di rapido recupero da condizioni critiche come quella attuale, se l’uomo non vi aggiungesse il suo “carico mortale”.

Non è in realtà facile trovare un equilibrio “possibile”, specie in questo territorio, tra gli interessi economici immediati di chi deve trarre il massimo profitto dalla stagione balneare e gli interessi a più lungo termine degli ecosistemi locali che, in fin dei conti, sono gli interessi di tutti quelli che sul territorio vivono, sia in termini economici che di salute.

Prescindendo dai fenomeni di inquinamento del lago, alle cui cause stiamo cercando di risalire e che dovranno poi, una volta ben identificati, essere risolti dalle autorità competenti e dalla politica pulita, quella realmente sensibile alle problematiche del territorio, ciò che andrebbe fatto nel frattempo per evitare fenomeni come quello in corso, è l’istituzione di un osservatorio lacustre permanente, capace di monitorare in modo costante la “produttività” lacustre in termini di nutrienti presenti e conseguente sviluppo di biomasse algali che, morendo, vanno incontro a decomposizione; monitoraggio costante dell’Ossigeno disciolto, Nitriti, Fosfati e altri parametri, così da poter suggerire al momento opportuno, e prima che le condizioni dell’ecosistema precipitino irrimediabilmente, interventi di vivificazione attraverso aperture programmate della foce, regolamentate e condivise, col minor danno possibile anche per gli operatori balneari. Ricordiamoci che aprire la foce adesso, può in parte salvare l’ecosistema lago. Aprirla, forse, tra qualche giorno, dopo la morte in massa dell’ittiofauna e la sua decomposizione, significherà riversare in mare acque putride e cadaveri di pesci. Significherà perdere su tutti i fronti”.

IL VIDEO:

Moria di pesci nel Lago PAtria

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Posted by Il Meridiano News on Tuesday, August 4, 2020