CAIVANO – Una tragedia a sfondo omofobo, un gesto scellerato quello commesso da Antonio Gaglione, fratello di Maria Paola Gaglione, vittima dell’ira del fratello per la sua scelta di vivere liberamente la propria omosessualità. La 22enne è stata brutalmente uccisa a causa del suo orientamento sessuale, solo perché era gay. Antonio ha confessato di avere intenzione di darle una lezione, di voler tentare di farla tornare alla libertà, guarendola dall’infezione.
“Dovevo dare una lezione quelle due lesbiche” – ha dichiarato il giovane – “Ho fatto una stronzata, ma non volevo uccidere nessuno. Volevo solo dare una lezione, soprattutto a quella là che mi ha infettato la sorella”.
“La madre di Ciro grida il suo dolore su Facebook – spiega Daniela Lourdes Falanga, attivista per i diritti gay – e accusa il fratello di Maria Paola di aver commesso deliberatamente un omicidio perché non sopportava che la sorella frequentasse un uomo trans”. Poi prosegue: “Intanto si consuma un dramma terribile, nella peggiore negazione, e Ciro in questa violenza inaudita subisce pure la condanna dell’ignoranza dei pseudo giornalisti e l’omertà di stampa. Lui non viene descritto come Ciro, ma come la compagna della ragazza morta”.




