Uccisa dal fidanzato durante il lockdown, i colleghi discutono la tesi per lei

Uccisa dal fidanzato durante il lockdown, i colleghi discutono la tesi per lei

Lorena, studentessa di medicina, è riuscita dopo sei mesi dalla sua morte a coronare il suo sogno


MESSINA – E’ stata proclamata dottoressa in Medicina e Chirurgia, con la votazione di 110 e lode, Lorena Quaranta, la studentessa di 27 anni dell’Università di Messina uccisa dal fidanzato lo scorso 31 marzo durante il periodo di lockdown, a Furci Siculo (in provincia di Messina). A discutere e a completare la sua tesi al suo posto sono stati i colleghi della sua stessa facoltà. La pergamena di laurea è stata consegnata, tra gli auguri commossi dei presenti, alla famiglia della vittima.

Alla cerimonia, tenutasi nell’Aula Magna dell’Università stessa, erano presenti gli amici e colleghi del corso di laurea, i Prorettori, i Direttori di Dipartimento, il Procuratore aggiunto della Procura di Messina, Giovannella Scaminaci, Caterina Minutoli (in rappresentanza del Prefetto di Messina), Maria Andaloro, ideatrice della campagna “Posto occupato” e la Presidente del Comitato Unico di Garanzia d’Ateneo, prof.ssa Concetta Parrinello.

“Saluto tutte le autorità presenti e in particolare la mamma e tutti i familiari di Lorena. Durante un convegno avevamo promesso che questo giorno sarebbe arrivato e così è stato, per dare un segno, insieme alle altre istituzioni. Oggi c’è una sedia vuota in quest’Aula, ma in realtà avrebbe dovuto essere occupata da Lorena per coronare i suoi studi. Ringrazio la madre e la famiglia per averci permesso di stare loro vicino, nel ricordo di una figlia dell’Ateneo. Organizzeremo molti altri eventi ed iniziative di sensibilizzazione, affinché non si ripetano mai più simili atti di viltà”, ha commentato il Rettore.

Il prof. Carmelo Damiano Salpietro, relatore della ragazza, ha voluto ricordare Lorena dicendo: “La cosa che più ricordo di Lorena era il suo entusiasmo per ciò che stava facendo. Quando è stata accolta in reparto ha subito simpatizzato con i colleghi e con i pazienti, soprattutto quelli più piccoli. Ricordo con piacere il ventennale di un convegno durante il quale ha fatto da speaker e ha presentato i relatori. A Natale mi fece recapitare un biglietto d’auguri in cui mi svelò il suo più grande sogno, cioè diventare pediatra. Sono sicuro che lo avrebbe realizzato e sarebbe stata bravissima, preparata e competente, come lo è stata durante le ricerche per la sua tesi”.