Studente del liceo positivo al Coronavirus: 10 compagni di scuola in isolamento

Studente del liceo positivo al Coronavirus: 10 compagni di scuola in isolamento

L’istituto è, dunque, il primo a testare il protocollo Covid, dalla segnalazione fino alla riammissione in classe


MILANO – Neanche il tempo di rimettere il piede dentro e sentir suonare la campanella. Di risedersi nel suo posto e iniziare l’anno. Un ragazzo del liceo Cremona è il primo caso di studente positivo al Covid. Il tampone tornando dalle vacanze ha fatto scattare le procedure previste. Asintomatico, rimane in quarantena a casa. Come una decina di suoi compagni di classe e di scuola che sono stati isolati preventivamente. Li aveva incontrati alla prima uscita post vacanze, quello in cui si vuota il sacco con gli amici. In cui si racconta magari romanzando vita, morte e miracoli di un’estate anomala, ma comunque di un’estate.

L’esito del tampone arriva subito all’Ats milanese e contestualmente al suo liceo, che lunedì aveva già aperto i battenti. Così la task force che investiga per ricostruire i contatti stretti di ogni persona contagiata lo ha contattato per capire le sue frequentazioni degli ultimi giorni. E così è scattato il piano che costringe la classe a partire già a ranghi ridotti. «Il ragazzo non ha sintomi, ma resta isolato a casa e dovrà fare un doppio tampone per essere considerato guarito. I suoi amici e compagni di classe resteranno in quarantena fiduciaria e verranno controllati con un test dopo circa due settimane o all’insorgenza di eventuali sintomi — spiega Marino Faccini, responsabile delle malattie infettive di Ats —. Non aveva ancora iniziato a frequentare la scuola. Nel caso, essendo un ragazzo grande, avremmo potuto indagare su quali contatti stretti avesse avuto. Su medie e licei si possono fare distinzioni all’interno di una classe. Nel caso di bambini più piccoli, come negli asili, in caso di positività, si procederà con la quarantena dell’intera classe».
Il liceo Cremona è il primo istituto a testare il protocollo Covid, dalla segnalazione fino alla riammissione in classe. Mentre le scuole appena selezionate per il primo screening sugli studenti hanno già consegnato alle famiglie il kit con pungidito, carta assorbente e consenso informato. I seimila test sono stati distribuiti in 14 istituti, dal Ciresola al Lagrange, dalla media di via Vivaio al Gonzaga. E non bastano. Più famiglie chiedono di inserire i figli nel programma. «I presidi ci chiamano per sapere se si può allargare il campione», spiegano al Provveditorato. «Tanti genitori stanno contattando anche il dipartimento per partecipare a questo screening, avviato per monitorare lo stato sierologico e la diffusione dell’infezione fra gli alunni nel tempo, i dati infatti verranno raccolti ogni tre mesi — dice Gian Vincenzo Zuccotti, direttore di Pediatria all’Asst Fatebenefratelli Sacco, che ha proposto la stessa l’indagine all’università Statale, a docenti e studenti —. Il nostro studio pilota è su seimila bambini e ragazzi, ma può essere esteso, la Regione può dare il via libera per tutte le scuole. Il laboratorio per lo screening neonatale è in grado di analizzare trentamila campioni alla settimana. Il test ha un costo basso, 7 euro, è facile, basta pungere il dito e raccogliere tre gocce di sangue su carta assorbente, chi lo fa ha una diagnosi precoce e si potranno raccogliere dati importanti sull’infezione».

FONTE: CORRIERE.IT