Camorra, colpo al clan Moccia: soldi in prestito al figlio di Gigi D’Alessio

Camorra, colpo al clan Moccia: soldi in prestito al figlio di Gigi D’Alessio

Trentamila euro: era questa la cifra che Claudio D’Alessio avrebbe dovuto ridare al clan


NAPOLI – Prestavano soldi anche la figlio di Gigi D’Alessio, Claudio, gli esponenti del clan Moccia arrestati ieri nell’operazione condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. L’accusa per gli esponenti del clan in questo caso è esercizio abusivo del credito. I Moccia trattavano con almeno 3 persone, fra cui Claudio D’Alessio, che “necessitavano dei prestiti, pretendendo interessi variabili senza autorizzazione”.

Trentamila euro: era questa la cifra che Claudio D’Alessio avrebbe dovuto ridare al clan. Ma “ad ogni pagamento effettuato in ritardo, i Moccia applicavano degli ulteriori interessi, non meglio indicati, che aumentando di gran lunga il capitale da restituire, allungavano anche i tempi di estinzione del debito” si legge nell’ordinanza di custodia cautelare. In una intercettazione D’Alessio parla delle pressioni dei Moccia con Marco Claudio De Sanctis, presidente del Mantova Football Club, anche lui ‘strozzato’ dal clan dopo aver ottenuto denaro in prestito. “nooo gli ho detto ‘mò basta, ci dobbiamo bloccare perché così sta esagerando’ gli ho detto ti devi fermare, io adesso a febbraio devo chiudere e basta, si deve congelare a gennaio, ogni volta fa quello più quello, più quello…”. “Perché se non paghi, tipo quel giorno, ti fa una volta e mezzo” gli risponde De Sanctis.

“Da una conversazione si comprende come il rapporto debitorio durasse da almeno 6 mesi – si legge nell’ordinanza – poiché Moccia, con tono alquanto infastidito sollecitava D’Alessio a risolvere la questione (“allora me lo devi dire tu, Claudio, fratello… sono sei mesi, allora!), sottolineando come le ‘belle chiacchiere’ non fossero sufficienti con lui, che era “di Napoli” (“però Claudio tutti questi … queste belle chiacchiere… io non sono di Milano … non sono neanche della Cina, io sono di Napoli”). “Analoghe contestazioni venivano mosse a D’Alessio in una conversazione del 13 luglio 2018 – scrive il gip Rosalba Liso – ( “aò però frate, ja, stiamo da sei mesi a fa’ sto bordello”), al termine della quale i due concordavano che D’Alessio avrebbe consegnato a Moccia un assegno, che avrebbe poi incassato una terza persona, per conto di Moccia proprio al fine di evitare che emergessero rapporti finanziari diretti tra D’Alessio e Gennaro Moccia”.