Covid, verso un lockdown in Italia? Cosa potrebbe cambiare dopo il 9 novembre

Covid, verso un lockdown in Italia? Cosa potrebbe cambiare dopo il 9 novembre

ITALIA – Il picco dei contagi raggiunto ieri con 25mila casi apre nuovi scenari al Governo Conte e si pensa già a


ITALIA – Il picco dei contagi raggiunto ieri con 25mila casi apre nuovi scenari al Governo Conte e si pensa già a un lockdown morbido, ma con ulteriori chiusure.

Secondo il presidente del consiglio Giuseppe Conte non c’è un piano per un lockdown “imminente”. Ieri, parlando con i sindacati, il premier ha smentito, definendole fake news, le voci su una stretta imminente. “Diamo il tempo alle misure restrittive appena approvate di dispiegare appieno i loro effetti”, ha detto il premier. Attendere quindi, con l’obiettivo di riportare la curva “sotto controllo” e provare a riaprire, cautamente, entro Natale. E per ironia della sorte proprio oggi si torna a parlare di un lockdown entro la data del 9 novembre. Validando in qualche modo le voci che fino a ieri si rincorrevano su un nuovo Dpcm in arrivo proprio a novembre con chiusure “soft” (qualunque cosa ciò voglia dire). “

Se la curva dei contagi non dovesse stabilizzarsi, come riportato da il Messaggero,  il piano per il lockdown dovrebbe scattare da lunedì 9 novembre e durare fino a metà dicembre per salvare almeno il Natale. Di più: secondo il quotidiano non è nemmeno escluso che i piani dell’esecutivo vengano anticipati in caso di peggioramento repetino della situazione. Il piano, mentre c’è chi fa circolare bufale su facebook e Whatsapp che danno invece “tutto deciso” per il 2 novembre, sarebbe più “morbido” o soft rispetto a quello dell’inizio del 2020, sulla scia di quello della Francia, e dovrebbe prevedere:

  • aziende, fabbriche e uffici aperti;
  • negozi chisui tranne gli alimentari;
  • l’uscita solo per andare al lavoro, portare i figli a scuola, fare la spesa o per ragioni mediche
  • lo stop ai confini comunali e regionali con lockdown territoriali nelle città più colpite

Le prime candidate alla linea dura sono Milano e Napoli. E la soglia entro la quale il governo dovrebbe intervenire sarebbe quella dei 35-40mila contagi al giorno, in quello che viene definito “Scenario 4”:l’obiettivo sarebbe quello di ridurre al minimo i contatti tra familiari non conviventi e amici – che generano il 75% dei contagi – e fermare gli affollamenti sui trasporti pubblici: Da qui l’obbligo di restare a casa, se non per esigenze di lavoro, di salute e per portare i bimbi al nido o alle elementari: soluzione indispensabile per permettere ai genitori lo smart working. Una stretta che, se fosse per il ministro della Salute Roberto Speranza e per Dario Franceschini, esponenti dell’ala rigorista del governo, dovrebbe essere introdotta ben prima del 9 novembre.“

E’ DIBATTITO TRA GLI ESPERTI

 

E‘ dibattito anche tra gli esperti epidemiologici circa le soluzioni da adottare nelle città più colpite dal Covid -19, come Napoli e Milano.  Dopo l’appello lanciato dai governatori della Lombardia e della Campania  al ministro della Salute Roberto Speranza, gli esperti prendono posizione:

“A Milano e Napoli stare a contatto stretto con un positivo è facilissimo perché il virus circola tantissimo. In queste aree il lockdown è necessario”, ha detto due giorni fa Ricciardi. “Il sistema assistenziale è vicino al collasso, chiediamo di applicare subito misure più restrittive su tutto il territorio regionale o almeno nelle aree a rischio come Milano” , ha sottolineato Bertolini. Carlo La Vecchia, epidemiologo della Statale, è più cauto: “Si deve valutare l’andamento nei prossimi 10-15 giorni, anche alla luce delle restrizioni ora in atto. È vero, i ricoveri sono in crescita. Ma la situazione emergenziale riguarda soprattutto i pronto soccorso, dove moltissimi Covid-positivi si riversano senza però avere necessità di essere ricoverati”.

 

Prima di pensare a lockdown – ragiona La Vecchia – credo si debba intervenire sui pronto soccorso: una soluzione potrebbe essere allestire strutture intermedie, come reparti ospedalieri finora dismessi, dove ricoverare coloro che hanno sintomi di media intensità, come febbre e tosse. Pazienti che hanno bisogno di assistenza, ma non di ricovero in Intensiva o sub intensiva”.