Psicosi Covid e ricorso agli antibiotici: attenzione all’evoluzione dell’antibiotico-resistenza

Psicosi Covid e ricorso agli antibiotici: attenzione all’evoluzione dell’antibiotico-resistenza

Quando è dannoso assumerli e in che caso, invece, farlo ma solo dopo prescrizione medica


Mal di gola, raffreddori, dolori articolari sono dietro l’angolo e dietro l’angolo è l’utilizzo di farmaci. Infatti, ogni anno, vengono utilizzate grosse quantità di antibiotici, molte delle quali vengono assunte senza un reale bisogno – soprattutto durante questa pandemia – e l’utilizzo inappropriato è una delle cause dello sviluppo dell’antibiotico-resistenza.

Quest’ultima si sviluppa quando i batteri mutano per proteggersi dagli antibiotici.

Le manovre effettuate in terapia intensiva per il Covid-19 hanno fatto sì che l’antibiotico-resistenza e le infezioni correlate all’assistenza siano diventate un problema ancora più rilevante nel corso dell’epidemia. Nel nostro Paese, tra le complicanze del Covid-19, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, la sovra-infezione è presente nel 12,4% dei pazienti deceduti e la terapia con antibiotici è stata usata nel corso del ricovero nell’84% dei casi.

Questo fenomeno è in continua ascesa, e tra qualche anno potremmo non avere a disposizione più farmaci per curare patologie infettive gravi.

Infatti, negli ultimi 25 anni non è stato sviluppato nessun nuovo antibiotico e soprattutto l’assunzione quando non è necessario diminuisce l’efficacia contro le infezioni.

L’uso degli antibiotici comporta un rischio anche per il possibile rilascio nell’ambiente di residui di questi medicinali, che possono contaminare acqua, suolo e vegetazione. I residui, continuando a essere attivi, possono svolgere la loro azione nei confronti dei batteri che comunemente popolano l’ambiente e, attraverso meccanismi complessi, la loro presenza può contribuire a selezionare batteri resistenti.

Pertanto, risulta fondamentale un approccio che non si limiti alla sola salute umana o animale ma promuova interventi coordinati nei diversi ambiti, inclusa l’agricoltura e l’ambiente. (Fonte: Ministero della Salute).

Ma noi cosa possiamo fare?

L’assunzione di questi medicinale deve avvenire, solo ed esclusivamente, in presenza di infezione batterica e previa prescrizione medica. Infatti, non sono utili per il trattamento di influenza o raffreddore che sono di natura virale e non sono medicinali di automedicazione.

Una volta acquistato il farmaco, è indispensabile seguire scrupolosamente le indicazioni del medico su dosaggio, tempistica e durata della terapia. Infatti, ogni antibiotico è specifico per curare solo determinate malattie batteriche e la non aderenza al trattamento, non fa altro che incentivare il fenomeno.

L’uso responsabile di antibiotici, inoltre, è gesto di responsabilità verso se stessi e la collettività. Infatti, sono un bene prezioso che si sta esaurendo nel tempo.

Affinchè ciò non avvenga è necessario sempre rivolgersi al medico per assumere la giusta dose e soprattutto rivolgersi anche al farmacista, nel caso di compresse non utilizzate che ci informerà sul corretto smaltimento.

Giovanna RiccardiDOTT.SSA GIOVANNA RICCARDI

Farmacista, Biologa, Nutrizionista

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